Storia

  • Materia: Storia
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  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Accadde a quel tempo

Eventi dal 1851 al 1979.

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Gabriele D'Annunzio

(Pescara 1863 - Gardone Riviera, Brescia 1938), narratore, poeta e drammaturgo italiano. Frequentò a Prato il prestigioso Collegio Cicognani; giovanissimo, esordì con la raccolta di poesie Primo vere (1879), ben accolta dalla critica: finito il liceo giunse perciò a Roma preceduto da una certa notorietà negli ambienti culturali.

Grazie a Edoardo Scarfoglio frequentò il mondo del giornalismo e fece vita di società, collaborando a varie testate (dal "Fanfulla della Domenica" alla "Cronaca bizantina", alla "Tribuna"). Come cronista mondano fu molto apprezzato dal pubblico, e quando venne pubblicato il secondo libro di poesie (Canto novo, 1882), la sua popolarità crebbe ulteriormente. Nel frattempo scrisse anche racconti: la produzione novellistica di questo periodo venne pubblicata in seguito con il titolo Novelle della Pescara (1902), un libro in cui il verismo è sapientemente mischiato a una sensibilità decadente.

Nel 1889 pubblicò il romanzo Il piacere: protagonista ne è Andrea Sperelli, un giovane aristocratico che ama l'eleganza e l'arte; il suo estetismo lo porta a trascurare la vita pratica a favore di un'egoistica e distruttiva idealizzazione dell'amore e della vita sotto il segno del bello, e così travolge non solo le sue amanti ma anche se stesso.

Come in tutta la sua opera, D'Annunzio si proiettò nella scrittura e nelle invenzioni letterarie: sposatosi molto giovane condusse una vita sentimentalmente travagliata ed ebbe numerose amanti; adorava circondarsi di opere d'arte raffinate e aveva il culto dell'eleganza. Per questo motivo la sua vita fu costellata da periodi di forte indebitamento, da fughe opportunistiche e da momenti di magnificenza. Dal 1891 al 1894 si trasferì a Napoli per sfuggire ai debiti; si mantenne soprattutto grazie alla collaborazione con il quotidiano della città, "Il Mattino".

Con i due romanzi Giovanni Episcopo (1891) e L'Innocente (1892); da quest'opera il regista Luchino Visconti trasse un film nel (1976). D'Annunzio diede prova di saper assorbire e rielaborare con straordinaria rapidità i più vari modelli espressivi, sia nei suoi testi poetici (nati sotto il segno di Carducci ma non carducciani) sia in quelli narrativi: l'influenza di Tolstoj e di Dostoevskij è infatti evidente. In Vergini delle rocce (1895) il riferimento ideologico è al filosofo Friedrich Nietzsche, ma in D'Annunzio la figura del superuomo mantenne una forte componente estetizzante.
La produzione poetica continuò con il Poema paradisiaco (1893); le raccolte maggiori sono del 1903: con i primi tre libri (Maia, Elettra, Alcione) delle Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi si sarebbero misurati i poeti italiani delle successive generazioni.

Dal 1898 D'Annunzio visse a Settignano (Firenze) nella villa La Capponcina, vicina alla residenza di un'ennesima donna amata, la celebre attrice Eleonora Duse, con la quale ebbe una intensa relazione rispecchiata senza troppo pudore nel romanzo Il Fuoco (1900). La vicinanza della Duse fece sì che D'Annunzio intensificasse l'attività teatrale: durante la loro relazione scrisse nel 1899 La città morta e La Gioconda, ma il meglio del suo teatro è costituito dalle tragedie Francesca da Rimini (1902), La figlia di Jorio (1904) e La fiaccola sotto il moggio (1905).

I creditori riuscirono a sequestrargli la villa e gli arredi, e per questo nel 1910 D'Annunzio emigrò in volontario esilio in Francia, dove continuò a scrivere. Visse a Parigi quattro anni. Sin dalla fine dell'Ottocento il "poeta vate" cominciò a registrare appunti e ricordi, costituendo così la base per le prose raccolte nelle Faville del maglio (1924-25), la prima delle quali fu stampata sul "Corriere della Sera" nel 1911. In esse si esprime una vena memorialistica che culminerà nel Notturno (ultimato nel 1921), opera di uno scrittore non più "magnifico" ma ripiegato su se stesso: un altro importante episodio furono le Cento e cento pagine del libro segreto (1935), tutti testi capitali della sua produzione in prosa.

Tornato in Italia nel 1915, dal 1921 alla morte visse sul lago di Garda, a villa Cargnacco, trasformata progressivamente nel Vittoriale, una sorta di monumento a se stesso e a futura memoria: il luogo più elevato del parco ospita infatti il mausoleo che lo scrittore fece edificare per farvi riporre le proprie spoglie.

D'Annunzio fu una celebrità anche all'estero: in Italia venne realizzata un'imponente edizione nazionale delle sue opere (42 volumi) e nel 1937 fu nominato presidente dell'Accademia d'Italia.
Nell'opera di D'Annunzio la vita dell'autore e la letteratura non solo si rispecchiano, ma l'esistenza privata diventa spettacolo per il pubblico, attirando sul poeta un interesse mai raggiunto da nessun autore italiano precedente e contemporaneo. In questo modo si spiega l'apparente paradosso per cui lo scrittore più popolare del tempo fu un artista aristocratico ed esclusivista.
Un artista "inimitabile", anche grazie a gesta avventurose come la Beffa di Buccari e l'impresa di Fiume. Del resto, la modernità della sua sensibilità è provata da altri fatti: non solo D'Annunzio fu tra i primi a interessarsi di cinema, ma molti si rivolsero a lui per battezzare prodotti commerciali (la penna Aurora o il liquore Aurum) o per trovare un efficace pseudonimo a una scrittrici, fatti che denotano una precoce sensibilità "pubblicitaria".

Naturalismo

Corrente letteraria nata in Francia nella seconda metà del XIX secolo, che assegnava all'opera narrativa il compito di attenersi a una descrizione oggettiva e impersonale della materia rappresentata. A differenza del realismo, non esprimeva valutazioni di carattere morale. Il termine fu usato per la prima volta nel 1858 da H.-A. Taine in un saggio su Balzac.
Gli scrittori naturalisti, sulla scia del determinismo biologico di Charles Darwin e di quello economico di Karl Marx, ritenevano che i comportamenti umani fossero il prodotto di fattori ambientali, sociali ed economici ("race, milieu, moment", secondo la formulazione di Taine).
Il naturalismo applicava alla letteratura il metodo sperimentale che era alla base del movimento filosofico del positivismo; l'opera narrativa diventava così un laboratorio per l'osservazione fredda e distaccata della realtà, di cui lo scrittore, al pari di uno scienziato, doveva registrare impassibilmente i fenomeni.

Fra gli autori più rappresentativi furono i fratelli Edmond e Jules de Goncourt, i cui romanzi si segnalano per la minuziosa precisione descrittiva, ed Emile Zola, che nel grande ciclo dei Rougon-Macquart ritrasse situazioni di degrado sociale della Parigi di fine Ottocento.

Alcune delle novelle degli aderenti al movimento furono raccolte nell'antologia Les Soirées de Médan (1880), considerata il manifesto del naturalismo o del realismo francese.

Al naturalismo francese corrispose, sia pure nella diversità di toni e ambientazioni, il verismo italiano di scrittori come Giovanni Verga, Luigi Capuana, Federico de Roberto.

Giovanni Verga

Giovanni Carmelo Verga nacque a Catania, secondo di sei figli, il 2 settembre 1840 al numero 8 di via Sant'Anna da Giovan Battista Verga Catalano e Caterina Di Mauro Barbagallo originaria di Belpasso (paesino a circa 15 Km a ovest di Catania), ed era discendente del ramo cadetto dei baroni di Fontanabianca, appartenente alla nobiltà antica di Vizzini, un grosso borgo che si trova a metà strada sulla via che porta da Catania a Ragusa, e che ha cercato di rivendicare i natali dello scrittore.
Un documento dell'8 settembre 1840 dell'archivio arcivescovile di Catania attesta che la nascita del Verga era stata "rivelata" in quello stesso giorno insieme al battesimo avvenuto nella chiesa dei Santi Apostoli, alla presenza dei due padrini, gli zii don Giuseppe e donna Domenica Verga.

Lasciati gli studi di legge per entrare, nel 1861, nella Guardia Nazionale, manifesta fin da giovane un grande interesse per la letteratura, pubblicando a soli 22 anni il romanzo storico "I carbonari della montagna". Già in quest'opera è visibile l'ardore patriottico dell'autore, e il suo impegno politico per l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia; questi si fanno più evidenti con il secondo romanzo, "Sulle lagune" (1863) e con la fondazione del giornale "Roma degli Italiani".
Nel 1865 si trasferisce a Firenze, pubblicando i romanzi "Una peccatrice" (1866) e "Storia di una capinera" (1871), quest'ultimo di grande successo. Si sposta poi a Milano, dove entra in contatto con scrittori del calibro di Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa, Federico De Roberto; pubblica i romanzi "Eva" e "Tigre reale" (1874), "Eros" (1875) e la raccolta "Primavera e altri racconti"(1876).
In una lettera del 1878 espone il suo progetto di un ciclo di romanzi, il cui comune denominatore sarebbe dovuto essere la teoria evoluzionistica darwiniana e il cui modello i romanzi di Zola, dal titolo "I vinti".

Nel 1880 esce la raccolta di novelle "Vita dei campi"; l'anno successivo il primo romanzo del ciclo dei vinti e il suo capolavoro, "I Malavoglia"; nel 1882 il romanzo "Il marito di Elena"; nel 1883 le raccolte di novelle "Per le vie" e "Novelle rusticane". Nel 1884 ha la soddisfazione di veder rappresentata in teatro una sua novella contenuta in "Vita dei campi", la "Cavalleria rusticana", che Pietro Mascagni tramuterà in opera lirica nel 1890.

Nel 1888 esce il secondo romanzo del ciclo dei vinti, il "Mastro don Gesualdo". Raggiunta l'agiatezza economica e la tranquillità sentimentale, dopo alcune relazioni anche adulterine, nel 1894 si ritira a Catania e pubblica ancora una raccolta di novelle, "Don Candeloro"; nel 1903 esce il dramma "Dal tuo al mio", nel 1911 inizia il terzo romanzo del ciclo, "La duchessa di Leyra", che però rimane fermo al primo capitolo. Nominato senatore nel 1920, muore nel 1922.

LA SPEDIZIONE DEI MILLE

L'insurrezione di Palermo del 4 Aprile 1860 suscitò nuovo entusiasmo patriottico nell'animo suo; con un po' d'armi e due vecchi piroscafi, con circa mille animosi, Garibaldi il 5 Maggio lasciava Quarto presso Genova, diretto verso la Sicilia. Sei giorni più tardi sbarcava a Marsala; a Salemi si proclamava dittatore in nome del re d'Italia. La vittoria di Calatafimi e la conquista di Palermo significarono a liberazione di tutta la Sicilia, mentre da ogni parte arrivavano sempre nuovi volontari a rinforzare il suo piccolo esercito.
Cadute Milazzo, Messina, Siracusa ed Augusta, Garibaldi il 19 agosto sbarcava sul continente, conquistando Reggio e poi rapidamente su Napoli, favorito dai moti popolari che ovunque scoppiavano contro i Borboni.
Cavour nel timore di una rottura con la Francia e di un pronunciamento repubblicano da parte dei garibaldini, tentò di affrettare l'annessione al regno dell'Italia meridionale, attirandosi lo sdegno di Garibaldi che avrebbe voluto affidare al re l'Italia unita solo dopo la conquista di Roma che avrebbe dovuto esserne la capitale. Mentre le truppe regie delle Marche e dell'Umbria marciavano verso il Napoletano, Garibaldi riuscì a trasformare in una sonante vittoria l'offensiva iniziata dai Borboni sul Volturno. Si accordò allora con le truppe regolari, andando incontro a Vittorio Emanuele II a Teano, ed accompagnandolo il 7 novembre a Napoli dove il popolo aveva trionfalmente proclamato l'annessione al regno di Sardegna. Consegnata la città nelle mani del re Garibaldi tornò nel suo solitario rifugio di Caprera, con un sacco di sementi e poche centinaia di lire, dopo aver rifiutato il grado di generale d'armata, il collare dell'Annunziata e dotazioni per i figli.
Nel 1862, durante un viaggio in Sicilia, fu accolto da grandi manifestazioni popolari in favore della liberazione di Roma, sicché , postosi a capo di un gruppo di volontari, partì da Catania il 24 agosto e sbarcando in Calabria presso Mileto, con l'intenzione di proseguire al nord. Ma truppe regie furono costrette a fermarlo il 29 ad Aspromonte dove rimase ferito al piede.
Nel 1864 si recò in Inghilterra dove si incontrò con Mazzini, nel tentativo di convincerlo ad appoggiare, per il bene della patria, l'unione dell'Italia sotto i Savoia. Lì accettò la cittadinanza offertagli da Londra ma rifiutò 5.000 sterline raccolte per sottoscrizione.
Due anni più tardi, operò nel Trentino nella guerra combattuta contro l'Austria fianco dell'alleato prussiano; l'armistizio lo sorprese mentre stava per raggiungere Trento: all'ordine di abbandonare la zona rispose così "Ho ricevuto dispaccio 1072. Obbedisco". Non rinunciò successivamente all'idea di liberare Roma: riuscì a sbarcare a Vada presso Livorno il 19 ottobre 1867, marciando poi su Roma, mentre l'insurrezione in città falliva con la sconfitta e il sacrificio dei Cairoli a villa Glori. Per tale motivo, pur avendo conquistato Monterotondo, Garibaldi fu costretto a ritirarsi.

LA PRIMA GIOVINEZZA

Garibaldi, l'eroe più popolare del Risorgimento italiano che fu uno dei fattori principali dell'unità d'Italia, nacque a Nizza il 4 Luglio 1807 da Domenico di Chiavari, e Rosa Raimondi, di Loano. Il padre possedeva una tartana, con la quale praticava il cabotaggio.

Egli tuttavia avrebbe voluto avviare Giuseppe, suo secondogenito, per una carriera come avvocato o medico, o anche prete. Il figlio, però, amava poco gli studi e prediligeva gli esercizi fisici e la vita sul mare. Vedendosi contrariato dal padre nella sua vocazione marinara, tentò di fuggire per mare verso Genova con alcuni compagni; ma fu fermato e ricondotto a casa. Il padre si decise a lasciargli seguire la carriera marittima ed egli la cominciò come mozzo a 15 anni. Durante uno dei suoi viaggi, a Taganrog (mare d'Azov) , fece amicizia con un affiliato alla Giovine Italia, la società segreta fondata da Mazzini, alla quale egli stesso si iscrisse con il nome di Borel, spintovi dai suoi sentimenti patriottici.
Nel 1833, dopo essersi incontrato a Marsiglia con Mazzini, si arruolò nella marina sarda per il servizio di leva marittima; fu allora incaricato di predisporre un'insurrezione a Genova, contemporaneamente ai moti mazziniani in Savoia; ma Garibaldi non riuscì ad avere contatti con i suoi compagni, sicché dovette fuggire a Marsiglia dove venne a conoscenza della sua condanna a morte per tradimento(1834).

GLI ULTIMI ANNI

La liberazione di Roma nel 1870, non vide presenti le camicie rosse che tanto sangue avevano versato per quella città. Nell'ottobre si mise al sevizio della Francia conquistando Digione.
Dopo la sconfitta francese rientrò in Italia dedicandosi alla vita politica appoggiando le idee della sinistra; in questo periodo scrisse anche un poema e 4 romanzi e le Memorie, tutti di carattere autobiografico.
Il 26 gennaio 1880 - ottenuto finalmente l'annullamento del matrimonio con la Raimondi - sposò Francesca Armosino dalla quale aveva già avuto 3 figli: Clelia, Teresita e Manlio. All'inizio del 1882 fece un viaggio in Sicilia accolto con enorme entusiasmo; pochi mesi più tardi, il 2 giugno, si spegneva a Caprera al cospetto di quel mare ch'egli aveva tanto amato.

1851, NOVEMBRE: ISAAC MERRIT SINGER BREVETTA LA SUA MACCHINA PER CUCIRE

Come avvenne per il motore a vapore di Newcomen nell'officina di Watt che lo perfezionò, così la macchina per cucire trova il suo perfezionamento definitivo quando un cliente porta un esemplare dell'apparecchio di Howe nell'officina del meccanico americano (1811-1875) perché aveva bisogno di una riparazione.
Semianalfabeta e autodidatta, Singer lo studia e risolve tutti i problemi che affliggevano la macchina di Howe: migliora il meccanismo con cui l'ago dà i punti, inventa il sistema per il trasporto automatico del tessuto(prima avveniva a mano) ed escogita il movimento a pedaliera. In undici giorni costruisce il suo prototipo, che brevetta nel 1851. Poi inventa un innovativo sistema di marketing con la vendita della sua macchina a rate senza interessi, e facilitandone la penetrazione anche nelle famiglie più modeste. Da questo momento in poi la macchina per cucire rimarrà sostanzialmente inalterata e Singer metterà insieme colossale fortuna (13 milioni di dollari) che lascerà alle due mogli e ai 24 figli.

1908, 2 GIUGNO MURRAY SPENGLER BREVETTA L'ASPIRAPOLVERE DOMESTICO

Era stato un costruttore di ruote panoramiche per lunapark, tra cui quella celeberrima del Prater a Vienna, l'inglese Hubert Booth, a realizzare il primo aspirapolvere, nel 1901.
Fino a quel momento i rudimentali apparecchi del genere consistevano semplicemente in una pompa elettrica che aspirava la polvere attraverso un tubo e la ributtava fuori all'altra estremità. Il loro uso era quindi molto limitato e quasi impossibile in piccoli ambienti chiusi.
Booth ebbe invece l'idea di collocare un filtro nel tubo, in modo che la polvere vi si depositasse per essere poi rimossa successivamente.
Il suo aspirapolvere era di dimensioni industriali; la versione domestica viene brevettata in questo giorno dall'americano Murray Spergler.
Questi si mette in società con il cugino William Hoover creando la più famosa industria del settore.

1939, 22 AGOSTO JULIAN KAHN INVENTA LA BOMBOLETTA SPRAY

L'inventore americano realizza la prima bomboletta usa-e-getta che spruzza una sostanza nebulizzata.
L'invenzione è destinata ad avere un enorme successo nei decenni che seguiranno.

1979, LUGLIO LA SONY INTRODUCE IL WALKMAN

La società giapponese lancia sul mercato il Walkman, primo riproduttore di compact cassette di dimensioni ridottissime e con ascolto in cuffia.
Oltre a essere un progresso nel campo della miniaturizzazione elettronica, il Walkman introdurrà un nuovo costume: quello della musica da portarsi a spasso ascoltandola in cuffia.

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