Storia

  • Materia: Storia
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  • Data: 31/10/2012
  • Di: Redazione StudentVille.it

Imperialismo e colonialismo

Imperialismo e colonialismo tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento: definizione e caratteristiche.

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1. DEFINIZIONI

Con il termine colonialismo si intende l’insieme delle strategie politico-militari promosse, a partire dalla metà dell’Ottocento, da alcune grandi potenze internazionali e finalizzate alla conquista di colonie, cioè all’estensione della propria sovranità su territori posti al di fuori dei confini stabiliti, quasi sempre con l’obiettivo di raggiungere il dominio sulle risorse economiche di tali territori. Nella seconda metà dell’Ottocento la politica coloniale venne condotta dagli Stati o talvolta da grandi compagnie private, appoggiate dai governi: il colonialismo fu dunque un aspetto specifico della politica estera e militare delle grandi potenze. Tale politica fu definita anche imperialismo, perché il suo scopo era quello di costituire degli autentici imperi, anche economici, definiti in modo che le colonie fornissero materie prime a basso costo alle industrie dello Stato colonizzatore. A queste ragioni politico-economiche, si aggiunsero tuttavia anche altri impulsi favorevoli alle politiche coloniali, tra cui:

  • prestigio nazionale: l’idea che il prestigio nazionale fosse legato alle capacità “imperiali” delle moderne potenze politiche: una grande nazione era tale se si mostrava in grado di affermare la propria superiorità attraverso la creazione di un vasto impero coloniale
  • umanità: da un lato una concezione umanitaria delle missioni in territori inesplorati (si registrò una vasta ondata di missionari e medici nel continente africano)
  • razzismo: dall’altro concezione razzista, che riteneva compito dell’uomo occidentale, superiore ed evoluto, civilizzare i cosiddetti popoli selvaggi o primitivi

All’espansione coloniale è strettamente legato il fenomeno delle esplorazioni geografiche: durante
l’Ottocento, ad esempio, molti viaggiatori ed esploratori si spinsero verso l’Africa, uno dei
continenti allora meno conosciuti.
 

2. L’IMPERO BRITANNICO

La più incisiva azione imperialistico-coloniale ottocentesca fu messa in atto dall’Inghilterra. L’impero britannico impose alle colonie:

  • l’uso della lingua inglese
  • un sistema di governo centrato su funzionari inglesi efficienti, sull’organizzazione della Royal Navy (la marina da guerra più potente dell’epoca), su un esercito ben attrezzato

L’impero britannico si estese nell’Ottocento su milioni di chilometri quadrati ed ebbe il controllo di
un numero enorme di abitanti. Nel corso dell’Ottocento la politica coloniale inglese si indirizzò soprattutto, ma non esclusivamente, verso l’Africa. Qui l’Inghilterra voleva assicurarsi:

  • rifornimenti di materie prime
  • controllo su alcuni punti essenziali per il commercio

Nel 1882 occupò l’Egitto, importante per controllare il canale di Suez. Seguirono le colonie create
nel Sudan, in Nigeria, nel Kenya, in Rhodesia, nella Costa d’Oro e nel Sudafrica.
 

3. LA COLONIZZAZIONE DELL’AFRICA

Al volgere del secolo, l’Europa, nella sua quasi totalità, tentò la conquista di colonie africane. Il Belgio ottenne il Congo (ricchissimo di rame) e lo sottopose a un tragico sfruttamento. La Francia, che possedeva l’Algeria dal 1830, occupò la Tunisia, il Ciad, il Dahomey (oggi Repubblica del Benin), la Mauritania. Anche la Germania intervenne occupando il Toga, il Camerun e l’attuale Repubblica di Namibia. Restarono indipendenti in Africa solo l’Etiopia e la Liberia.
 

4. INDIA E CINA

Rispetto alle due più estese nazioni asiatiche, India e Cina, l’imperialismo britannico mostrò atteggiamenti diversi. L’India cominciò ad essere parte dell’impero britannico nel 1876, nel momento in cui la regina Vittoria (1819-1901) fu nominata imperatrice delle Indie. Il potere inglese in India conosce due fasi ben distinte:

  • inizialmente si caratterizzo come politica di duro sfruttamento
  • in un secondo momento, anche a seguito di insurrezioni popolari, l’Inghilterra modificò le azioni di governo e si impegnò sia in processi di modernizzazione dell’economia che nella creazione di una moderna ed efficiente classe media di funzionari indiani istruiti, finalizzata a generare elementi di collaborazione nell’amministrazione del paese.

Sul piano storico, la politica coloniale degli Inglesi in India viene considerata come un’espressione
strategica abbastanza moderata rispetto alle forme generalmente praticate nell’Ottocento. Mirando
al controllo di un vastissimo territorio, il governo britannico realizzò ferrovie, strade, avviò la
costruzione di scuole, ospedali, ponti, dighe e organizzò notevoli bonifiche agricole.

Il volto negativo dell’imperialismo inglese fu invece rivolto nei confronti della Cina. Si trattò di
un’operazione drammatica che produsse conseguenze devastanti sulla popolazione. Alle proteste e
alle resistenze del governo cinese, l’Inghilterra rispose peraltro con una dura repressione (1839-
1842, cosiddetta “guerra dell’oppio”). La sconfitta della Cina portò all’insediamento inglese a
Hong Kong e a una lunga serie di trattati commerciali iniqui, imposti con la forza.
 

5. GIAPPONE E RUSSIA

Durante la crisi cinese si verificò l’ascesa di una nuova nazione orientale: l’impero del Giappone. A lungo isolato, il Giappone, a partire dal 1853, fu costretto dall’America ad una serie di ingiusti trattati commerciali. Per riconquistare almeno parzialmente il potere perduto, l’imperatore Mutsuhito (1852-1912) restaurò l’autorità imperiale ed avviò un significativo processo di industrializzazione: il Giappone divenne rapidamente un paese moderno, preparandosi così a costituire il proprio impero nell’area asiatica. Occupò dunque la Corea e l’isola di Formosa e penetrò in Manciuria sino a che si trovò di fronte la Russia. A sud, dopo la guerra di Crimea, la Russia si installa sul mar Nero, contrastando la potenza turca e l’influenza austriaca nei Balcani; ad Oriente, colonizza la Siberia e i territori di confine (Mongolia e Manciuria). Il conflitto non tardò ad attivarsi: nei primi anni del Novecento la Russia e il Giappone si fronteggiarono, poiché entrambi erano interessati ad allargarsi in Corea e in Manciuria. Nel 1904-1905 si arrivò così alla guerra russo-giapponese. La Russia era strutturata come potenza militare di terra, assai debole sul piano marino. Il Giappone disponeva di una flotta moderna e attrezzata. Lo scontro decisivo avvenne sul mare: la flotta russa fu sconfitta. Con questa vittoria il Giappone si collocò tra le grandi potenze del tempo e poté dare avvio alla sua penetrazione verso la Cina, allargando la sua sfera d’influenza all’intero Sud-Est asiatico.
 

6. L’IMPERIALISMO AMERICANO

La corsa verso la conquista dei mercati mondiali vide anche la partecipazione degli Stati Uniti d’America, divenuti già da decenni una grande potenza economico-militare. Nel 1898, in seguito alla guerra contro la Spagna, gli Stati Uniti occupano Cuba, Portorico e l’arcipelago delle Filippine. Cuba e le Filippine ebbero dei governi autonomi, sia pur sotto l’influenza americana. L’imperialismo americano non si indirizzò alla conquista di terre, ma esclusivamente al controllo di alcuni punti chiave per il commercio internazionale.

Nel dettaglio:

  • nel 1903 fu messo sotto controllo il canale di Panama, che collegava il Pacifico e l’Atlantico
  • furono acquisite le Hawaii e numerose isole del Pacifico e dell’oceano Indiano
  • caddero sotto il controllo degli USA anche paesi del Centro America, come Haiti e Honduras

Sul piano dei trattati commerciali, gli Stati Uniti ottennero notevoli successi: spesso con la minaccia
di interventi militari, fu raggiunta una serie notevole di accordi di commercio che avvantaggiavano i prodotti statunitensi rispetto a quelli inglesi o tedeschi. Si trattò di una politica che determinò una larghissima diffusione dei prodotti dell’industria americana. Gli Stati Uniti, già all’inizio del Novecento, apparivano come la maggior potenza economica del mondo.

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