Storia Antica

  • Materia: Storia Antica
  • Visto: 9859
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Cesare Dittatore

La dittatura di Cesare a Roma.

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Svetonio (Vite dei Cesari):

Si dice che fosse, alto, ben proporzionato e di colorito chiaro. Aveva il viso troppo pieno e gli occhi neri e vivaci. Godeva di ottima salute, ma negli ultimi tempi soffriva di svenimenti e di incubi notturni: due volte, mentre svolgeva la sua attività, fu anche colto da attacchi epilettici.

Cesare era padrone di Roma: si fece conferire la dittatura e anche la praefectura morum, propria dei censori, per dieci anni e iniziò una vasta opera di riforma dello Stato. Completò l'allargamento della cittadinanza estendendola ai Galli dell'Italia Transpadana, restituì i tribunali al Senato e ai cavalieri, limitò il lusso, restrinse l'elenco dei proletari che avevano diritto alle distribuzioni gratuite di frumento, attuò un largo piano di colonizzazione in Italia e fuori d'Italia (nella Gallia Narbonese, in Africa dove fu ricostruita Cartagine, in Grecia con la ricostruzione di Corinto); riformò il calendario portando anche gennaio, agosto e dicembre a 31 giorni e a 30 aprile, giugno, settembre e novembre, formando così l'anno di 365 giorni, ai quali veniva aggiunto il 3660 ogni quattro anni (anno bisestile).

Per l'attuazione delle riforme e per la sistemazione del dominio romano, Cesare disponeva di una grande potenza materiale basata sull'esercito e di un ascendente morale senza limiti. Rispettoso del potere politico della plebe, conservò all'assemblea plebea (i comizi tributi) il diritto di nominare i tribuni e gli edili e di promulgare plebisciti; ma tolse al popolo il diritto di associazione, abolendo le corporazioni artigiane. Pensò che fosse urgente assicurare la giustizia amministrativa nelle province, eliminando ogni abuso di funzionari, per mezzo della legge de repetundis, che conservò valore fino a Giustiniano. Favorì l'elevazione graduale delle popolazioni per giungere a un livellamento fra l'Italia e il mondo romano, ma era persuaso che alle province orientali si dovesse lasciare il loro carattere culturale greco, mentre l'opera di romanizzazione doveva attuarsi in Occidente.

Le province furono portate a diciotto, dieci in Occidente (Sicilia, Sardegna e Corsica, Gallia Cisalpina, Illirico, Gallia Narbonese, Gallia Comata, Spagna Citeriore, Spagna Ulteriore, Africa Vetus, Africa Nova) e otto in Oriente (Macedonia, Acaia ed Epiro, Creta, Asia, Bitinia e Ponto, Cilicia e Cipro, Siria, Cirenaica), sotto il governo di due consoli uscenti di carica e di sedici ex-pretori scelti col consenso del dittatore.

Ma mentre Cesare stava preparando una spedizione contro i Parti per vendicare la sconfitta di Crasso, i capi dell'opposizione, Gaio Cassio Longino e Marco Giunio Bruto, congiurarono contro di lui: Cesare fu ucciso nella Curia il 15 marzo del 44 a. C.

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