Storia Antica

  • Materia: Storia Antica
  • Visto: 9148
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Economia presso i Popoli Antichi

L'organizzazione economica dei vari popoli antichi.

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Età Paleolitica

Fin dalla sua comparsa l'uomo ha avuto il problema della sopravvivenza e nelle prime forme di organizzazione sociale l'obiettivo primario è stato il soddisfacimento dei bisogni essenziali (sussistenza) per mantenersi in vita e riprodursi.

Nell'età paleolitica (2.500.000-10.000 a.C.) la caratteristica essenziale fu il nomadismo; l'uomo errava alla ricerca del cibo e raccoglieva tutto ciò che la terra poteva offrire di commestibile (economia di raccolto). La vita nei villaggi continuava ad essere molto dura. Ma lentamente si crearono nuovi lavori: gli uomini cominciarono a scambiare e commerciare i prodotti. Gli agricoltori scambiavano grano, frutta, verdura, con gli allevatori di bestiame, che offrivano pelle, lana, formaggi. Le donne fabbricavano vestiti e molti oggetti domestici per gli scambi. A quei tempi lo scambio era caratterizzato dal baratto. Molte però l'impossibilità di procurarsi delle merci portavano all'uso della forza: alcune tribù ne aggredivano altre e portavano con se animali, oggetti, talora uomini e donne. Per favorire gli scambi, vennero utilizzati come monete alcune merci importanti: il sale, pietre focaie, conchiglie, bracciali di legno e d'osso, pietre lavorate, zanne di animali, denti di lupo, punte di freccia, amuleti sacri. A quei tempi non vi erano leggi né a voce né scritte, perché l'unico bisogno che avevano era quello di nutrirsi e perciò ognuno faceva tutto quella che voleva.

Egiziani

La configurazione territoriale diede all’Egitto un’economia chiusa e autarchica. I deserti o le aride montagne che chiudevano il territorio da tre lati e il mare che lo bagnava nel quarto, non potettero essere superati per avviare i commerci con gli altri popoli da un paese privo di cavalli, di cammelli, di carri e mancanza di legnami indispensabili per la costruzione di navi. Il sistema politico-sociale, fortemente accentrato nelle mani del faraone, in tal modo il sovrano decideva il tipo di produzione agricola e artigianale, il sovrano era l’unico proprietario delle terre. La ricchezza ricavata dalle imposte dei coltivatori delle terre del faraone era utilizzata per opere di utilità pubblica come dighe, canali o il prosciugamento di una palude. L’agricoltura forniva grano, orzo, farro, miglio, lino, fichi, datteri, melograno e olive.

L’allevamento procurava buoi, asini, maiali, capre, pecore, oche, anitre, colombi, cammelli e cavalli. La pesca largamente praticata nelle acque interne e la caccia di lepri, gazzelle, daini, antilopi procuravano altri alimenti e pelli. Il commercio e gli scambi si svolgevano, nell’interno del paese con molta difficoltà perché gli unici mezzi di trasporto erano delle piccole imbarcazioni che navigavano sulle acque del Nilo e nei canali. Il commercio con altri paesi era affidato alle iniziative altrui.

Lo spergiuro è punito con la morte, perché accoppia i due maggiori delitti che si possono commettere uno contro gli dei, l’altro contro l’uomo. Colui che vede per strada un uomo alle prese con un assassino, e potendo, non accorre in suo aiuto, è punito di morte. Se gli era impossibile soccorrere la vittima, deve denunciare l’assassino davanti al tribunale. Il colpevole di omicidio è punito di morte, sia che abbia ucciso un uomo libero o uno schiavo.

Nel campo bellico vi erano anche leggi, la più importante fu: la spia che rivelava i segreti al nemico è condannato ad avere mozza la lingua. Chi falsifica i pesi e le misure o i sigilli, o fa scritture false, o altera atti pubblici è condannato al taglio delle mani. Se il presunto debitore afferma con giuramento solenne di non dover nulla al creditore, che lo ha chiamato in giudizio ma non ha titoli provanti il credito, è rimandato libero. Un egiziano può ottenere un prestito dando in pegno la mummia del proprio padre.

Popoli mesopotamici

La civiltà mesopotamica insegnò all’umanità l’uso della ruota, la scrittura e la contabilità, maturate in una società economicamente sviluppata. La regolazione dei fiumi e la razionale distribuzione delle loro acque a mezzo di dighe e canali a scopo irriguo favorirono la ricca e varia produzione agricola, che dava orzo, grano, sorgo, segale, ferro, sesamo per la produzione dell’olio, fichi, datteri, uva, melagrane.

L’allevamento procurava asini da soma e per traino, bovini, ovini, caprini, suini, oche, polli e, solo più tardi, il cavallo (tra i secoli XXII e XVIII a.C.). I commerci furono molto attivi nell’interno del paese e con gli stati civili. Per avere un’idea basti pensare che a Ur si importavano da Tilmun 18.000 kg di rame, nel tempio di Baal si bruciarono in un anno 29.000 Kg di incenso, dalla sola Lagash furono inviate a Ur 1.716 palme, 1.233 pelli, 16.584 fasci di canne, 3.230 misure di asfalto, 20 tonnellate di materiale non identificato. Per gli scambi con l’Oriente Gli Assiri-Babilonesi si servirono del mare e per quelli con l’Occidente delle carovaniere. Dall’Occidente ricevevano legname, specie cedro; dal Libano e dalla Siria, porfido, basalto, diorite; dall’Oriente, specie dall’Elam, rame, antimonio, piombo, stagno, ferro, quest’ultimo dal secondo millennio fu importato dal regno degli Ittiti; argento dai monti del Tauro; oro dall’Egitto, pietre preziose dall’Oriente (lapislazzuli dall’Afghanistan, zaffiro dalla Media, diaspro dall’Azerbaigian, berillo dall’India, madreperla di molluschi pescati nel Golfo Persico). Prima che conoscessero la moneta, gli Assiro-Babilonesi, si servivano come gli altri popoli del baratto, dell’intermediazione di verghe metalliche, cedute a peso. La contabilità era tenuta dai mercanti che annotavano bilanci, conti, costi e ricavi. I maggiori beneficiari di queste ricchezze, a causa della particolare struttura della società mesopotamica, erano i re, i ministri, gli amministratori e i sacerdoti.

Fenici

Per la propensione alle avventure, per la struttura sociale e politica, per il costante desiderio di allargare gli orizzonti nonostante i rischi, i Fenici si distinsero dagli altri popoli della antichità, costretti da ferree strutture politiche e legati a una economia non marittima. Essi seppero utilizzare con intelligenza i prodotti della madrepatria ricavando dalle loro terre, distese tra i monti e il mare, grano, frutta, olive, vino; dai monti legname per le proprie e altrui costruzioni navali, oltre al rame; dal mare i molluschi per la porpora.

Cercarono altrove stagno, zinco, e ferro che fusero con il rame locale ottenendo buone e richieste leghe di bronzo o di ottone. Così le materie prime fornite dal territorio metropolitano e quelle procurate dalle colonie diedero vita a una fiorente industria di vetro, di lavorazione dei metalli, d’intaglio della pietra, di oggetti di avorio, di vasi e statuette di terracotta, di tessitura e confezione di stoffe di lana o di cotone. Tutti questi prodotti venivano esportati dai Fenici nel mar Mediterraneo e in cambio essi prelevavano oro da Tarso, argento e zinco dalla Sardegna e dalla Spagna, rame e ferro da Cipro, stagno dall’Inghilterra, avorio e incenso dalla Nubia e dall’Etiopia per mezzo dell’Egitto, gioie e aromi dalla Mesopotamia e dall’Oriente in genere, lana dalla Siria, papiro dall’Egitto, e asfalto dalla Babilonia. Inoltre era molto usato il commercio degli schiavi, utilizzati in attività produttiva e come oggetti di scambio. I Fenici resero più facile lo scambio di merci grazie all’alfabeto fonetico caratterizzato da 22 voci che loro potevano fare.

Greci

Fra l’VIII il VI secolo a.C.lo sviluppo economico delle città greche fu intenso. In agricoltura, alla tradizionale coltivazione del grano, che era indispensabile all’alimentazione, ma dava bassi rendimenti a causa della natura del suolo greco, arido e sassoso, si aggiunge la coltura specializzata della vite e dell’olivo. L’allevamento del bestiame, oltre a fornire carne, latte e formaggi, permetteva anche la lavorazione della lana e del cuoio. Furono le città greche dell’Asia minore a iniziare i primi scambi commerciali di questi prodotti. Il commercio si sviluppò così sempre più: le navi greche verso le coste fenicie recando il prezioso olio d’oliva e il vino delle isole greche. Intorno al VII secolo a.C. si cominciò a usare in Grecia la moneta. Prima, per buona parte dell’antichità la compravendita avvenne sotto forma di baratto: una cosa, cioè, veniva scambiata con una o con più altre. Ciò rendeva il commercio abbastanza limitato e complicato. Gli uomini allora si resero conto che occorreva trovare un bene, un oggetto che facesse da intermediario tra acquisto e vendita: un bene che fosse accettato da chiunque in cambio del suo prodotto. Questo intermediario dapprima fu il sale. Per esempio, un pastore poteva accettare da qualcuno del sale in cambio del suo latte e poi acquistare del grano dal contadino, dandogli del sale. Ben presto si capì che questo bene intermediario poteva essere costituito dai metalli preziosi. L’oro e l’argento si conservano bene, si poteva dividere in pezzetti (monete) più grandi o più piccoli, e occupavano poco spazio e pesavano poco, pur rappresentando un valore notevole.

Romani

Conosciamo ancora poco sull’economia romana, comunque si sa che si basava su un’economia di sussistenza. Sicuramente i romani praticavano l’agricoltura e l’allevamento del bestiame: "denaro" si dice in latino pecunia, che significa "bestiame, gregge, pecora". Ciò significa che le pecore erano i beni di maggiore valore. Per la sua posizione geografica, al centro di intensi traffici mercantili, Roma divenne abbastanza presto una ricca città commerciale.

Le grandi navi fenicie, greche o etrusche scaricavano alla foce del Tevere molte merci, che venivano poi trasferite su barconi adatti alla risalita del fiume fino a Roma. I ponti costruiti sul Tevere non consentivano lo scarico delle merci via terra, fra le città latine, quelle etrusche e quelle greche. Così sale, grano, pelli, lana, metalli, ceramiche, armi, legname, tessuti, spezie, olio d’oliva venivano acquistati e venduti al grande mercato romano.

Essi producevano vari tipi di manufatti come stoffe, vetri, vasi, armi, ecc. La prima moneta romana fu costituita da piccoli lingotti di rame, marcati da un apposito segno, e solo più tardi vennero realizzate monete vere e proprie coniate in forma rotonda, sempre di rame un metallo abbastanza economico. Monete d’oro e d’argento vennero coniate più tardi a partire dal periodo repubblicano e soprattutto durante il periodo imperiale.

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