Storia Antica

  • Materia: Storia Antica
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  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il Foro

La funzione e le caratteristiche dei fori romani.

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Nell'antica Roma il Forum era la piazza pubblica che, posta al centro della città, costituiva il cuore della vita associata nei suoi aspetti pubblici e privati. Era infatti luogo di riunione e di ritrovo, di mercato e di divertimento, vi si amministrava la giustizia e vi si organizzavano le manifestazioni di protesta, si parlava di affari e si andava a passeggio, era lo scenario in cui si celebravano i trionfi dei generali vittoriosi. Nel Foro si incontrava dunque gente di ogni tipo: uomini politici in cerca di voti, mercanti, banchieri, perdigiorno, imbroglioni, borsaioli...

Il Foro Romano

Il Foro si trovava nella valle tra Campidoglio, Palatino, Esquilino e Viminale. Era vicino al fiume, ed era attraversato da un grande collettore fognario, la Cloaca Maxima, che sfociava nel Tevere all'altezza dell'Isola Tiberina. I primi edifici nel Foro romano sono stati costruiti addirittura in epoca monarchica: si scelse questo spazio per amministrare la vita politica della città, e fu quindi deviato il corso di un fiumiciattolo che rendeva la zona malsana e paludosa. Nei primi anni della repubblica fu costruito il tempio di Castore e Polluce per ringraziarli del loro aiuto durante la battaglia del Lago Regillo contro i membri della lega latina.

Ai piedi del Palatino, la valle compresa tra questo, il Campidoglio e il Quirinale, marginalmente occupata da qualche capanna e da un'estesa necropoli della prima età del Ferro, venne presto interessata dall'estendersi delle attività commerciali del Foro Boario (e dell'adiacente Foro Olitorio), fino a diventare, verso la fine del VII sec. a.C., il centro della vita cittadina, dopo essere stata bonificata con opere di drenaggio e con la costruzione di un canale (Cloaca Maxima) diretto al Tevere. La zona centrale e più estesa della valle diventa la piazza della città, il Foro per eccellenza (Forum). La sistemazione definitiva del foro si ebbe con gli interventi di Cesare e di Augusto che condussero tra l'altro alla soppressione del Comitium, allo spostamento di alcuni edifici (Curia e Rostri) e alla costruzione di nuovi. Dopo queste modificazioni si avviò a trasformarsi in un luogo monumentale di rappresentanza e di memorie storiche mantenendo ormai immutata la sua struttura. Durante l'età imperiale ci fu soltanto qualche "intrusione", in particolare i monumenti onorari come l'arco di Settimio Severo. La storia antica del foro romano era già da tempo terminata quando nel 608 d.C. fu elevata la colonna in onore dell'imperatore di Bisanzio Foca. Trasformati in luoghi di culto cristiani alcuni dei suoi monumenti, a cominciare dalla Curia, e abbandonati gli altri, gran parte della zona, rimasta ai margini della città andò progressivamente interrandosi, diventando zona di pascolo (Campo Vaccino). Nel periodo del Rinascimento divenne una gigantesca cava di materiali. L'inizio degli scavi sistematici si ebbe solo al principio dell'800 e da allora sono continuati fino ai nostri giorni affiancati da interventi di consolidamento e restauro delle strutture già riportate alla luce.

 

1. Curia Iulia
2. Basilica Aemilia
3. Basilica di Massenzio
4. Tempio di Venere e Roma
5. Tempio di Antonino e Faustina
6. Necropoli arcaica
7. Tempio di Romolo
8. Arco di Settimio Severo
9. Miliarum Aureum
10. Rostri
11. Piante di fico, di vite e di ulivo
12. Lacus Curtius
13. Doliola
14. Rostra ad Divi Iulii
15. Basilica Iulia
16. Tempio di Cesare
17. Arco di Augusto
18. Tempio di Castore e Polluce
19. Tempio di Vesta
20. Casa delle Vestali
21. Arco di Tito

Dall'attuale ingresso si scende per la rampa e ci si ritrova nel cuore dell'antico centro della città. Seguiamo l'itinerario di un romano dell'epoca che, venendo dal Foro della Pace, ove si trova l'attuale ingresso, passeggiava per il Foro. Ci siamo riferiti come periodo al II sec. d.C., quindi aggiunte posteriori saranno indicate con delle note. Qui rasentava a sinistra il fianco del tempio di Antonino e Faustina, e a destra la grandiosa Basilica Aemilia, che fu fondata nel 179 a.C. dai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, fu poi distrutta da un incendio, e venne ricostruita sotto Augusto (1).

La basilica si estendeva per 100 m, e, come tutte le altre basiliche, era il luogo dove si amministrava la giustizia. Al termine della discesa si voltava a destra incontrando un arco con un'iscrizione ricomposta a Lucio Cesare, nipote di Augusto, dedicato a lui e al fratello Gaio dal Senato nel 2 a.C. (oggi ne è rimasto solo l'iscrizione). Si raggiungeva un'edicola, o puteale circolare, dedicata a Venere Cloacina, rifacimento di età imperiale di una costruzione più antica eretta nel punto dove la Cloaca Maxima entrava nel Foro. Oltre l'Argiletum, (un vicolo di cui parte è oggi rimasto col nome di via Madonna dei Monti) che si incrocia a destra, s'innalzava la facciata, in cortina di laterizi, della Curia, luogo di riunione del Senato, fondata secondo la tradizione da Tullo Ostilio (Curia Hostilia), riedificata attorno all'80 a.C. da Silla (Curia Cornelia), poi da Cesare (Curia Iulia), che la fece spostare dov'è oggi (2).

A sinistra vi erano i Rostri, la tribuna degli oratori, qui trasportata dal Comitium quando Cesare sistemò il Foro, piattaforma sostenuta da un muro di blocchi di tufo. Di antichissima origine, venne decorata nel 338 a.C. coi rostri (speroni) delle navi catturate ad Anzio; sulla piattaforma e dietro di essa s'innalzavano monumenti e colonne onorarie, mentre il parapetto era ornato con i cosiddetti plutei di Traiano (3). A sinistra dei Rostri c'era il Miliarum Aureum, colonna marmorea rivestita in bronzo che Augusto innalzò per segnare il punto di partenza di tutte le grandi vie imperiali. Avendo alle spalle i Rostri, si aveva di fronte la piazza del Foro, di forma quasi rettangolare e col lastricato in travertino risalente all'età augustea. Superata un'area dove erano stati piantati il fico sacro, l'ulivo e la vite simbolici, si incontrava, al centro di uno spazio irregolare, un puteale che indicava il sito del Lacus Curtius, ultimo avanzo dell'antica palude del foro. Incerta l'origine del nome: secondo una leggenda deriverebbe da Marco Curzio, buttatosi nel 362 a.C. in una voragine che l'oracolo aveva detto si sarebbe richiusa solo se vi si fosse gettato quanto Roma aveva di più caro; secondo un'altra tradizione dal console Caio Curzio, che recinse una voragine aperta nel 445 a.C. da un fulmine. Avanti, una fossa quadrangolare segnalava il sito ritenuto la sede della colossale statua equestre di Domiziano, eretta al seguito della vittoria sui Germani del 91 e abbattuta dopo la morte dell'imperatore a causa della "damnatio memoriae" (4). Sul lato S della piazza del Foro, passava la Via Sacra, segnata dal lastricato a selci poligonali, il cui nome deriva dai santuari disposti lungo di essa e dalle processioni che la percorrevano.

Oltre la via era la Basilica Iulia, eretta da Cesare al posto della Basilica Sempronia e completata da Augusto. Sul lato E della basilica passava il vicus Tuscus, in italiano "via degli Etruschi", che dal Foro portava al Velabro e al Tevere, così chiamata per l'antica presenza in quel luogo di un "quartiere" etrusco. Chiudeva ad E la piazza del Foro il tempio di Cesare, che Ottaviano dedicò nel 29 a.C. al Divo Giulio nel luogo in cui era stato cremato il corpo di questi; dinanzi al pronao era una terrazza a uso di tribuna detta Rostra ad Divii Iulii perché ornata dai rostri delle navi egizie catturate ad Azio nel 31 a.C. Il basamento a S del tempio di Cesare, tradizionalmente chiamato Arco di Augusto, è stato di recente identificato con l'arco Partico, dedicato nel 19 a.C., anche se il rinvenimento dei frammenti dei Fasti Consulares e dei Fasti Triumphales a N del tempio spinge alcuni studiosi a ritenere che l'arco Partico fosse posto in tale luogo. A destra del tempio di Cesare era il tempio dei Castori, eretto nel 484 a.C., dal figlio del dittatore Aulo Postumio per sciogliere il voto fatto dal padre ai Dioscuri durante la battaglia del Lago Regillo. Oltre l'arco di Augusto c'era il tempio di Vesta a 20 colonne (5). In una cavità del podio si poteva riconoscere forse il Penus Vestae, reliquiario degli oggetti fatali cui si attribuiva la fortuna di Roma, mentre nell'edicola ionica che si trovava a fianco dell'ingresso alla casa delle Vestali era sistemata una statua della dea (6). Per alcuni gradini si saliva alla casa delle Vestali, collegio di sacerdotesse che fu fondato secondo la tradizione da Numa Pompilio per custodire il luogo sacro, che fu ricostruita da Nerone dopo l'incendio del 64 e in seguito più volte restaurata e ampliata. L'ampio atrio rettangolare, circondato da un portico a due piani e ornato di vasche, era il soggiorno delle sacerdotesse, ricordate da basi e stature onorarie. Opposto al tempio di Vesta, dominava il tempio di Antonino e Faustina, eretto per decreto del Senato alla divinizzata moglie di Antonino Pio e dedicato all'imperatore all'indomani della sua morte (7). Presso il tempio di Antonino e Faustina si riprendeva la via Sacra lasciando a sinistra l'importantissima Necropoli Arcaica, sepolcreto delle popolazioni del primitivo nucleo abitato del Palatino. Superata ancora a sinistra una casa repubblicana, la via Sacra iniziava a salire (8). Quasi alla fine della Via Sacra vi era l'arco di Tito. Fu eretto al tempo di Domiziano per ricordare le sue vittorie riportate da Vespasiano e Tito sugli Ebrei e culminate nella distruzione di Gerusalemme. Passato anche l'arco si trovava sulla sinistra il tempio di Venere e Roma, iniziato nel 121 d.C. da Adriano, e terminato da Antonino Pio (sarà restaurato da Massenzio), All'interno ospitava le statue di Venere e di Roma, da cui il nome. La Via Sacra terminava sulla via Triumphalis (odierna via di S. Gregorio), che costeggiava l'Anfiteatro Flavio, più conosciuto come Colosseo. Fu Vespasiano a deciderne la costruzione, volendo il primo anfiteatro stabile della città che potesse sostituire precedenti strutture minori e provvisorie; fu dedicato nel 79 d.C. e inaugurato nell'80 da Tito con dei giochi che durarono 100 giorni. La sommità fu terminata da Domiziano.

Il Foro Traiano

Il Foro Traiano fu costruito dall'architetto Apollodoro di Damasco per celebrare le vittorie dell'imperatore sui Daci. Il foro raggruppava una pubblica piazza o Forum, una basilica giudiziaria, due biblioteche, la famosa colonna che sorgeva fra questi due edifici ed un immenso mercato coperto. Da sud la piazza era circondata da un portico sostenuto da un colonnato, al centro c'era la statua equestre dell'imperatore, a est si trovava un muro di fondo. Un vasta area era occupata dalla basilica Ulpia a cinque navate. Vicino alla Basilica c'erano due biblioteche dette Ulpie destinate una per i volumi greci, l'altra per i volumi latini e gli archivi imperiali. Tra di esse si innalzava la Colonna Traiana che rappresentava le imprese di Traiano ed era alta 38 m. Il piedistallo di pietra contiene le ceneri dell'imperatore. Lungo il fusto di marmo, situato sul piedistallo, con un andamento a spirale, un fregio a bassorilievo mostra le guerre daciche e le opere pacifiche di Traiano. All'interno c'è una scala che conduce in cima al monumento dove inizialmente fu eretta un'aquila di bronzo che, dopo la morte di Traiano, fu sostituita dalla statua dell'imperatore per poi lasciare il posto a quella di San Pietro.

Sulla destra del Foro emergono i Mercati Traianei con cinque piani: al pianterreno erano aperte le camere dove si vendevano frutta e fiori; al primo piano si depositavano vino ed olio; al secondo e al terzo venivano vendute le spezie, che provenivano dal lontano Oriente, tra cui il pepe che prima era venduto nella via, che probabilmente ha preso il nome di questa spezia, Biberatica; al quarto piano avvenivano le distribuzioni di grano, olio e vino e al quinto c'era il mercato del pesce.

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