Storia Contemporanea

  • Materia: Storia Contemporanea
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  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Accadde nel…

Gli eventi accaduti tra il 1930 e il 1955.

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Decadentismo

Corrente letteraria europea che ebbe origine in Francia e si sviluppò in Europa tra gli anni Ottanta dell'Ottocento e il primo decennio del Novecento. Trova un corrispettivo nella corrente artistico-architettonica che prese nomi diversi a seconda del paese in cui fiorì: Liberty in Italia, Art Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania. Il termine "decadentismo" nacque con l'accezione negativa di "decadenza", sentita come il declino non soltanto letterario di un'intera civiltà, e ancora prima di diventare il titolo di una rivista letteraria francese ("Le Décadent", fondata nel 1886) era stato utilizzato dalla critica per definire l'opera di quegli scrittori che manifestavano un'insubordinazione al gusto e alla morale della borghesia, divenuta classe egemone e garante dello statu quo dopo l'esaurirsi della spinta rivoluzionaria del 1848. Due opere, in particolare, avevano suscitato grande scandalo in Francia a metà Ottocento: I fiori del male di Charles Baudelaire e Madame Bovary di Gustave Flaubert, entrambe del 1857.

Le radici filosofiche del decadentismo
 
Nato in un'epoca di spinte materiali e intellettuali contraddittorie, che vide rinnovamento del sistema produttivo e stagnazione economica, repressione delle masse popolari e attenzione per la questione sociale, il decadentismo ha radici filosofiche nelle correnti irrazionalistiche che, alla fine dell'Ottocento, convivevano con il razionalismo positivistico dal quale era nata la letteratura naturalista (la raccolta collettiva Le serate di Médan fu pubblicata nel 1880). Due i grandi nomi della riflessione sulla componente irrazionale dell’agire umano: Henri Bergson, che conferì nuovo valore all'intuizione e concepì il tempo non come unità di misura dello scorrere dei fatti ma come dimensione soggettiva e psichica; e Friedrich Nietzsche, che nella Nascita della tragedia (1871) diede risalto e visibilità alla dimensione "dionisiaca" (in opposizione a quella "apollinea") dell'uomo, cioè a quanto vi è di cieco, irrazionale, animale nel comportamento umano.

Il decadentismo italiano

In Italia, dove la trasformazione economica in senso capitalistico avvenne in ritardo e in modo repentino, il decadentismo non assunse il carattere radicale e dirompente che ebbe nella vicina Francia. Diversa è soprattutto la concezione della figura del poeta, il quale mantiene una funzione di guida culturale della società, al contrario di quanto avviene in Francia, dove Mallarmé riconosce nell'isolamento la condizione dell’artista, costretto ai margini di una "società che non gli permette di vivere". Esemplare è la figura di Gabriele D'Annunzio, poeta e letterato, ma anche uomo pubblico e straordinario precursore della moderna società dello spettacolo (si pensi al gesto clamoroso del suo volo su Vienna, con il lancio di volantini tricolori), il quale, rimarcando la superiorità dell'intellettuale, si atteggia a vate e condottiero degli spiriti più nobili e arditi della nazione.Anche all'interno dell'industria culturale l'estetismo seppe trovare in Italia un suo spazio, affermandosi grazie a spettacolari manifestazioni e soprattutto oculate operazioni editoriali. Il suo centro fu Roma, dove l'editore Angelo Sommaruga fondò l'elegante rivista "Cronaca bizantina" (1881-1885); altrettanto importanti per la diffusione del decadentismo furono successivamente "Il Convito" (1895-1896), anch'essa romana, e la più longeva rivista fiorentina "Il Marzocco" (1896-1932).

D’Annunzio 

I maggiori scrittori decadenti furono, oltre a D'Annunzio (principale animatore della "Cronaca bizantina" e del "Convito"), Pascoli e Fogazzaro. D'Annunzio rovesciò l'elemento aristocratico tipico del decadentismo in spettacolo da offrire al pubblico, in parte da recitare a beneficio delle masse, e lo fece creando anzitutto il mito di se stesso, l'intellettuale più celebre e chiacchierato dell'epoca in Italia.  Egli tenne conto con grande tempismo delle esperienze letterarie straniere contemporanee sia in prosa sia in poesia.

Così, se Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo Il piacere (1889), rappresenta l'uomo raffinato e colto amante dell'arte e delle donne, Claudio Cantelmo impersona il superuomo nelle Vergini delle rocce (1895), mentre nel Notturno (1921) prevale un ripiegamento dell'autore su se stesso, assieme a una tematica più intima e riflessiva. La poesia di D'Annunzio, che teneva conto soprattutto delle esperienze francesi, divenne in breve il modello di riferimento (sia in positivo sia in negativo) della generazione di poeti contemporanea e di quella successiva. La sua sensibilità straordinaria investe il mondo dei sentimenti, quello della natura e quello dell'arte, e la sua affascinante scrittura, ricca e suggestiva, ne costituisce la più appropriata traduzione in termini letterari.maggiori scrittori decadenti furono, oltre a D'Annunzio (principale animatore della "Cronaca bizantina" e del "Convito"), Pascoli e Fogazzaro. D'Annunzio rovesciò l'elemento aristocratico tipico del decadentismo in spettacolo da offrire al pubblico, in parte da recitare a beneficio delle masse, e lo fece creando anzitutto il mito di se stesso, l'intellettuale più celebre e chiacchierato dell'epoca in Italia. Egli tenne conto con grande tempismo delle esperienze letterarie straniere contemporanee sia in prosa sia in poesia. Così, se Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo Il piacere (1889), rappresenta l'uomo raffinato e colto amante dell'arte e delle donne, Claudio Cantelmo impersona il superuomo nelle Vergini delle rocce (1895), mentre nel Notturno (1921) prevale un ripiegamento dell'autore su se stesso, assieme a una tematica più intima e riflessiva. La poesia di D'Annunzio, che teneva conto soprattutto delle esperienze francesi, divenne in breve il modello di riferimento (sia in positivo sia in negativo) della generazione di poeti contemporanea e di quella successiva. La sua sensibilità straordinaria investe il mondo dei sentimenti, quello della natura e quello dell'arte, e la sua affascinante scrittura, ricca e suggestiva, ne costituisce la più appropriata traduzione in termini letterari.

Moravia Alberto

Moravia, Alberto, pseudonimo di Alberto Pincherle (Roma 1907-1990), scrittore italiano. Collaboratore dal 1927 alla rivista "900", esordì a soli ventidue anni con il romanzo Gli indifferenti (1929), descrizione lucida e impietosa della crisi di valori del mondo borghese, che gli procurò fama immediata in Italia. I due successivi romanzi, Le ambizioni sbagliate (1935) e La mascherata (1941), furono entrambi bloccati dalla censura fascista, che vide in essi una satira del regime. Dopo aver trascorso alcuni anni all'estero, nel dopoguerra Moravia riprese l'attivita narrativa e cominciò a dedicarsi anche al giornalismo, alla critica cinematografica (Al cinema, 1975, raccoglie parte dei suoi articoli pubblicati su "L'Espresso"), alla drammaturgia (Beatrice Cenci, 1958; Il dio Kurt, 1968; La vita è gioco, 1969) e in seguito alla saggistica (L'uomo come fine e altri saggi, 1963; Impegno controvoglia, 1980). Nel 1953 fondò con Alberto Carocci "Nuovi Argomenti", di cui fu anche direttore.

Tra i suoi romanzi si ricordano Agostino (1943), storia del primo incontro di un adolescente col sesso; La romana (1947), memorabile ritratto di donna sullo sfondo dell'Italia fascista, dal quale nel 1954 fu tratto un film per la regia di Luigi Zampa; L'amore coniugale (1949) e Il disprezzo (1954), nei quali Moravia applica la propria visione critica alla tipica istituzione borghese del matrimonio; La noia (1960), che analizza il rapporto dell'uomo alienato con la realtà. Una delle sue opere più note è La ciociara (1957), ambientata in tempo di guerra, per la quale l'autore attinse ai propri ricordi personali. A questo romanzo il regista Vittorio De Sica si ispirò per uno dei suoi capolavori.
All'ultima fase appartengono le allegorie politiche La vita interiore (1978), che affronta il tema del terrorismo, e 1934 (1982), storia dell'incontro fra un giovane antifascista italiano e una ragazza tedesca. Moravia fu anche un maestro del racconto: i Racconti romani (1954) e i Nuovi racconti romani (1959) ritraggono vividamente il sottoproletariato romano, mentre La cosa (1983) è una raccolta di racconti erotici.

Mussolini Benito        

Benito Mussolini (Dovia di Predappio, Forlì 1883 - Giulino di Mezzegra, Como   1945), uomo politico, fondatore e leader del fascismo italiano. Figlio di un fabbro, si avvicinò da giovanissimo al socialismo, anche per l'influenza del padre. Conseguito il diploma di maestro nel 1901, fuggì in Svizzera l'anno successivo per sottrarsi al servizio militare e vi rimase fino al 1904, segnalandosi come agitatore socialista e anticlericale. Rientrò in Italia, dove esercitò l'insegnamento fino a quando, nel 1909, si trasferì a Trento avviandosi all'attività giornalistica (fu direttore del settimanale "L'avvenire del lavoratore"). Tornato a Forlì, vi diresse la federazione socialista provinciale e il settimanale "La lotta di classe". Nel 1911 fu tra i capi delle violente proteste popolari condotte in Romagna contro la guerra di Libia e venne condannato a cinque mesi di carcere.
Al congresso del Partito socialista italiano di Reggio Emilia (luglio 1912) si impose come uno dei leader dell'ala rivoluzionaria e nel dicembre fu nominato direttore del quotidiano socialista "Avanti". Allo scoppio della prima guerra mondiale, si schierò dalla parte degli interventisti, ritenendo che la guerra avrebbe creato le condizioni favorevoli per la rivoluzione sociale: scelta che provocò la sua espulsione dal Partito e lo privò della direzione dell'"Avanti". Fondò un nuovo quotidiano, "Il Popolo d'Italia", dalle cui pagine condusse una vivace battaglia a favore dell'intervento. Arruolatosi come volontario nel settembre 1915, partecipò al conflitto sino al febbraio 1917, quando venne ferito.
Nel marzo del 1919 fondò a Milano i Fasci di combattimento, che derivavano il nome da un antico simbolo romano, il fascio. Il movimento – che era nazionalista e antiliberale, ma avanzava rivendicazioni tipiche dei gruppi socialisti, come la giornata lavorativa di otto ore – ottenne l'appoggio di importanti gruppi finanziari, quali l'Ansaldo e l'Ilva.

Nel 1921, con la nascita del Partito nazionale fascista, Mussolini abbandonò le aperture sociali del programma del 1919 e pose l'accento sulla difesa dello stato e sull'antiparlamentarismo, trovando seguaci in particolare tra i reduci di guerra, i gruppi giovanili e il ceto impiegatizio. Presentatosi invano alle elezioni del 1919, fu eletto deputato nel 1921. Dopo la marcia su Roma (ottobre 1922), ottenne da Vittorio Emanuele III la presidenza del Consiglio. Nel volgere di pochi anni fondò un regime totalitario fondato su un partito unico e sull'assenza di libertà politiche.

Durante il suo governo, stipulò con la Santa Sede i Patti lateranensi (1929), con cui si arrivò a una conciliazione tra lo stato italiano e la Chiesa, dopo mezzo secolo di contrasti; intraprese una politica estera aggressiva, conquistando l'Etiopia (1935-36); appoggiò militarmente il generale Francisco Franco durante la guerra civile spagnola (1936-1939); invase l'Albania (aprile 1939) e si alleò con la Germania nazista, stipulando il cosiddetto Patto d'acciaio (maggio 1939).

L'impreparazione militare italiana non permise al duce di partecipare immediatamente alla seconda guerra mondiale; egli entrò nel conflitto nel giugno del 1940, dichiarando guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Dopo le numerose sconfitte subite dall'Italia, il 25 luglio 1943, fu destituito e fatto arrestare da Vittorio Emanuele III, che lo sostituì con il maresciallo Pietro Badoglio. Liberato dai tedeschi, Mussolini organizzò nell'Italia settentrionale la Repubblica di Salò, un regime fantoccio sostenuto dai tedeschi. Durante gli ultimi giorni di guerra, tentò di fuggire in Svizzera con la sua amante Claretta Petacci, ma fu catturato dai partigiani (vedi Resistenza) e fucilato il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como.

Seconda Guerra Mondiale

Il 1° settembre 1939, le truppe tedesche attaccavano la Polonia. Il 3 settembre Gran Bretagna e Francia dichiaravano guerra alla Germania, mentre l'Italia, il giorno stesso dello scoppio delle ostilità, aveva proclamato la sua "non belligeranza", giustificando l'inadempienza al patto d'acciaio con l'impreparazione ad affrontare una guerra di lunga durata. La seconda guerra mondiale cominciava così come una continuazione, o una replica, della prima. Molto simili erano la posta in gioco e le cause di fondo: il tentativo della Germania di affermare la propria egemonia sul continente europeo e la volontà di Gran Bretagna e Francia di impedire questa affermazione. Simile era anche la tendenza del conflitto ad allargarsi fuori dai confini europei. Ma questa volta l'estensione del teatro di guerra sarebbe stata ancora maggiore e ancora più rivoluzionarie le conseguenze sugli equilibri internazionali. Rispetto al primo conflitto mondiale, il secondo vide inoltre accentuarsi il carattere totale della guerra. Lo scontro ideologico fra i due schieramenti fu più aspro e radicale, e dunque più ampia fu la mobilitazione dei cittadini con o senza uniforme. Nuove tecniche di guerra e nuove armi furono impiegate anche fuori dai campi di battaglia e le conseguenze sulle popolazioni civili furono più tragiche che in qualsiasi guerra del passato.

Caduta della Francia

L'offensiva tedesca sul fronte occidentale ebbe inizio il 10 maggio 1940 e si risolse di poche settimane in un nuovo travolgente successo. A provocare la sconfitta furono soprattutto gli errori dei comandi fortificazioni difensive che costituivano la Linea Maginot: fortificazioni che fra l'altro coprivano solo la frontiera franco-tedesca lasciando scoperto il confine col Belgio e col Lussemburgo, da dove in realtà veniva la minaccia più seria.
Infatti, come nel 1914, i tedeschi iniziarono l'attacco violando la neutralità dei piccoli Stati confinanti. Questa volta, oltre al Belgio, furono invasi anche Olanda e Lussemburgo. Fra il 12 e il 15 maggio, dopo aver attraversato velocemente la foresta delle Ardenne (ritenuta dai francesi invalicabile dai carri armati), i reparti corazzati tedeschi sfondarono le linee nemiche nei pressi di Sedan. Le truppe tedesche dilagarono quindi in territorio francese e puntarono verso il mare, chiudendo in una sacca molti reparti francesi e belgi e l'intero corpo di spedizione inglese, appena sbarcato sul continente. Solo un momentaneo rallentamento dell'offensiva consentì al grosso delle forze britanniche, assieme a circa 100.000 fra belgi e francesi, un drammatico reimbarco nel porto di Dunkerque (29 maggio-4 giugno). Il 14 giugno i tedeschi entravano a Parigi mentre interminabili colonne di profughi si riversavano verso il Sud.

Intervento Italiano

Il crollo repentino della Francia valse a spazzar via le ultime esitazioni di Mussolini, deciso a non consentire che l'Italia restasse spettatrice nel conflitto. Il 10 giugno 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, il duce annunciava a una folla plaudente l'entrata in guerra dell'Italia "contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente". L'offensiva sulle Alpi, sferrata il 21 giugno in condizioni di netta superiorità numerica contro un avversario praticamente già sconfitto, si risolse però in una grossa prova di inefficienza. L'armistizio subito richiesto dalla Francia e firmato il 24 giugno prevedeva solo qualche minima rettifica di confine oltre alla smilitarizzazione di una fascia di territorio francese profonda 50 chilometri. Non diversamente andarono le cose in Africa Settentrionale, dove l'attacco lanciato a settembre contro le forze inglesi in Egitto dovette arrestarsi per l'insufficienza dei mezzi corazzati. Mussolini, convinto che l'Italia dovesse combattere una sua guerra, parallela a quella tedesca, rifiutò un'offerta d'aiuto da parte della Germania, preoccupato di sottrarsi alla tutela del più potente alleato.

Battaglia d'Inghilterra

Dal giugno 1940, la Gran Bretagna era rimasta sola a combattere contro la Germania e i suoi alleati. A questo punto Hitler sarebbe stato disposto a trattare, a patto di vedersi riconosciute le sue conquiste. Ma ogni ipotesi di tregua trovò un ostacolo insuperabile nella volontà della classe dirigente e del popolo britannico di continuare la lotta.

Hitler attacca la Russia

Con l'attacco tedesco all'Unione Sovietica, all'inizio dell'estate 1941, la guerra entrò in una nuova fase. Un altro vastissimo fronte si aprì in Europa orientale. La Gran Bretagna non fu più sola a combattere. Lo scontro ideologico si semplificò e si radicalizzò col venir meno dell'anomala intesa fra nazismo e regime sovietico.

Che l'URSS costituisse da sempre il principale obiettivo delle mire espansionistiche di Hitler non era un mistero per nessuno. Stalin si illuse tuttavia che Hitler non avrebbe mai aggredito la Russia prima di aver chiuso la partita con la Gran Bretagna. Così, quando il 22 giugno 1941 l'offensiva tedesca (denominata in codice operazione Barbarossa) scattò su un fronte lungo 1600 chilometri, dal Baltico al Mar Nero, i russi furono colti impreparati. In due settimane le armate del Reich penetrarono in territorio sovietico per centinaia di chilometri. L'offensiva a cui prese parte anche un corpo di spedizione italiano si sviluppò su due direttrici principali: a Nord, attraverso le regioni baltiche, e a Sud, attraverso l'Ucraina, con l'obiettivo di raggiungere le zone petrolifere del Caucaso. Ma l'attacco decisivo verso Mosca fu sferrato troppo tardi, all'inizio di ottobre, e fu bloccato a poche decine di chilometri dalla capitale. In dicembre i sovietici lanciavano la loro prima controffensiva, allontanando la minaccia da Mosca. Hitler aveva mancato l'obiettivo di mettere fuori causa in pochi mesi l'URSS ed era costretto a tenere il grosso del suo esercito immobilizzato nelle pianure russe, alle prese con un terribile inverno e con una resistenza sempre più accanita.

Entrata in Guerra degli USA

Il 7 dicembre 1941, l'aviazione giapponese attaccò, senza previa dichiarazione di guerra, la flotta degli Stati Uniti ancorata a Pearl Harbor, nelle Hawaii, e la distrusse in buona parte. Fu così che gli USA entrarono attivamente nella Seconda Guerra Mondiale

La Battaglia delle Midway

Fra il 1942 e il 1943, l'andamento della guerra subì una svolta decisiva su tutti i fronti. 1 primi segni di inversione di tendenza si ebbero nel Pacifico, dove la spinta offensiva dei giapponesi fu fermata Nuova Guinea, e nella Battaglia delle Midway, a ovest delle Hawaii: le prime battaglie navali in cui le flotte si affrontarono senza vedersi, a decine di chilometri l'una dall'altra, bombardandosi a vicenda con gli apparecchi che decollavano dalle grandi portaerei.

Sbarco in Sicilia e Armistizio Italiano

Il 10 luglio 1943, i primi contingenti anglo-americani sbarcavano in Sicilia e in poche settimane si impadronivano dell'isola, mal difesa da truppe in larga parte convinte dell'inevitabilità della sconfitta. Anche la popolazione locale non oppose alcuna resistenza e spesso accolse gli alleati come liberatori.

Sbarco in Normandia

L'Operazione Overlord (questo il nome in codice dello sbarco in Normandia) scattò all'alba del 6 giugno 1944, preparata da un'impressionante serie di bombardamenti e da un nutrito lancio di paracadutisti. Alla fine di luglio, dopo due mesi di combattimenti, gli alleati riuscirono a sfondare le difese tedesche e a dilagare nel Nord della Francia.

Fine della Seconda Guerra Mondiale

Il 30 aprile, mentre i russi stavano entrando a Berlino, Hitler si suicidò nel bunker sotterraneo dove era stata trasferita la sede del governo, lasciando la presidenza del Reich all'ammiraglio Karl Dónitz, che chiese subito la resa agli alleati. Il 7 maggio 1945, nel quartier generale alleato a Reims, fu il 6 agosto 1945, un bombardiere americano sganciava la prima bomba atomica sulla città di Hiroshima. Tre giorni dopo l'operazione era ripetuta a Nagasaki. Il 15 agosto, dopo che l'Unione Sovietica aveva anch'essa dichiarato guerra al Giappone, l'imperatore Hirohito offrì agli alleati la resa senza condizioni. Con la firma dell'armistizio, il 2 settembre 1945, si concludeva così il secondo conflitto mondiale.

La crisi del 1956         

Proprio nel 1956, l'anno in cui Kruscev lanciava la dottrina della " coesistenza pacifica", l'esito delle due crisi di Suez e d'Ungheria dimostrava la bipolarizzazione del sistema internazionale intorno a USA e URSS e il nuovo corso delle loro relazioni. La decisione del nuovo premier egiziano nazionalista Nasser di nazionalizzare il canale di Suez danneggiava fortemente gli interessi anglo-francesi, eredità del loro dominio coloniale nell'area. Tuttavia, il loro intervento militare, di cui approfittò Israele per attaccare l'Egitto, venne fermato e vanificato dalla dura reazione dell'URSS, che si eresse a paladina dell'Egitto acquistando prestigio e influenza in tutto il mondo arabo, e degli stessi USA, che non ammettevano deroghe alla loro leadership mondiale sul blocco occidentale. Quando poi i carri armati sovietici schiacciarono nel sangue la rivolta ungherese, gli Stati Uniti si astennero da qualsiasi intervento, nonostante gli accorati appelli del nuovo governo presieduto da Nagy, riconoscendo di fatto l'indiscussa egemonia sovietica nell'Europa orientale.

Dalla crisi di Berlino a quella di Cuba

Il primo, clamoroso incontro al vertice tra Eisenhower e Kruscev, avvenuto nel 1959 a Camp David, sancì agli occhi del mondo la politica della distensione, basata sull'equilibrio del terrore e sul riconoscimento delle rispettive sfere di influenza. Poco dopo, il nuovo presidente Kennedy raccolse la sfida pacifica di Kruscev impegnando gli Stati Uniti a dimostrare la superiorità del modello occidentale in termini di sviluppo economico e di benessere. Il rinnovarsi della crisi di Berlino, per l'impossibilità di giungere a una soluzione concordata sullo status della città e delle relazioni tra le due Germanie, riportò il paese tedesco al centro del confronto USA-URSS: l'innalzamento del muro di Berlino concluse la crisi, ma quel muro divenne il simbolo della divisione dell'Europa e della guerra fredda. La tensione USA-URSS raggiunse infine il suo acme nella crisi dei missili a Cuba. Per settimane il mondo intero seguì con il fiato sospeso una prova di forza che poteva preludere al conflitto diretto; l'esito positivo della crisi confermò invece che nessuna delle due super potenze intendeva rischiare la catastrofe nucleare e che l'unica via percorribile nei loro rapporti era quella della distensione.

Disco stereofonico

Inventore: ALAN D. BLUMLEIN BREVETFA

Il tecnico inglese, che lavora alla Emi, brevetta il sistema di incisione stereofonica, basato sulla captazione del suono da due diversi microfoni diretti verso sinistra e verso destra rispetto all'orchestra e su una serie di accorgimenti tecnici (suono panoramico) che ricreano artificialmente anche le fonti sonore presenti al centro dell'orchestra. Il brevetto di Blumlein resterà invariato anche oggi. Il tecnico inglese incise però il primo disco stereo nel 1933 una sinfonia di Mozart diretta da sir Ibomas Beccham,( 1879-1961), ma è battuto sul tempo dall'americano Fletcher della Bell. Quest'ultimo brevetterà il proprio sistema stereo soltanto nel 1936, poiché i dirigenti della compagnia non sono dell'avviso che questa soluzione avrà un futuro.

Radar

Sistema elettronico usato per localizzare oggetti non visibili a occhio nudo e per determinarne distanza, velocità, forma e dimensioni, sfruttando le proprietà di propagazione delle onde radio (vedi Radio). Il termine radar, usato per la prima volta dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale, deriva dall'espressione inglese Radio Detection And Ranging (rivelazione e misurazione di distanza per mezzo di onde radio).

Nato come dispositivo bellico, oggi il radar trova innumerevoli impieghi in ambiti civili, nella navigazione, nel controllo del traffico aereo, in meteorologia e nel campo dell'esplorazione spaziale, nel controllo della velocità degli autoveicoli e nel tele rilevamento della superficie terrestre.

Fu l'ingegnere tedesco Christian Hülsmeyer il primo a proporre l'uso degli echi radio per evitare collisioni nella navigazione marittima, mettendo a punto un radiolocalizzatore che brevettò nel 1904; in seguito, un dispositivo basato sul principio della localizzazione a mezzo di onde corte venne suggerito da Guglielmo Marconi nel 1922. Il primo esperimento riuscito di radiorilevamento a distanza venne effettuato due anni dopo, nel 1924, quando Edward Victor Appleton usò echi radio per determinare l'altitudine della ionosfera, lo strato ionizzato dell'alta atmosfera che riflette le radioonde più lunghe.

Un apparecchio radar è formato da un trasmettitore, un'antenna, un ricevitore e un indicatore. Il trasmettitore invia le radioonde per mezzo di un'antenna direzionale, che le concentra in un fascio puntato nella direzione desiderata. Quando il fascio colpisce un oggetto, viene riflesso sotto forma di eco; il fascio riflesso ripercorre il cammino di andata in direzione del trasmettitore e viene rivelato dall'antenna del ricevitore. Mediante un procedimento di amplificazione ed elaborazione computerizzata dell'eco, il ricevitore radar produce infine un segnale visivo su uno schermo. Detto t il tempo misurato tra l'istante di emissione del segnale e la ricezione dell'eco e v la velocità di propagazione delle onde (come tutte le componenti dello spettro elettromagnetico, la velocità delle radioonde nel vuoto è di circa 300.000 km/s), la distanza d tra l'oggetto e la stazione radar è d = vt/2.

Il calcolatore universale

Nasce il 1° AGOSTO 1945 "MARK 1" (ufficialmente chiamato ASCC - Automatic Sequence Controlled Calculator). E' il primo calcolatore aritmetico universale. Entra in funzione all'università di Harvard. A costruirlo il fisico HOWARD AIKEN. Alle sue spalle gli aiuti economici e i tecnici di un'azienda che fabbrica macchine d'ufficio: la IBM, che da questo momento, sempre più investendo su questo nuovo settore, si avvia alla conquista del mercato mondiale dell'informatica che sta nascendo, correndo, allargando il suo regno.

MARK 1 é ancora a relè ed è simile alla macchina analitica di Babbage. La sua costruzione  iniziata nel 1939. Pesa 5 tonnellate, é lungo 18 metri, alta 1,80, ha 75 macchine calcolatrici elettriche, che hanno in totale 800.000 componenti collegati fra loro da quasi 1000 chilometri di cavi. Non ha ancora valvole, i transistor devono ancora essere inventati, i circuiti integrati non si sa ancora cosa sono. Funziona con 3300 relé che mettono in funzione e in movimento un sistema di organi ancora tutti meccanici.
Le sue prestazioni: può moltiplicare due numeri di 23 cifre in 3-6 secondi. In un secondo 6 normali operazioni aritmetiche. Una banalissima memoria con una capacità di 70 parole di 24 bit. Naturalmente sia l'ingresso che l'uscita dei dati avveniva tramite nastri perforati.
Per avere un'idea, una semplice calcolatrice moderna é 50.000 volte più potente di Mark 1. Un normalissimo computer di oggi lo è circa 1 milione di volte. Tutto il complesso di Mark 1 (5 tonnellate - 18 metri) potrebbe stare oggi su un processore, una scheggia di silicio grande come la centesima parte di una capocchia di uno spillo.

Seguirà poi   - già iniziato nel 1943, ma sarà terminato nel 1946 -  alla Moore School of Electrical Engineering, il calcolatore ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer). Costruttori l''ingegnere J. P. Eckert,  il fisico J. W. Mauchly, e il matematico H. Goldstine. Finanziatori: l'Università di Pennsylvania  e l' Esercito degli Stati Uniti. L'ENIAC sostituì finalmente i relè, con  le valvole elettroniche, ed era programmabile, nel senso che poteva essere di volta in volta predisposto a svolgere diverse funzioni. L'ENIAC  era costituito da 18.000 valvole, pesava 30 tonnellate, occupava 180 metri quadri di superficie, svolgeva  300 moltiplicazioni al secondo. Sempre per farci un'idea,  quelli odierni, nelle grandi università ne svolgono in un secondo 300 miliardi. Cioè, da allora, un miliardo di volte più potenti.

Il transistor

Nel gennaio del 1948 il fisico statunitense dei laboratori Bell William Bradford Shockley metteva a punto il transistor, piccola invenzione che avrebbe rivoluzionato la nostra vita quotidiana. Tutti gli apparecchi elettronici che usiamo abitualmente sfruttano infatti i transistor come componente di base per il loro funzionamento: un tipico microprocessore utilizzato nei personal computer, ad esempio, contiene oggi fra i 3 e i 5 milioni di transistor.

A quarant’anni di distanza, l’invenzione del transistor, evento rivoluzionario nella storia della moderna tecnologia.Il transistor, nonostante la grande varietà delle sue applicazioni, svolge solo due semplici funzioni: quella di interruttore e quella di modulatore. Come in un interruttore, fornendo una piccola corrente a uno degli ingressi del transistor è possibile consentire o escludere il passaggio di una corrente attraverso le altre due connessioni di cui è dotato. Come in un amplificatore di corrente, il passaggio di corrente può essere modulato: una piccola variazione di corrente a un ingresso consente di controllare il passaggio di una corrente molto superiore attraverso le altre due connessioni. Il principio di funzionamento del transistor è analogo a quello del triodo, già noto e utilizzato fin dagli inizi del XX secolo. Shockley e i suoi collaboratori Walter Houser Brattain e John Bardeen sfruttarono le proprietà fisiche dei materiali semiconduttori per ottenere i risultati di un triodo senza i suoi inconvenienti (necessità di un tubo vuoto e di ingombranti parti meccaniche, fragilità, inefficienza e alti costi). Realizzarono così il transistor bipolare, che valse ai tre ricercatori il premio Nobel per la fisica nel 1956.Nella sua forma più semplice, il transistor bipolare è composto da tre elementi – detti emettitore, base e collettore – costituiti da un frammento di cristallo semiconduttore, generalmente germanio o silicio, cui sono aggiunte opportune impurità. I tre elementi sono disposti a sandwich, con la base in mezzo, e ciascuno di essi è dotato di un collegamento che permette di inserire il transistor all'interno di un circuito elettrico. Grazie alle proprietà fisiche di questi materiali, una piccola corrente applicata alla base può determinare e controllare il flusso di corrente fra collettore ed emettitore. La prima applicazione commerciale del transistor, all'inizio degli anni Cinquanta, fu nel campo della telefonia, in sostituzione degli inaffidabili relè meccanici allora utilizzati nei collegamenti telefonici; nel 1954 furono commercializzati i primi esemplari di radio a transistor e l'IBM iniziò a sostituire nei propri computer i tubi a vuoto con i transistor. Da allora la diffusione del transistor è stata inarrestabile, grazie soprattutto all'elevata affidabilità, alla velocità di risposta, al bassissimo costo e alla possibilità di miniaturizzarli. Oggi vengono realizzati transistor tanto piccoli da essere praticamente invisibili a occhio nudo e la tecnologia dei circuiti integrati, sviluppata a partire dagli anni Sessanta, ha permesso di realizzare complessi circuiti composti da milioni di transistor su sottilissime piastrine di silicio. Attualmente esistono molti tipi diversi di transistor, i più noti dei quali sono quelli a effetto di campo (J-FET e MOS-FET).

Jack Kilby

Ci sono pochi uomini viventi di cui alcuni compimenti professionali hanno cambiato il mondo. Jack Kilby è uno di questi uomini. La sua invenzione del circuito monolitico integrato "il microchip" - 30 anni fa alla Texas Instruments (TI) ha posato la fondazione concettuale e tecnica per il campo intero dall'alta velocita e le memorie a semiconduttore dalle grandi capacità di oggi.
Mr. Kilby è cresciuto in Great Bend, Kansas. Con B.S. e M.S. scienziati in ingegneria elettrica delle Università dell’ Illinois e Wisconsin rispettivamente, ha cominciato la sua carriera nel 1947 nel Centralab Division of Globe Union Inc. nel Milwaukee, sviluppando ceramica-base, silk-screen per prodotti elettronici commerciali.
Nel 1958, entrò alla TI in Dallas. Durante l'estate di quell’anno lavorando con prestiti ed equipaggiamento improvissato , ha concepito e ha costruito il primo circuito elettronico in quale tutti i componenti, attivo e passivo, furono integrati in un pezzo singolo con metŕ del materiale del semiconduttore. Il successo di questa dimostrazione di questo primo semplice microchip il 12 settembre, 1958, fece storia.
Jack Kilby divenne un pioniere militare, industriale, e commerciale di tecnologia del microchip. Capeggiò squadre che hanno costruito sia il primo sistema militare sia il primo computer con circuiti integrati. Più tardi ha coinventato la calcolatrice e la stampante termica che fu poi utilizzata nei PC portatili.
Nel 1970, si licenziò dalla TI per lavorare come  inventore indipendente, fra gli altri progetti, l'uso di tecnologia del silicio per generare energia elettrica dalla luce del sole. Dal 1978 al 1984, ottenne la posizione di Professore di Ingegneria Elettrica alla Texas University. Successivamente, viaggia tra industrie e governi in tutto il mondo. E' anche direttore di diverse società per azioni.

Jack Kilby è il destinatario di due onori molto prestigiosi della nazione in scienza ed ingegneria. Nel 1970, in una cerimonia alla Casa Bianca, ha ricevuto la Medaglia Nazionale della Scienza. Nel 1982, č stato inserito nella Sala degli Inventori Nazionale di Fama, prende il suo luogo fianco a fianco Enry Ford, Tomas Edison, e Wright Brothers negli annali delle innovazioni americane.
Mr. Kilby ha più di 60 brevetti negli Stati Uniti. E' un membro dell'Istituto di Elettricità ed Elettronica (IEEE) ed è un membro dell'Accademia Nazionale di Ingegneria (NAE). Gli è stata data la medaglia dell’istituto Franklin Stuart Ballantine, il NAE Vladimir Zworykin, la medaglia della Società americana degli Ingegneri Meccanichi Holley, e la medaglia d'Onore dell’IEEE, Cledo Brunetti award, e il David Sarnoff award. Nel 30° anniversario dell'invenzione del circuito integrato, il Governatore del Texas ha dedicato un ufficiale  marchio storico Texano vicino al laboratorio della TI, dove Mr. Kilby lavorava.
Dal primo circuito semplice di Jack Kilby è cresciuto un mercato mondiale di vendita di circuiti integrati, che nel 1996 ha totalizzato 115 miliardi di dollari. Questi componenti hanno sostenuto nel 1996 il mercato elettronico di end-equipment, introducendo sul mercato 957 miliardi di dollari. Tale è il potere di un'idea da cambiare il mondo.

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