Storia Antica

  • Materia: Storia Antica
  • Visto: 7651
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Mondo Ellenico e Mondo Ebraico

L'incontro tra la cultura ebraica e la cultura greca durante l'Ellenismo.

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L’incontro con la cultura greca fu per l’Ebraismo un momento transitorio, ma estremamente gravido di conseguenze. La Diaspora e l’impresa di Alessandro Magno favorirono gli scambi culturali fra i Greci e gli Ebrei, che si erano trasferiti sempre più numerosi dalla Palestina nei grandi centri ellenistici. Soprattutto Alessandria D’Egitto ospitò una ricca e influente comunità ebraica che, pur mantenendosi fedele alla religione dei padri, aveva tuttavia pienamente assimilato la lingua e i costumi greci, al punto da non essere più in grado di utilizzare, per il culto privato e pubblico, i testi sacri nell’originale. Si impose dunque la necessità di tradurre la Bibbia in greco; ed è probabile che i più antichi saggi di quest’operazione risalgono alla metà del secolo III a.C..

Verso la fine del secolo successivo va datata la così detta  Lettera di Aristea a Filocrate, scritta per garantire la fedeltà della traduzione. L’autore, mascherandosi dietro il nome di Aristea, narra come il sovrano, desideroso di possedere nella Biblioteca di Alessandria un esemplare greco della Bibbia, avesse incaricato di quest’opera settantadue dotti, che compirono l’immane lavoro in settantadue giorni. A lavoro concluso si scoprì che tutti avevano redatto un medesimo testo, che fu letto alla comunità ebraica e poi consegnato al re. In seguito a questo racconto leggendario la Bibbia greca è tuttora nota come la Bibbia dei Settanta. In realtà il lavoro di traduzione del testo biblico occupò almeno un secolo, e documenta il minore rigorismo della comunità della Diaspora rispetto agli Ebrei della Palestina. Il testo dei Settanta accoglie infatti scritti non compresi nel canone ebraico, e altri composti direttamente in greco.

La destinazione pratica della Bibbia dei Settanta si riflette nella sua lingua, che è la koiné non letteraria propagata in tutti i paesi soggetti all’influenza culturale greca, come dimostra la sua sostanziale coincidenza con i papiri e le iscrizioni di uso pubblico e privato risalenti alla medesima epoca. Questo tessuto di base ingloba d’altro canto espressioni che risultavano intraducibili, e per le quali si ricorse a un adattamento approssimativo del greco all’originale dettato ebraico. Ciò non toglie che nell’insieme la versione dei Settanta risulti limpida e scorrevole, ed a volte non priva di eleganza.

Negli estratti giunti a noi del Trattato sugli Ebrei di Alessandro Poliistore, vissuto tra la fine del II e i primi decenni del I secolo a.C., si trovano frammenti della tragedia Esodo del poeta ebraico Ezechiele, sicuramente databile tra III e II secolo a.C., in quanto utilizza la traduzione dei Settanta e poiché anteriore a Polistore. I 269 trimetri giambici tramandati permettono di ricostruire le linee generali di questo singolare tentativo di adattare a un genere letterario tipicamente greco il racconto della Bibbia. Ezechiele seguiva la traccia della vita di Mosè, a partire dalla sua infanzia fino all’arrivo del popolo ebraico all’oasi di Elim, dopo la miracolosa attraversata del Mar Rosso. Comunque Ezechiele si richiama soprattutto ad Euripide, da cui deriva l’espediente del prologo espositivo e la tecnica del racconto del nunzio, che riferisce il miracoloso attraversamento del Mar Rosso; e numerosi appaiono i riecheggiamenti euripidei a livello stilistico. Me al di là delle consonanze con il teatro classico, la tragedia dell’Esodo è un documento che testimonia le drammatiche vicende del popolo ebraico.

Si deve a Filone di Alessandria, detto anche Filone Giudeo, il più notevole tentativo di giungere ad un sincretismo fra la cultura greca e quella ebraica, fondendo motivi attinti al pensiero filosofico della Grecia ed elementi che appartenevano alla teologia dell’Ebraismo. Nel 39 d.C. egli fu designato alla guida di un’ambasceria dalla comunità ebraica presso l’imperatore Caligola, per far cessare i soprusi del governatore Avillio Flacco ai danni degli Ebrei di Alessandria. La missione fallì; ma dopo breve tempo sia Caligola sia Flacco perirono miseramente, e Filone riconobbe in tali circostanze la dimostrazione che Dio punisce gli empi, instaurando un criterio storiografico che verrà raccolto dagli Apologisti cristiani.

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