Storia Antica

  • Materia: Storia Antica
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  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Verso il Medioevo

L'ultimo periodo dell'Impero Romano e l'affermarsi del Cristianesimo.

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Premessa

Con la morte dell'imperatore romano Giuliano (detto l'Apostata, 331-363 d.C), il Cristianesimo prende nuovo slancio e si afferma definitivamente nelle regioni che facevano parte dell'Impero Romano. Giuliano ,da ragazzo, aveva appreso alcuni elementi del Cristianesimo e per molto tempo, almeno nelle forme esteriori, era sembrato allineato alla religione di Cristo che gia' da qualche tempo aveva il favore degli imperatori e di molti romani. Successivamente la sua formazione era continuata a Nicomedia dove si era avvicinato al culto degli antichi "dei" dell'Ellenismo pagano ed era politicamente cresciuto come generale in Gallia. I suoi primi atti erano andati nella direzione di restituire ai pagani alcuni diritti che erano stati girati al Cristianesimo(secondo Giuliano solo la religione pagana era "di stato"). Successivamente ribadi' il primato dell'istruzione secondo i canoni latini e greci, fece numerose epurazioni, cerco' di rivitalizzare il "paganesimo" nella forma denominata "ellenismo" e tento' di scoraggiare in tutti i modi i cristiani. Nonostante alcune roccaforti pagane in Grecia ed in alcuni ambienti romani, il suo tentativo non ebbe pero' altri sviluppi dopo la sua morte.

In quel periodo ci furono anche le teorie di Ario (gia' presbitero della Chiesa di Alessandria ) che dal 318 giravano in particolare in alcune zone dell'oriente romano. Occasionalmente i sostenitori di Ario si allinearono con gli altri cristiani per contrastare l'imperatore Giuliano che aveva tutto l'interesse ad aumentare la confusione. Ma anche la fase dell'arianesimo fu breve. Diversi barbari vi aderirono dopo il Concilio di Costantinopoli (381) ma le concezioni di Ario non ebbero seguito nel mondo civilizzato . Una piccola chiesa romana (S. Agata dei Goti-visitabile) fu costruita nel 470 dal generale Ricimero ed adibita a questo culto( anche dagli ostrogoti) fino alla consacrazione cattolica ai tempi di Gregorio Magno.

Alla fine il Cristianesimo che conosciamo sara' il piu' forte. Per molti secoli ci saranno invasioni, guerre, dispute, eresie, scismi, problemi continui nei rapporti fra potere temporale e Chiesa, ecc. ma il Cristianesimo sara' praticamente al centro della storia occidentale per molti secoli. In suo nome di faranno anche molte cose. E fra queste anche le Crociate. Il mondo romanizzato, piu' che con i barbari (presto coinvolti nel sistema), avra' infatti grossi problemi con l'Islam che viene da terre che hanno avuto pochi rapporti con l'Impero Romano. Fino ad un certo punto resisteranno i Bizantini e talora i barbari(nel frattempo romanizzati) che si erano insediati nell'Africa del Nord e nella penisola iberica. Le crociate , come tutti sanno, avranno poi risultati effimeri.

L'IMPATTO DEL CRISTIANESIMO NEL MONDO ROMANO

I Cristiani apparvero in maniera imponente nella storia romana il 18 luglio 64 d. c. data del famoso incendio di Roma quando Nerone, per allontanare la voce che gli attribuiva l'ordine del rogo, li denuncio' come colpevoli.

Davanti alla reazione popolare fu facile per l'imperatore rivoltare le responsabilita' nei riguardi della "setta" dei cristiani che, agli occhi dei Romani di allora, non appariva ben distinta dalla comunita' giudaica. Si trattava infatti ancora una volta di una religione proveniente dalla Palestina, la cui propaganda si svolgeva inizialmente nelle Sinagoghe, uniche basi di appoggio per San Paolo e San Pietro.

Nei riguardi dei Cristiani i Romani avevano quella diffidenza e ostilita', che dimostravano ai giudei, un popolo chiuso in se stesso la cui religione escludeva tutte le altre. Proprio questo era incomprensibile per il popolo romano che per carattere aveva sempre accettato e recepito i vari culti provenienti da fuori.

Tutta la letteratura cristiana ha ritratto Nerone, primo vero persecutore, come la figura dell' Anticristo dell'Apocalisse. Il miglior commento della persecuzione dei cristiani è nelle pagine, dalle tinte fosche, di Tacito che parla di "quella genia odiosa per le sue nefandezze che il volgo chiamava cristiani" , che subirono diverse pene: o vennero coperti di pelli ferine e dilaniate dai cani, o furono crocifissi o destinati alle fiamme(nota: su Nerone storici recenti si esprimono diversamente)
Ma tutto ciò non bastò, i cristiani infatti divennero ben presto la forza egemone dell'Impero, e Roma si avviò a diventare una città cristiana.

Il cristianesimo si inserì nel mondo romano, adottandone alcuni particolari usi, un esempio per tutti l'abbigliamento del sacerdote che utilizzando tunica e pallio propone ancora oggi il vestito tradizionale romano.

Il contrasto primitivo tra paganità e cristianità col tempo quindi si appianò in una concezione organica della storia di Roma, che vide come conseguente e necessario il passaggio dall'età classica a quella papale, in una progressiva "romanizzazione" della Chiesa, che occultò le proprie origini straniere mirando a presentarsi come "Chiesa romana". Tale tesi trovava del resto conforto nella morte avvenuta a Roma di San Pietro e San Paolo, che cosi' destinavano la città a luogo centrale del Cristianesimo.

Nacquero ben presto i primi luoghi di culto, che non erano ne dei piccoli santuari come per le altre religioni, ne dei templi come per il paganesimo, bensì dei centri comunitari: le domus ecclesiae Le case messe a disposizione dai ricchi prendevano il nome del proprietario (titulo). Le dimore ristrutturate secondo le necessità assolvevano a numerose funzioni: culto, battesimo, istruzione, assistenza sociale, amministrazione, abitazione del clero.

I cristiani evitarono così d'invadere la sfera pubblica con le loro attività e costruzioni.
La nuova fede divulgata assunse il ruolo di protagonista anche nelle manifestazioni artistiche. Per secoli, infatti, almeno fino a tutto il Medioevo, la religione resterà insuperata, se non unica, fonte ispiratrice dell'arte.

I primi segni dell'arte paleocristiana si scoprono nelle catacombe, gallerie cimiteriali disposte su più piani per sfruttare maggiormente gli spazi, che si trovavano soprattutto nelle grandi proprietà: i terreni venivano acquistati dai fedeli o donati dal ricco signore locale suoi schiavi o liberti cristiani.
Le catacombe, diramate come vere e proprie strade tracciate sotto il suolo della città, presentano oggi uno dei complessi visibili piu' interessanti della cultura cristiana.

Nel IV secolo la nuova architettura religiosa poteva finalmente innalzare la libera sede del culto: il tempio cristiano sorgeva così solenne e grandioso in una struttura compiutamente elaborata.
La chiesa predilisse le forme dell'ampia struttura architettonica dei pagani, soprattutto lo spazio concepito per usi molteplici -anche se in genere come aula giudiziaria -che si prestava perfettamente a divenire luogo di culto e di riunione. Venne quindi adottata la pianta a prevelente sviluppo longitudinale e l'edificio ereditò anche il nome classico di basilica.

In seguito (VI secolo), seguendo il principio cristiano della carità verso il prossimo, sorsero le diaconie, centri assistenziali gestiti dalla Chiesa, che procuravano e distribuivano i viveri, gestivano gli ospizi per poveri, malati e peIlegrini" e soprattutto erano provvisti di bagni, non più disponibili nelle terme pubbliche.

Ormai il paganesimo era morto e diversi monumenti dell'arte antica, soprattutto , templi, vennero riadattati a luoghi di culto, come il Pantheon che fu dedicato alla Vergine (609), la Curia del Senato che diventò la chiesa di Sant'Adriano (625), il Tempio di Portunus Santa Maria Egiziaca (IX secolo) e Sant'Urbano alla Caffarella che si situò nell'antico tempio di età antonina.
Mentre l'Impero continuava ad indebolirsi ed i suoi organismi diventavano sempre piu' inefficienti, il prestigio della Chiesa cresceva cosi' come la sua forza economica grazie a frequenti donazioni e lasciti.

La donazione di Costantino e la formazione del primo nucleo dello stato della Chiesa

Il documento di alto interesse storico detto Donazione di Costantino o Constitutum Cosfantini (il testo ci e' pervenuto in una versione latina e in una versione greca) si suppose consegnato nel 313 d. C. da Costantino a papa Silvestro, al quale l'imperatore avrebbe donato le imprese e ceduto l'Italia e l'Occidente.
In realtà esso fu redatto probabilmente tra la seconda metà dell'VIII e la prima metà del IX sec. o durante i regni dei Franchi Pipino il Breve e Carlo Magno.

Lo scopo del falso così creato voleva credibilmente essere quello di convalidare la sempre crescente autorità temporale dei papi in un momento storico che vedeva la ricostituzione della dignità imperiale in Occidente (Natale 800: incoronazione di Carlo Magno in S. Pietro da parte di papa Adriano I ). Ma chi sostiene che il documento sia stato confezionato in Francia ritiene che nacque dall'interesse dei sovrani carolingi a consolidare di fronte all'Oriente la legittimità dell'impero ricevuto dalle mani del pontefice che veniva proclamato nel testo riconosciuto arbitro dei territori occidentali.

L 'autenticità della Donazione posta in dubbio sin dal tempo degli Ottoni, generalmente per tutto il Medio Evo non venne contestata, nè messa in discussione nella sua validità giuridica. E' importante sottolineare, che la Curia papale non si servì della Donazione come titolo giuridico per rivendicazioni di carattere territoriale o politico, se non in casi sporadici e solo limitatamente a territori italiani già appartenuti alla Chiesa.

Sembra sia stata usata ufficialmente da Leone IX (1053) e poi forse da Niccolò Il (1059) ma esclusivamente per ribadire il primato spirituale del pontefice; di certo fu progressivamente interpretata in senso temporale a partire dalla fine del XII sec. con papa Urbano II e poi sistematicamente con Gregorio IX e Innocenzo IV che rivendicarono i loro diritti sull'impero contro le pretese di Federico Il, scomunicato nel 1245.

In età umanistica il documento viene criticamente riveduto da Nicolò da Cusa e la sua validità sostenuta vigorosamente da Lorenzo Valla.

Già a partire dal papato di Gregorio I Magno (590-604), e dunque molto tempo prima dell'età carolingia, si andava delineando un cambiamento politico sul territorio dell'Italia centrale che corrispondeva al bizantino Ducato Romano dell'Impero d'Oriente: a quest'ultimo, ormai sempre più debole e assente, si andava sostituendo il governo esercitato dall'amministrazione pontificia (castra Petri ).

Tale situazione si rese sempre più chiara poi tra l'VIII e il IX sec. quando numerose città (Sutri, Nepi, Ravenna, Rieti e la Sabina, Viterbo, Soana, Toscanella, Teano, Capua, Sora, Arpino, ecc.) finirono sotto la "protezione" del papa attraverso documenti giuridicamente validi, spesso di iniziativa reale, che andarono a ufficializzare l'esistenza del cosiddetto Patrimonium Petri

In poco tempo il papato (confortato militarmente, oltre che dai "Romani", da valide folle alleate, si trasformò in una potenza occidentale sovrana che disponeva di un vasto territorio nell'Italia centrale e che era spiritualmente a capo dell'Europa. A nulla valsero le intimidazioni e i tentativi di espansione dei re longobardi, i quali non riuscirono mai ad assorbire il territorio pontificio nel loro Regno in Italia.

Dopo la crisi dell'età feudale durante la quale prevalsero gli interessi e i privilegi dei singoli, un'energica opera di consolidamento fu portata avanti soprattutto dai papi Innocenzo III (1198-1216) e Gregorio IX (1271-76); ma essa andò inevitabilmente perduta durante il periodo della cattività avignonese (1309- 77).

Fu con l'inizio del XVI sec. che la politica papale intraprese la ricostruzione dello Stato della Chiesa attraverso imprese militari intese a liberare i territori occupati (Giulio II: conquista di Bologna e Ravenna) .Nel 1598 entra a far parte dello Stato Pontificio la città di Ravenna, nel 1649 i1 Ducato di Castro e nel 1651 quello di Urbino.

Così, con poche variazioni, lo Stato della Chiesa riprese la configurazione geografica che aveva avuto sin dall'inizio il Ducato Romano sul Tirreno, poi Patrimonio di Pietro, quando le sue popolazioni si strinsero attorno al pontefice vedendo in lui e nel suo potere l'unica via di salvezza. E questo aspetto conservò fino al XIX sec. quando le stesse popolazioni scelsero un altro capo temporale.

Il Cristianesimo in Oriente

Nel primo secolo d.C. operarono nella parte orientale dell'Impero romano principalmente San Paolo e San Giovanni. Secondo alcune controverse ipotesi anche Maria si sarebbe trasferita, al seguito di Giovanni, nelle vicinanze di Efeso(Turchia)che, come dimostrano le magnifiche rovine(vedi foto), era un centro notevole dell'est romano.

Qui, oltre la supposta tomba di Panagia kapuli, sarebbe stata individuata una primitiva Casa della Vergine molto visitata anche ai nostri tempi. L'individuazione di quest'ultimo sito archeologico , oltre che ad alcuni elementi storici, sarebbe anche conseguente alle visioni di una monaca(Caterina Emmerich della Westfalia, 1772 -1824). Secondo altre interpretazioni l'antica diffusione del culto della Vergine nella zona di Efeso potrebbe invece essere collegata a piu' antiche tradizioni locali ( un forte culto della "maternita' " come ,ad esempio, quello ben documentato nel museo campano di Capua).

Ad Efeso (nella chiesa di Maria) si svolse comunque il terzo concilio ecumenico (431)che fu decisivo per la c.d. "causa di Nestorio" ed anche quella riunione(concilio irregolare convocato dall'imperatore Teodosio II) che e' passata alla storia del Cristianesimo come "latrocinio di Efeso"
L'oriente cristiano, prima che l'Islam occupasse gradualmente l'Impero Bizantino, fu comunque caratterizzato da profonde polemiche religiose e da annose discussioni (oltre ad Efeso altre "assemblee" si svolsero a Calcedonia, a Costantinapoli, ecc.).
Oltre alla sede patriarcale di Costantinopoli erano rilevanti le sedi vescovili di Antiochia, di Alessandria ecc.

Dopo le questioni poste da Nestorio (le cui teorie in anni successivi ebbero seguito in Persia e , grazie a monaci di Seulecia, perfino in India ed in Cina ) si crearono altre correnti: monofisiti, giacobiti ecc. Con il grande imperatore Giustiniano tali polemiche furono smorzate, ma probabilmente le decise ostilita' nei confronti di Egiziani e Siriaci saranno ancora ricordate quando, un secolo dopo, appariranno gli arabi.

Problemi notevoli si ebbero anche nell'VIII secolo con l'esplodere delle lotte iconoclaste che durarono circa 80 anni e che furono occasionate dall'imperatore Leone III Isaurico che contrastava il culto delle immagini sacre. Questa fase si concluse con i concili di Nicea (787) e di Costantinopoli (843) che ammisero la legittimita' delle immagini.

Il Cristianesimo si sviluppo' comunque anche in Egitto. Con la denominazione di "copti" ( che proviene probabilmente da "qubt") si individuano i cristiani che si distinguevano, all'epoca, dalle posizioni della Chiesa di Alessandria e con l'accettazione del monofisismo. Grazie all'impatto con l'Islam l'ambito del cristianesimo copto si ridusse notevolmente ed ebbe una piccola ripresa solo nel 19° secolo. Romanizzazione e cristianizzazione dell'Egitto sono documentati anche dagli scavi e dalle scoperte nella zona del Fayum.

Il Monachesimo cristiano in Egitto e Siria

Diversamente da quanto comunemente si crede il fenomeno del Monachesimo (che tanto caratterizzò il Medioevo) ebbe il suo primo sviluppo nell'Oriente Cristiano. L'ascetismo fu inizialmente praticato in Egitto dove uno dei primi monaci fu Sant'Antonio (abate, 250 d.C) che per circa 20 anni si ritirò in completa solitudine nelle vicinanze di Afrodipopoli (el-Fayyum) . Pochi anni dopo Pacomio fondò il primo monastero cristiano e presto questo tipo di ascetismo si affermò nell'Egitto settentrionale ed in particolare nei deserti di Nitria e di Scete. Il monachesimo più antico si ispirava filosoficamente a degli scritti di Cassiano.

Comunque dall'Egitto queste forme di vita si estesero nella vicina Siria ed in altre zone dell'Asia minore. In Siria, a differenza di quanto accadeva in Egitto, esistevano forme di ascetismo un po' particolari. Le più famose erano quelle degli stiliti eremiti che vivevano sopra un una colonna (uno di questi era San Simeone Stilita) , ma c'erano altre forme singolari (ad esempio si narra di monaci detti "pascolanti" che mangiavano l'erba dei campi).

Dall'Egitto il monachesimo si affermò anche in Grecia grazie a San Basilio. E successivamente il monachesimo nella sua forma greca si sviluppo' in tutto l'Oriente romano e poi (per via di Eusebio da Vercelli e di Sant'Agostino) anche in Italia. L'antico ceppo dei monaci antoniani nel corso dei secoli si e' diviso fra Maroniti (Libano), Baladiti, Caldei, Armeni, diverse congregazioni anche occidentali.

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