Storia Antica

  • Materia: Storia Antica
  • Visto: 14066
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il cittadino romano

Il cittadino romano nell'Antica Roma, quali erano i suoi diritti e i suoi doveri e come si svolgeva la vita all'interno dell'Impero: approfondimento completo.

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Il cittadino romano nell'Antica Roma

L'organizzazione civica di Roma era talmente efficiente che molti storici oggi la rimpiangono. La popolazione totale e i cittadini coincisero solamente quando Roma era all'inizio della sua storia. Ricordiamo che i cittadini erano solamente coloro che potevano partecipare alla guerra, di sesso maschile e che potevano pagare le tasse, quindi donne, vecchi e bambini erano esclusi. Inizialmente erano considerati come cittadini romani solamente i cittadini di Roma, poi gli Italici grazie alla guerra sociale dell'89 a.C. e nel 212 d.C. tutti quelli dell'impero Romano. Naturalmente il valore di questa conquista era molto diverso da quello che aveva agli albori di Roma. Essere cittadini significava per i più poveri ottenere il frumento gratis e ottenere il diritto di fare politica.
Il cittadino è contemporaneamente un soldato, un contribuente, un elettore o un possibile candidato. Ogni cittadino occupava un ruolo ben preciso e in base ad un censimento periodico esso veniva stabilito, e poteva variare di censimento in censimento perché il reddito era più importante di tanti altri parametri.

I cittadini romani erano chiamati, o meglio costretti, a votare in determinati giorni e luoghi, che venivano stabiliti in base ad un calendario; il voto era orale durante la Repubblica e solo con l'Impero divenne scritto, ma ormai era troppo tardi poiché il potere era di nuovo in mano ad una sola persona.
La popolazione dell'Impero Romano era divisa in 35 tribù, di cui 4 erano costituite dagli abitanti di Roma e 31 dagli abitanti dell'impero. Il voto di ognuna nei comizi valeva uno e quindi dietro esso c'era stata un'ulteriore votazione degli iscritti alla tribù.

Quando i possedimenti di Roma aumentavano, i nuovi cittadini venivano iscritti in una delle 31 tribù, dette rustiche, e in queste il potere individuale del singolo diveniva sempre più debole. Lo stesso sistema di voto era applicato anche alle centurie, che costituivano l'esercito romano.
Ogni cittadino era assegnato alle varie centurie in base al reddito e quindi alle tasse che potevano pagare.

Le centurie erano 192, ma l'ultima comprendeva più di metà dei cittadini mentre le altre erano composte da meno elementi, che erano i più ricchi e avevano quindi un maggiore potere. Ciò ci rivela che la costituzione romana era di tipo timocratico, cioè era importante il reddito del cittadino. Anche i politici erano i cittadini più ricchi e inizialmente guadagnavano la loro carica poiché il loro padre era un politico e rivestiva al stessa carica.

Con l'imperatore Augusto l'ereditarietà delle cariche politiche cessò, anche se l'avere un parente politico poteva rivelarsi un grande vantaggio.
Ma la corsa alle cariche politiche si affievolì col passare del tempo perché i senatori erano i primi ad andare in guerra e molti vi morivano, per questo molti preferirono vivere nell'agio e nell'ozio la loro vita, piuttosto che in politica, cominciò così il declino delle istituzioni politiche.

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