Storia

  • Materia: Storia
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  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Accadde nel...

Descrizione degli eventi dal 1847 al 1930.

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Gabriele d'Annunzio

LA VITA

Gabriele d’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863. Compiuti gli studi Iiceali a Prato, si trasferisce neI 1881 a Roma, dove diventa presto noto come giornalista letterario e cronista mondano. Dal 1891 aI ‘93 vive a Napoli: in questo periodo è suggestionato da Nietzsche e Wagner. Dal 1898 al 1910 vive a Settignano, nella villa detta “la Capponcina”. Nel 1910, a causa dei debiti contratti, va in “esilio volontario” in Francia, dove rimane fino al 1915. Scoppiata la guerra, torna in Italia schierandosi tra gli interventisti e partecipando ad ardite imprese belliche. Conclusasi la guerra, compie nel 1919-20 l’impresa di Fiume. Costretto nel 1921 ad abbandonare Fiume, si ritira a Gardone Riviera, in una villa detta “Il Vittoriale degli Italiani”, nella quale vive in disparte fino alla morte, avvenuta 1 marzo 1938.  

Le poesie

D’Annunzio esordisce con la raccolta di poesie Primo vere (1879). Dopo Primo vere si apre il cosiddetto “periodo romano”, che occupa circa un decennio (1881-91) e vede la pubblicazione di diverse raccolte poetiche: Canto novo (1882). Intermezzo di rime (1884), Isaotta Guttadauro ed altre poesie (1886, ma rifatta poi in due libri distinti: L’isotteo e La Chimera, 1890), Elegie romane (1892). NeI l893 vede Ia luce il Poema paradisiaco, che prelude a una nuova fase, caratterizzata dalla tematica della “bontà”. Dopo una pausa di qualche anno, nel 1899 d’Annunzio ritorna alla scrittura di versi con le Laudi. Secondo il progetto dell’autore, le Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi si sarebbero dovute articolare in sette parti. In realtà d’Annunzio realizzò compiutamente solo le prime quattro parti: Maia, Elettra e Alcyone, che escono nel 1903; Merope, che esce nel 1912.

Le prose

L’esordio di d’Annunzio in qualità di prosatore avvenne con i “bozzetti” di Terra vergine (1882). I racconti successivi a Terra vergine confluirono, rielaborati e selezionati, in Novelle della Pescara (1902). Tra il 1888 e il 1910 d’Annunzio si dedicò alla stesura di numerosi romanzi: Il piacere (1889), Giovanni Episcopo (1891), L’innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Le Vergini delle rocce (1895), lI fuoco (1900), Forse che sì forse che no (1910). Dopo il 1910 d’Annunzio utilizza la prosa per forme di scrittura concentrate, di tipo lirico, I risultati più convincenti di questa stagione creativa vengono con il Notturno (1921). Escono poi, nel 1924 e nel 1928, due volumi di Faville del maglio.

Il teatro

L’attività teatrale di d’Annunzio si stende quasi per intero tra il 1897 e il 1914. I lavori dannunziani per le scene risultano sempre appesantiti da una ricerca di raffinatezza e originalità espressiva, a tutto svantaggio della efficacia drammatica e della credibilità psicologica. Al centro dell’interesse dello scrittore sta ancora una volta la parola, e proprio per dare alla parola più risalto d’Annunzio compose una parte dei suoi testi teatrali in versi. La tragedia dannunziana più apprezzata dal pubblico, La figlia di Iorio, è del 1903.

Il simbolismo

Definizione

Il simbolismo è un movimento letterario e artistico sorto in Francia per iniziativa di Jean Moréas, che ne pubblicò il manifesto su "Le Figaro" del 18 settembre del 1886, lo stesso anno della pubblicazione della rivista "Le Decadent". I simbolisti pubblicarono numerose riviste, tra le quali spiccano le diverse riviste da cui il verbo simbolista si diffuse: Le Symboliste, La Plume, Le Mercure de France, la Revue blanche.
Il simbolismo prende lo spunto da una della più celebri poesie di Baudelaire, «Correspondences» (corrispondenze), in cui il poeta francese scrive che tutte le cose hanno tra di loro un legame misterioso, per cui spesso una ne richiama l'altra, come un profumo o un colore o una musica richiamano ricordi e tempi lontani.

Caratteristiche

Per l'artista simbolista la realtà è mistero e la natura si presenta come una foresta di simboli che al poeta spetta di interpretare e svelare con un atto di intuizione–espressione. A tale scopo il poeta simbolista rifiuta la tradizionale logicità e referenzialità del linguaggio e ricorre massicciamente a tecniche come il simbolo, l’allegoria, l’analogia, la metafora ricercata, la sinestesia, gli accostamenti imprevisti e misteriosi, le accumulazioni apparentemente insignificanti, l’uso sapiente e simbolico degli spazi bianchi, degli artifici tipografici e iconici. La poesia deve comunicare in forme non razionali, che trovano il loro grande modello nel linguaggio della musica.

La poesia simbolista

Per i simbolisti la realtà non è quella della scienza, della ragione o dell'esperienza, è qualcosa di più profondo e misterioso che può essere inteso soltanto dalla poesia.
La natura è rappresentata come una foresta di simboli tra loro corrispondenti che racchiudono le chiavi del significato dell'universo. Il mondo è un insieme di simboli che ci parlano in un misterioso linguaggio: né la scienza né la ragione possono penetrarlo ma solo l'arte. Il poeta per intuizioni misteriose ed improvvise coglie il senso riposto nella realtà, scoprendo collegamenti apparentemente illogici fra oggetti diversi, associando colori, profumi, suoni di cui riesce a percepire la misteriosa affinità, scegliendo le parole non per il loro significato concreto ed oggettivo ma per le suggestioni che possono evocare con il loro suono ed il loro ritmo.

I poeti

La poesia simbolista ebbe i suoi grandi protagonisti in Rimbaud, Verlaine e Mallarmè; essi influirono in misura determinante sui successivi svolgimenti della poesia europea, specie in Inghilterra, in Germania, in Russia. In Italia il simbolismo ebbe un'eco indiretta nella poesia di Pascoli ed un riflesso su D'Annunzio. Ma fu soprattutto nei primi anni del nuovo secolo che esso fu veramente conosciuto nella pienezza delle sue affermazioni teoriche e delle sue proposte di novità espressiva, influendo così in misura determinante sui futuristi e sui poeti ermetici.

Il decadentismo

Definizione

Atteggiamento di manifestazione del malessere del vivere sociale, nello spirito e nel gusto, manifestatosi in un primo momento nella letteratura, poi nelle arti e nel costume. E' caratterizzato da una visione estetizzante della vita, dall'esplorazione di zone ignote della sensibilità, dalla scoperta del subcosciente, che l'arte fu chiamata a esprimere in forme nuove e irrazionali.

Origine del termine

Il termine «decadente» ebbe in origine senso negativo. Fu infatti rivolto polemicamente contro alcuni poeti che esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di valori del tempo, avvertendo, di là dall'ottimismo ufficiale e spesso ipocrita della società, il fallimento del sogno positivistico.
Ma quegli scrittori fecero della definizione una polemica insegna di lotta, in cui si gettavano, di fatto, i fondamenti d'una nuova visione del mondo e d'una nuova realtà. Essi ebbero insomma la coscienza di vivere un'età di trasformazioni e di trapasso, si sentirono insomma gli scrittori della crisi, e avvertirono che il loro compito non era quello di proporre nuove certezze, ma di approfondire i termini esistenziali di questa crisi sul piano conoscitivo.

Dove e quando

E' difficile stabilire i limiti cronologici del decadentismo letterario. Il decadentismo nacque in Francia contemporaneamente al realismo-positivismo, costituendo di fatto l'altra faccia della cultura degli anni 1850-60, una cultura di minore importanza all'epoca ma già grandiosa nelle sue realizzazioni. Raggiunse il suo culmine attorno agli anni 1885-90 ma non è facile stabilire un momento di chiusura poiché il malessere sociale che ne costituiva l'humus verrà riscontrato anche nel novecento, fino ai nostri giorni.

Caratteristiche

Per attribuire all'arte i fini conoscitivi tipici decadentisti, era innanzitutto necessario ridare autonomia creativa all'artista (che si fa ora «superuomo» ora «fanciullino» o «veggente») affinché non fosse ridotto a impersonale e freddo registratore della realtà, come avveniva nel Naturalismo; erano altresì necessarie nuove tecniche espressive per definire l'inesprimibile (non più l'obbligo dell'uso logico della parola, della sintassi, della punteggiatura).

Il decadentismo italiano

In Italia, i maggiori scrittori decadenti furono D'Annunzio, Pascoli e Fogazzaro. Gabriele D'Annunzio rovesciò l'elemento aristocratico tipico del decadentismo in spettacolo da offrire al pubblico, in parte da recitare a beneficio delle masse. E lo fece creando anzitutto il mito di se stesso, l'intellettuale più celebre e chiacchierato dell'epoca in Italia. Egli tenne conto con grande tempismo delle esperienze letterarie straniere contemporanee sia in prosa sia in poesia, e infatti i principali temi dell'epoca sono presenti nella sua opera. Così, se Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo Il piacere (1889), rappresenta l'uomo raffinato e colto amante dell'arte e delle donne, Claudio Cantelmo impersona il superuomo nelle Vergini delle rocce (1895), mentre nel Notturno (1921) prevale un ripiegamento dell'autore su se stesso, assieme a una tematica più intima e riflessiva. La poesia di d'Annunzio, che teneva conto soprattutto delle esperienze francesi, divenne in breve il modello di riferimento (sia in positivo sia in negativo) della generazione di poeti contemporanea e di quella successiva. La sua sensibilità straordinaria investe il mondo dei sentimenti, quello della natura e quello dell'arte, e la sua affascinante scrittura, ricca e suggestiva, ne costituisce la più appropriata traduzione in termini letterari.

La II rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale rafforzò il carattere capitalistico della società, che prese una piega fortemente tecnologica e scientifica. Si può affermare che la II Rivoluzione Industriale fu definita l'età DELL'ELETTRICITA'; DELL'ACCIAIO E DELLA CHIMICA  ed età durante la quale ci fu uno stretto connubio tra scienza e tecnica.
Da allora il processo non si è mai interrotto, intensificandosi nel corso delle periodiche crisi economiche succedutesi negli ultimi due secoli. La ragione di questo apparente paradosso è in realtà abbastanza evidente: quando i mercati s’ingolfano di merci invendute, la concorrenza spinge il sistema produttivo a ristrutturarsi, cioè ad operare tutte le trasformazioni possibili per levare la competitività delle merci immesse sul mercato.
Non diversamente nella seconda metà dell’Ottocento, ad una fase di persistente stagnazione degli scambi (la cosiddetta lunga depressione) corrispose un processo di rinnovamento tecnologico, la cui estrema radicalità e le cui forti riverberazioni sulla vita sociale hanno indotto molti storici a considerarlo una seconda rivoluzione industriale.

La prima fase della seconda rivoluzione industriale è segnata da una libertà economica in cui l’intervento dello stato è inesistente, esso non interviene nella formazione del capitale in quanto delinea una limitazione ai privati nelle fabbriche come accade in Inghilterra.
Ma com’era accaduto in precedenza e come accadrà anche in seguito il progresso tecnologico derivante dalla lotta tra le imprese per la sopravvivenza non fu né lineare, né esente da gravi contraddizioni. Fra l’altro in Italia si assistette alla definitiva emarginazione dell’industria del Napoletano che, per la sua ubicazione periferica rispetto all’epicentro dei mercati situato nell’Europa centro occidentale non offriva prospettive di profitto adeguate agli investimenti che sarebbero stati necessari e in Europa s’indebolì il primato mantenuto fin allora dall’Inghilterra nell’industria e nel commercio. Infatti, questo paese, che era stato la culla della prima rivoluzione industriale, si considerò sufficientemente protetto dagli ampi confini del suo mercato coloniale e non operò un adeguato rinnovamento del suo sistema industriale.

Al contrario la Germania e gli Stati Uniti, che proprio in questo periodo effettuarono il loro decollo industriale, introdussero gli impianti più avanzati, presentando in tal modo il massimo di competitività.
I tedeschi portarono a perfezionamento il laminatoio, cioè inventarono il recupero dei gas di combustione reintroducendoli nell’altoforno o nei forni a conversione. Questa fase prende nome di seconda industrializzazione nettamente diversa da quella precedente avente bisogno dello stato per il capitale e per la sua estensione al resto d’Europa.
Come già abbiamo accennato la seconda rivoluzione industriale è caratterizzata dalle industrie chimiche e siderurgiche. La prima più complessa per i costi, divenne vitale per l’industria agricola in quanto produceva fertilizzanti inorganici riuscendo ad ottenere così risultati migliori con l’abolizione definitiva del pascolo e maggese. Nel 1875 furono messi a punto i processi di produzione dell'acido solforico; ammoniaca; nitrati e quello della soda inizialmente ottenuta attraverso il processo Leblanc (abolito in quanto scartava l'acido citrico sostanza altamente inquinante) poi attraverso il processo Solvay che utilizzava l'ammoniaca per estrarre la soda dal sale.

Vennero anche realizzati dei materiali semisintetici come la celluloide  e la galatide e, quelli interamante sintetici come la Bachelite utilizzata per esempio nella produzione delle penne stilografiche.
Goodyar inventò e portò a termine il processo di vulcanizzazione utilizzato per produrre i pneumatici.
Per quanto riguarda la siderurgia, grazie al metodo di fusione di Gilchrist Thomas (1876) vennero utilizzati minerali meno pregiati e più convenienti per questo la produttività degli impianti nell’arco di vent’anni (1870-1890) aumentò di quattro volte. Quando poi, grazie ai procedimenti di depurazione del cromo e alla scoperta dei grandi giacimenti di nichel, si riuscirono a produrre a prezzi accettabili le leghe, l’importanza di quello che orgogliosamente fu definito Sua Maestà l’acciaio si estese enormemente, anche per il contributo dell’inglese Henry Bessme.          

Esso inventò il convertitore separato (sopra riportato) il quale attraverso degli accorgimenti come ad esempio il riciclo dei gas, originati dalla combustione, per alimentare il forno permise la realizzazione della produzione dell'acciaio a basso costo impiegato nella produzione di locomotive, imbarcazioni, caldaie etc. L'acciaio si sostituì al ferro materiale continuamente soggetto ad usure.
Dopo il 1850 la produzione dell’acciaio rese possibile la costruzione del primo motore a scoppio ad opera di Barsanti-Matteucci, costruito nelle officine Benini di Firenze. Il 19 settembre 1860 si costituì una società per lo sfruttamento della nuova invenzione e, l’anno dopo un motore della potenza di 20 CV figurava in funzione all’esposizione di Firenze, e trovò acquirenti. La gioia della riuscita fu per gli inventori non priva di crucci.

Nel 1860 il noto volgarizzatore Figuier, ignorando probabilmente il motore già creato in Italia, annunciava dandogli il carattere di assoluta novità, la medesima invenzione attribuendola al francobelga Lenoir che aveva ottenuto in proposito un brevetto il 10 novembre 1859. l'invenzione del motore a scoppio, appartiene alle scoperte effettuate nell'ambito dei trasporti appunto perchè fu applicato alle prime automobili. A questa scoperta ne seguirono altre come l'invenzione della nave a vapore, la quale sfruttando l'energia fornita dalle caldaie azionava delle grandi pale motrici che permisero una notevole riduzione dei tempi di navigazione; la bicicletta, che divenne il mezzo di trasporto di massa perchè a basso costo; ed infine la ferrovia con l'invenzione del treno vapore che sempre sfruttando l'energia fornita dalle caldaie divenne un mezzo di trasporto sia civile che materiale infatti contribuì ad un incremento finanziario.

La I guerra mondiale

Cause

Le cause dello scoppio della prima guerra mondiale furono diverse: il contrasto austro-russo per l'egemonia nei Balcani, la rivalità navale anglo-tedesca, il contrasto franco-tedesco dopo la vittoria prussiana del 1870, gli irredentisti, come ad esempio per l'Italia che aspirava a Trento e a Trieste.
L'occasione per lo scoppio della guerra fu dato dall'eccidio di eccidio di Sarayevo, il 28 giugno 1914, quando due serbi irredentisti uccisero l'arciduca Francesco Ferdinando, principe ereditario d'Austria.

L'Austria inviò un ultimatum alla Serbia, ma le condizioni erano talmente umilianti che lo Stato serbo rifiutò. Il 28 luglio l'Austria, che sapeva di poter contare sull'aiuto della Germania, dichiarò guerra alla Serbia. La Russia si alleò con la Serbia, e la Francia corse in aiuto della Russia. In seguito, poiché la Germania aveva invaso il Belgio neutrale per giungere più facilmente in Francia, l'Inghilterra si vide minacciata per il predominio nel mare del Nord ed intervenne nel conflitto.

Neutralità dell'Italia

L'Italia si dichiarò neutrale, dando due motivazioni: la Triplice Alleanza la impegnava ad entrare in guerra solo se Austria e Germania fossero state attaccate (invece era l'Austria che aveva dichiarato guerra ), inoltre l'Austria aveva agito all'insaputa dell'Italia. La neutralità tuttavia non durò a lungo. Gli Italiani, infatti, si erano divisi in due schieramenti: gli interventisti, guidati da Mussolini, Corridoni, Bissolati, ecc., i quali sostenevano che, per ottenere la liberazione di Trento e Trieste, era necessario intervenire contro l'Austria; i neutralisti, guidati da Giolitti, convinti dal fatto che, mantenendo la neutralità, si potevano ottenere delle concessioni austriache nel Trentino.

Primo anno di guerra

La Germania era convinta che la guerra non sarebbe durata a lungo, invece si concluse dopo cinque anni.
Dopo aver violato la neutralità del Belgio, la Germania giunse nei pressi di Parigi. I Francesi però con la battaglia di Marna (6-12 settembre 1914 ), riuscirono a fermare il nemico. Sul fronte orientale invece, i Tedeschi riportavano grandi vittorie contro i Russi. Nello stesso tempo entrava in guerra anche la Turchia a fianco delle potenze centrali, mentre il Giappone, alleato con l'Inghilterra, si scontrava con i Tedeschi per l'Estremo Oriente.
 
Secondo anno di guerra

Anche se il Parlamento Italiano era contrario all'entrata in guerra del Paese, dopo diverse ostilità da parte del popolo, dovette cedere ed accordò al governo pieni poteri (24 maggio 1915).
L'Italia però dichiarò guerra soltanto all'Austria, non alla Germania. L'esercito, guidato dal generale Cadorna, penetrò nel Trentino Meridionale, conquistando Plava sull'Isonzo e il monte Nero. Intanto la Marina Italiana subiva gravi perdite tra l'Adriatico ed il Mediterraneo.
Sul fronte Occidentale, i Tedeschi e i franco-inglesi si annientavano, mantenendosi sulla difensiva. Invece sul fronte Orientale, i Russi erano costretti ad abbandonare la Polonia e la Lituania per le vittorie dei Tedeschi, che invadevano anche la Serbia.

Terzo anno di guerra

La battaglia più importante fu quella di Verdun (febbraio 1916), nella quale la Germania, raccolti molti uomini e materiali, assalì per mesi i forti di Verdun per poter penetrare a Parigi. Morirono più di mezzo milione di Tedeschi e altrettanti Francesi, che riuscirono comunque a bloccare il piano tedesco.
Sul fronte Orientale i Russi, approfittando dell'alleggerimento difensivo sul fronte, riuscirono a rientrare in Polonia e in Galizia, mentre gli Alleati attaccarono sulla Somme, dove, per la prima volta, comparvero i carri armati inglesi.
La Romania, vista la situazione, decise di scendere in campo accanto agli Alleati per rivendicare il predominio sulla Transilvania. Tuttavia fu presto invasa dall'esercito austro- tedesco, che presidiò la capitale.
Anche il fronte italiano riscontrò notevoli successi. L'Austria organizzò una spedizione punitiva nel Trentino nei confronti dell'Italia. L'esercito italiano però resistette, passando poi ad una vigorosa controffensiva. Intanto il ministero Salandra fu sostituito da quello Boselli, che dichiarò guerra anche alla Germania.

Quarto anno di guerra

Grande successo per l'Intesa fu l'intervento degli Stati Uniti, i quali dichiararono guerra agli imperi centrali, poiché venne affondato il transatlantico Lusitania, dove morirono tra i passeggeri numerosi personaggi americani.
Sul fronte orientale Lenin condusse la rivoluzione russa (1917). La popolazione stanca per l'andamento della guerra, e per il disagio economico, si impadronì del governo, proclamando la fine della guerra e la confisca della proprietà. L'anno dopo si firmò la Pace di Brest-Litowsk, lasciando alla Germania la Polonia, le province baltiche, la Finlandia e l'Ucraina.
Dannosa fu per il fronte italiano la disfatta di Caporetto (24 ottobre), conseguenza della rivoluzione russa, poiché l'Austria non dovendo più inviare le sue forze ermate in Russia, poté concentrarsi sul fronte italiano.
Gli austro-tedeschi riuscirono ad avanzare verso la pianura Padana e il nostro esercito, dopo una ritirata generale, si schierò sul Piave e sul Monte Grappa. Intanto, dopo la disfatta di Caporetto, Boselli fu sostituito dal ministero Orlando, mentre il generale Cadorna dal generale Diaz.

Quinto anno di guerra

La Germania libera dal fronte russo, tornò all'attacco contro i Francesi, riuscendo a penetrare fino alla Marna, ma le forze alleate, unite sotto un unico comando, cominciarono la controffensiva. La Bulgaria fu sconfitta e le venne imposto di arrendersi; stessa cosa accadde alla Turchia.
Stanchi della guerra i popoli sotto il dominio tedesco reclamavano l'indipendenza. Intanto l'Italia vinse gli Austriaci nella battaglia di Vittorio Veneto e li costrinse a chiedere l'armistizio.
Poco dopo anche la Germania firmava l'armistizio con le nazioni dell'Intesa e nel Paese veniva proclamata la Repubblica.

The First World War

In 1914 Britain declared war on Germany as she had invaded neutral Belgium. The conflict soon became worldwide and lasted four years.
At the start the British army consisted of volunteers, but two years later men were forced to join the army. It was the first European war Britain had taken part in since the Napoleonic wars (except for the Crimean War in 1854-56). The effects were devastating and disastrous owing to the use of modern weapons. When the war was over the government assured improvements in living conditions for young men returning from the war, but hopes for a better future were crushed.
At the beginning of the century Britain was no longer the power she had been during the past. Many were the causes of this slow but gradual decline.
In Europe other countries started to challenge and threaten Britan’s economic power, such as  Gerrnany and France, an also the United States constituted a growing power in way of expansion. Moreover British industries underwent a critical period and there was in the production goods. Science and technology were no longer British economy’s exclusive privilage. It was extremely expensive to keep up the Empire and its decline was underway. After the first world war the “Dominions” of South Africa, Canada. Australia and New Zealand, gained their independence but remained members of the “British Commonwealth of Nations”. A different fate however was reserved to non-white colonies. In India the demand for independence and self-government was growing and the movement for freedom was organized by Mahatma Gandhi through “civil disobedience” and no violent methods. India gained full independence after the second world war in 1947. The social position of women too underwent a radical change after the first world war. Women had taken men’s places in factories during the war and their social role could no longer be underrated. In 1918 women over the age of thirty gained the right to vote, but universal female suffrage was only achieved in 1928. The liberation of women gradually took place; women could now dress more casually, have short hair, smoke and drink, and by so doinig, they acquired more social freedom.

1847 George Boole inventa la logica matematica

Esce a Londra The mathematical analysis of logic del matematico inglese (1815-1864), che ampliando i concetti espressi da Leibniz sviluppa la logica matematica basata sul sistema binario (composto soltanto da 0 e da 1) e sugli operatori simbolici che permettono di compiere operazioni su queste grandezze. Lì per lì l'opera di Boole non sembrò avere applicazioni, in realtà aprirà l'orizzonte alle grandi scuole di logica matematica del '900 e rappresenterà il linguaggio operativo del calcolatore elettronico.

1855 Henry Bessemer brevetta il metodo per fabbricare l'acciaio

L'inventore inglese (1813-1898) inventa il convertitore che prenderà il suo nome e che per la prima volta permette di realizzare acciaio in grande quantità e a basso costo, rivoluzionando l'industria metallurgica che proprio in questi anni sta vivendo il suo momento d'oro con le applicazioni del motore a vapore (Newcomen), della ferrovia (Stephenson), dei battelli a motore(Fulton). Fino a questo momento l'acciaio (lega di ferro con una percentuale di carbonio inferiore all' 1,8%) veniva prodotto con molta difficoltà per assicurare una decente resistenza, poichè risultava non omogeneo. Il convertitore di Bessemer, attraverso l'insufflazione di aria calda e vapore acqueo, riesce finalmente a far ottenere acciaio resistente e a basso costo.

1876 Nikolaus Otto realizza il motore a scoppio a quattro tempi

Nasce il motore a scoppio moderno. Dopo il geniale e sfortunato tentativo di Barsanti e Matteucci, l'ingegnere tedesco (1832-1891) realizza il primo motore a scoppio a quattro tempi (aspirazione, compressione, scoppio e scarico), base per tutti i successivi sviluppi in questo campo. Il principio del motore a quattro tempi era già stato brevettato il 16 gennaio 1861 dal francese Alphonse Beau De Rochas (1815-1891), ma questo prevedeva l'accensione della miscela per compressione e non dall'esterno. Il motore di Otto, monocilindrico e a gas, è adibito a installazioni fisse e in poco tempo avrà un grande successo: ne saranno costruiti in pochi anni 35000 esemplari, con potenze fino a 600CV. Saranno poi Daimler e Benz a sviluppare un motore leggero e potente, in grado di essere applicato sulle automobili. 

1886 Hall e Heroult scoprono il metodo economico per produrre l'alluminio

Scoperto nel 1807 da Davy è isolato per la prima volta nel 1823 da Oersted, l'alluminio (che non esiste allo stato libero in natura) veniva prodotto con procedimenti costosissimi. In questo giorno due scienziati, il francese Paul Louis Heroult e l'americano Charles Martin Hall, sviluppano contemporaneamente e indipendentemente il metodo elettrolitico che renderà estremamente economica la produzione di alluminio preparando la strada alle grandi applicazioni (specie in aeronautica) del ventesimo secolo. Hall è Heroult non si conobbero mai eppure ebbero la vita segnata da coincidenze incredibili. Heroult era nato il 10 aprile 1863, Hall il 6 dicembre 1863, otto mesi più tardi. Entrambi scoprirono lo stesso identico metodo nello stesso giorno. Infine, tutti e due morirono molto giovani, a 51 anni, nel 1914 a otto mesi di distanza.  

1930 Thomas Midgley inventa il freon

Il chimico americano (1889-1944) realizza il dicloro-difluoro-metano, primo elemento refrigerante non velenoso o pericoloso, che sostituirà efficacemente nei frigoriferi e nei sistemi di aria condizionata sostanze come ammoniaca, cloruro di metile, anidride solforosa. Il refrigerante verrà commercializzato nel 1931 dalla Du Pont con il marchio di freon. Questo prodotto sarà sempre più diffusamente usato,fino a che, nel 1985, non sarà scientificamente confermata la sua azione di distruzione dello strato di ozono atmosferico

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