Storia Contemporanea

  • Materia: Storia Contemporanea
  • Visto: 8848
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Documenti e Storiografia della Rivoluzione Russa

Documenti e testimonianze scritte riguardanti la Rivoluzione Russa.

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Documento 1:

IL MANIFESTO BOLSCEVICO DEL 27 FEBBRAIO 1917

Proletari di tutto il mondo unitevi!

A tutti i cittadini della Russia,

Cittadini! Le roccheforti dello zarismo russo sono cadute. La prosperità della banda zarista, edificata sulle ossa del popolo, è crollata. La capitale è in mano al popolo insorto. Le truppe rivoluzionarie e l’esercito rivoluzionario devono salvare il paese dalla rovina e dal fallimento totali che gli riservava il governo zarista.
A prezzo di sforzi immani, del sangue e della vita dei suoi figli, il popolo russo ha scosso la sua schiavitù secolare.
Il compito della classe operaia è quello di creare un governo rivoluzionario provvisorio, che dovrà mettersi alla testa del nuovo regime, del nascente regime repubblicano.
Il Governo repubblicano provvisorio deve incaricarsi di assicurare senza indugio l’approvvigionamento della popolazione e dell’esercito: a tale scopo devono essere confiscate tutte le scorte giacenti nei magazzini accumulate dal vecchio governo e dall’amministrazione comunale.
L’idra della reazione può ancora sollevare la testa. Compito del popolo e del governo rivoluzionario è quello di reprimere tutti i tentativi controrivoluzionari diretti contro il popolo.
Il compito urgente, immediato, del Governo rivoluzionario provvisorio è quello di allacciare i contatti con il proletariato dei paesi belligeranti per la lotta rivoluzionaria dei popoli di tutto il mondo contro i loro oppressori e sfruttatori, contro i governi zaristi e le cricche capitaliste, e per l’immediata cessazione del sanguinoso massacro imposto ai popoli asserviti.
Gli operai degli stabilimenti e delle fabbriche, come pure le truppe insorte, devono scegliere senza indugio i loro rappresentanti al Governo rivoluzionario provvisorio, che deve essere costituito sotto la sorveglianza del popolo rivoluzionario insorto e dell’esercito.
Cittadini, soldati, spose e madri! Tutti alla lotta! Alla lotta aperta contro il potere zarista e i suoi partigiani!
In tutta la Russia si innalzi la bandiera rossa dell’insurrezione!
In tutta la Russia prendete in mano la causa della libertà, abbattete i servi zaristi, chiamate i sodati alla lotta.
In tutta la Russia, nelle città e nelle campagne, create il governo del popolo rivoluzionario.
Cittadini! Con gli sforzi fraterni ed unanimi di tutti gli insorti, abbiamo consolidato il nuovo ordine che sorge dalla libertà sulle macerie dell’autocrazia!

Avanti! Senza esitazioni! Lotta senza quartiere!
Schieratevi sotto la bandiera rossa della rivoluzione!
Viva la repubblica democratica!
Viva la classe operaia rivoluzionaria!
Viva il popolo rivoluzionario e l’esercito insorto!

FONTE: Gorki, Stalin ecc., Histoire de la revolution russe, pag. 92.

 

Documento 2:

LA PRIMA DICHIARAZIONE DEL GOVERNO PROVVISORIO


Cittadini dello Stato Russo…,

Ha avuto luogo un grande evento. Sotto il possente impulso del popolo russo, il vecchio regime è stato rovesciato. Una Russia libera e nuova è nata. Questo grande rovesciamento corona molti anni di lotta.
Con il decreto del 17 Ottobre 1905, sotto la pressione delle forze popolari insorte, la Russia si era vista promettere le libertà costituzionali. Tali promesse non furono mantenute. La Duma – portavoce delle aspettative popolari – fu sciolta. La 2° Duma subì la stessa sorte. Impotente a piegare la volontà popolare, il governo decise, con il decreto del 3 Giugno 1907, di togliere al popolo parte dei suoi diritti a partecipare all’opera legislativa, che prima gli erano stati concessi. Nel corso di nove lunghi anni, il popolo fu privato, ad uno ad uno, dei diritti che aveva acquisito. Una volta di più il paese fu immerso in un abisso di assolutismo e di arbitrio. Tutti i tentativi di far intendere la ragione al governo si rivelarono inutili e il grande conflitto mondiale in cui la madrepatria fu trascinata dal nemico lo sorprese in uno stato di decadenza morale, di indifferenza per l’avvenire della patria, estraniato dal popolo e immerso nella corruzione.
Né gli sforzi eroici dell’esercito, schiacciato dal peso del caos interno, né gli appelli dei rappresentanti del popolo, che si sono uniti di fronte al pericolo che minacciava la nazione, sono riusciti a condurre l’ex-imperatore e il suo governo sulla via di un accordo con il popolo. E quando la Russia, a causa dell’azione illegale e fatale dei suoi governanti, si è trovata di fronte alle più gravi sciagure, la nazione è stata obbligata a prendere nelle sue mani il potere. All’unanimità, l’entusiasmo rivoluzionario del popolo, pienamente cosciente della gravità dell’ora, e la determinazione della Duma di Stato hanno creato, insieme, il governo provvisorio. Esso ritiene sacri il suo compito e la responsabilità di soddisfare le aspettative popolari e di condurre il paese sulla via luminosa di un regime libero e civico.
Il governo è sicuro che lo spirito di profondo patriottismo manifestato durante la lotta contro il vecchio regime ispirerà i nostri prodi soldati sul campo di battaglia. Da parte sua, farà di tutto per provvedere l’esercito di quanto è necessario per condurre la guerra alla vittoria finale. Il governo riterrà sacre le alleanze che ci legano alle altre potenze e rispetterà alla lettera gli accordi stipulati con gli Alleati.
Pur prendendo le misure per difendere il paese dal nemico esterno, il governo considererà suo principale compito lasciare che la volontà popolare si esprima su ciò che concerne la scelta del regime politico e convocherà l’assemblea costituente il più rapidamente possibile sulla base del suffragio universale, diretto, uguale e segreto, garantendo la partecipazione alle elezioni anche ai prodi difensori della terra dei nostri avi che ora versano il loro sangue nei capi di battaglia, l’assemblea costituente promulgherà le leggi fondamentali che garantiscano al paese il diritto inalienabile alla giustizia, alla libertà, all’uguaglianza.
Conscio della gravità dello stato di carenza del diritto che opprime il paese e costituisce un ostacolo alla libera spinta creatrice della nazione e del popolo, in un momento di sconvolgimento nazionale, il governo provvisorio reputa necessario dotare immediatamente il paese, ancor prima della convocazione dell’assemblea costituente, di leggi che garantiscano la salvaguardia della libertà civile e dell’uguaglianza, il che permetterà a tutti i cittadini di contribuire liberamente all’opera creatrice intrapresa a vantaggio di tutti i cittadini del paese. Il governo promuoverà anche la promulgazione di leggi che garantiscano a tutti i cittadini un’uguale partecipazione alle elezioni agli organi di autogoverno sulla base del suffragio universale.
Nell’ora della liberazione nazionale, il paese tutto ricorderà con gratitudine coloro che, per difendere le loro convinzioni politiche e religiose, sono caduti vittime della vendetta del vecchio regime. E il governo provvisorio considera suo gradito compito riaccogliere dall’esilio e dalla prigione, con tutti gli onori, coloro che hanno sofferto per il bene della patria.
Nell’adempiere questi compiti, il governo provvisorio è confortato dalla convinzione che così facendo egli esegue la volontà popolare e che tutta la Nazione lo sosterrà nei suoi leali sforzi per garantire il bene della Russia. Questa certezza gli infonde coraggio. Il governo provvisorio ritiene che solo il sostegno caloroso del popolo tutto garantirà il trionfo del nuovo regime.
21 febbraio 1917

FONTE: “ Izvestija”, 28 febbraio 1917.


Documento 3:

LE TESI D’APRILE

1. Nel nostro atteggiamento verso la guerra, la quale – sotto il nuovo governo L’vov e C., e a motivo del carattere capitalistico di questo nuovo governo – rimane incondizionatamente, da parte della Russia, una guerra imperialista di rapina, non è ammissibile alcuna concessione al “defensismo rivoluzionario”.
A una guerra rivoluzionaria, che giustifichi effettivamente il defensismo rivoluzionario, il proletariato cosciente può dare il proprio consenso soltanto alle seguenti condizioni:
a) passaggio del potere nelle mani del proletariato e dei contadini poveri che si schierano dalla sua parte;
b) rinuncia effettiva, e non a parole, a qualsiasi annessione;
c) rottura completa, effettiva, con tutti gli interessi del capitale.
Data l’innegabile buona fede dei larghi strati delle masse che sono per il defensismo rivoluzionario e che ammettono la guerra solo come necessità e non per spirito di conquista; dato che essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna spiegar loro con particolare cura, tenacia e pazienza il loro errore, mettendo in rilievo il legame indissolubile che esiste fra capitale e guerra imperialista, dimostrando che non è possibile metter fine alla guerra con una pace veramente democratica, e non imposta con la forza, senza abbattere il capitale.
Organizzazione della più vasta propaganda di questo concetto nell’esercito combattente.
Fraternizzazione.
2. L’originalità dell’attuale momento in Russia sta nel passaggio dalla prima tappa della rivoluzione, che ha dato il potere alla borghesia a causa dell’insufficiente grado di coscienza e di organizzazione del proletariato, alla seconda tappa, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini.
Da una parte, questo passaggio è caratterizzato dal massimo di legalità (fra i paesi belligeranti, la Russia è, oggi, il paese più libero del mondo) : d’altra parte, dall’assenza di violenza sulle masse e, infine, dalla fiducia incosciente riposta dalle masse nel governo dei capitalisti, i peggiori nemici della pace e del socialismo.
Questa caratteristica ci impone di saperci adattare alle particolari condizioni di lavoro del partito fra le immense masse proletarie appena svegliate alla vita politica.
3. Nessun appoggio al governo provvisorio; dimostrare la completa falsità di tutte le sue promesse, soprattutto di    quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo invece di “esigere” (ciò che è inconcepibile e genera illusioni) che esso, governo di capitalisti, cessi di essere imperialista.
4. Riconoscimento del fatto che il nostro partito è in minoranza, e per ora in piccola minoranza, nella maggior parte dei Soviet deputati, di fronte al blocco di tutti gli elementi opportunisti piccolo-borghesi, soggetti all’influenza della borghesia e portatori dell’influenza borghese sul proletariato: dai socialisti populisti e dai socialisti rivoluzionari al Comitato di organizzazione (Ccheidze, Cereteli, ecc.) a Steklov, ecc.
Spiegare alle masse che i Soviet dei deputati degli operai sono la sola forma possibile di governo rivoluzionario e che, per conseguenza, il nostro compito, finchè questo governo sarà soggetto all’influenza della borghesia, può consistere soltanto nella spiegazione paziente, sistematica, perseverante – particolarmente adatta ai bisogni delle masse – degli errori della loro tattica.
Finchè saremo in minoranza, faremo un lavoro di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo al tempo stesso la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati degli operai, affinchè le masse, sulla base dell’esperienza, si liberino dai propri errori.
5. Nessuna Repubblica parlamentare – ritornare ad essa dopo i Soviet dei deputati degli operai  sarebbe un passo indietro – ma Repubblica dei Soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini, in tutto il paese, dal basso all’alto. 
Soppressione della polizia, dell’esercito e del corpo dei funzionari (cioè sostituzione del popolo armato all’esercito permanente).
Eleggibilità e revocabilità, in qualsiasi momento, dei funzionari; il loro stipendio non deve superare il salario medio di un buon operaio.
6. Nel programma agrario trasferire il centro di gravità sul Soviet dei deputati dei salariati agricoli.
Confisca di tutte le terre dei proprietari fondiari.
Nazionalizzazione di tutte le terre del paese; le terre saranno a disposizione di Soviet dei contadini poveri. Di ogni grande proprietà (da 100 a 300 ettari circa, secondo le condizioni locali e altre, e secondo il parere delle istituzioni locali) fare delle aziende modello, sottoposte al controllo dei Soviet dei deputati dei salariati agricoli e coltivate per conto della società.
7. Fusione immediata di tutte le banche in un’unica banca nazionale,  sotto il controllo dei Soviet dei deputati degli operai.
8. Nostro compito immediato non è l’instaurazione del socialismo, ma, per ora,  soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet dei deputati degli operai.
9. Compiti del Partito:   
a) Convocare immediatamente il Congresso del Partito;
b) Modificare il programma del Partito ed in primo luogo:
• Sull’imperialismo e sulla guerra imperialista;
• Sull’atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello “Stato-Comune” ( cioè di uno Stato di cui la Comune di Parigi ha dato il modello);
• Correggere il precedente programma minimo invecchiato;
c) Cambiare il nome  del Partito (invece di “socialdemocratico”, i cui capi ufficiali –“defensisti” e “kautskiani incerti” – hanno tradito il socialismo in tutto il mondo passando alla borghesia, dobbiamo chiamarci Partito Comunista).
10. Ricostruire l’Internazionale


FONTE: Lenin, Oeuvres, XXIV, pag. 3.  

 

 

Documento 4:

LA CRISI E’ MATURA

V

Si, i capi del Comitato esecutivo centrale applicano la giusta tattica di difesa della borghesia e dei proprietari terrieri. Ed è fuor di dubbio che i bolscevichi, se si lasciassero prendere nella trappola delle illusioni costituzionali, della “fede” nel Congresso dei Soviet, ecc. – non v’è dubbio che questi bolscevichi sarebbero degli spregevoli traditori della causa del proletariato.
Sarebbero traditori della causa, perché con la loro condotta tradirebbero gli operai rivoluzionari tedeschi che hanno cominciato la rivolta nella flotta. In queste condizioni, “attendere” il Congresso dei Soviet ecc., significa tradire l’internazionalismo, tradire la causa della rivoluzione socialista internazionale.
Perché l’internazionalismo non è fatto di parole, di espressioni, di solidarietà, di proponimenti, ma di fatti.
I bolscevichi sarebbero traditori dei contadini, perché tollerare che un governo, che lo stesso “Delo Naroda” paragona a quello di Stolypin, schiacci la rivolta contadina, significa rovinare tutta la rivoluzione, rovinarla per sempre e definitivamente. Si grida all’anarchia e alla crescente indifferenza delle masse: come potrebbero le masse non essere indifferenti verso le elezioni, quando i contadini sono messi in condizione di rivoltarsi, e quando la pretesa “democrazia rivoluzionaria” sopporta pazientemente che la loro rivolta sia schiacciata con le armi!
I bolscevichi sarebbero traditori della democrazia e della libertà, perché sopportare la repressione della rivolta contadina in un momento simile significa permettere che si falsifichino le elezioni all’Assemblea costituente, proprio come sono state falsificate, in maniera peggiore e più rozza, la “Conferenza democratica” e il “preparlamento”.
La crisi è matura. È in gioco tutto l’avvenire della rivoluzione russa. È in questione tutto l’onore del partito bolscevico. È in gioco tutto l’avvenire della rivoluzione operaia internazionale per il socialismo.
La crisi è matura…
29 settembre 1917.
Il testo può essere pubblicato fino a questo punto; il resto deve essere distribuito ai membri del Comitato Centrale, del Comitato di Pietrogrado, del Comitato di Mosca e dei Soviet.

VI

Che fare? Bisogna aussprechen was ist, “dire di che si tratta”, riconoscere la verità, cioè che esiste tra noi, nel Comitato Centrale e negli ambienti dirigenti del partito, una corrente o una tendenza favorevole all’attesa del Congresso dei Soviet e ostile alla presa immediata del potere, ostile all’insurrezione immediata.
Bisogna sconfiggere questa corrente e questa tendenza.
In caso contrario, i bolscevichi si disonorerebbero per sempre e come partito si ridurrebbero a zero.
Perché lasciarsi sfuggire l’occasione attuale ed “attendere” il Congresso dei Soviet sarebbe una vera idiozia e un vero tradimento.
Vero tradimento verso gli operai tedeschi. Non stiamo forse attendendo anche l’inizio della loro rivoluzione? Allora perfino i Lieber-Dan saranno del parere di “sostenerla”. Ma essa non può cominciare finchè Kerenskij, Kiskin e C. sono al potere.
Vero tradimento verso i contadini. Dal momento che abbiamo i Soviet delle due capitali, lasciar schiacciare la rivolta contadina significa perdere e meritare di perder qualsiasi fiducia da parte dei contadini, significa porsi agli occhi dei contadini sullo stesso piano dei Lieber-Dan e delle altre canaglie.
“Attendere” il congresso dei Soviet è una vera idiozia, perché significa lasciar passare delle settimane; e, in questo momento, le settimane e perfino i giorni possono decidere tutto. Significa rinunciare vilmente a prendere il potere, perché il 1° e il 2 novembre sarà impossibile sia per motivi politici che tecnici: verranno mobilitati i Cosacchi per il giorno stupidamente “stabilito” per l’insurrezione.
“Attendere” il congresso dei Soviet è un’idiozia, perché il congresso NON RISOLVERA’ NULLA, non può risolvere nulla!
La portata “morale”? proprio! La “portata” delle soluzioni e dei discorsi con i Lieber-Dan, quando sappiamo che i Soviet sono dalla parte dei contadini e si sta schiacciando la rivolta contadina!! Così ridurremo i Soviet al rango di spregevoli chiacchieroni. Prima sconfiggete Kerenskij, poi convocate il congresso.

Ora i bolscevichi hanno la sicurezza della vittoria dell’insurrezione:
1. possiamo (se non “attendiamo” il congresso dei Soviet) colpire all’improvviso partendo da tre punti: da Pietrogrado, da Mosca, dalla flotta del Baltico;
2. abbiamo delle parole d’ordine che ci assicurano l’appoggio delle masse: abbasso il governo che schiaccia la rivolta contadina contro i proprietari terrieri!;
3. abbiamo la maggioranza nel paese;
4. tra i socialisti rivoluzionari ed i menscevichi lo smarrimento è totale;
5. abbiamo la possibiltà tecnica di prendere il potere a Mosca (cosa che potrebbe addirittura esser fatta subito per colpire il nemico con una mossa inattesa);
6. abbiamo a Pietrogrado migliaia di operai e di sodati in armi che possono impadronirsi in un sol colpo del Palazzo d’Inverno, del Quartier Generale, della Centrale telefonica e di tutte le grandi tipografie; di lì nessuno sarà in grado di schiacciarci, - e l’agitazione nell’esercito sarà tale che sarà impossibile combattere questo nostro governo della pace, della terra ai contadini ecc.
Se noi colpiamo repentinamente, alla sprovvista, partendo da tre punti, a Pietrogrado, a Mosca, nella flotta del Baltico, abbiamo novantanove probabilità su cento di vincere con meno perdite di quante ne abbiamo avute nel 3-5 luglio, perché le truppe non marceranno contro un governo di pace. Anche se ora Kerenskij ha della cavalleria “fidata”, ecc., a Pietrogrado, di fronte a un attacco portato da due lati, e con la simpatia dell’esercito per noi, Kerenskij sarà costretto ad arrendersi. Se con le opportunità che abbiamo oggi, non ci impadroniamo del potere, tutti i discorsi sul potere ai Soviet sono solo menzogne.
Non prendere il potere ora, “attendere”, chiacchierare al Comitato esecutivo centrale, limitarsi a “combattere per l’organo” (i Soviet), “combattere per il progresso”, significa fare la rovina della rivoluzione.
Poiché il Comitato centrale ha lasciato addirittura senza risposta le mie richieste in proposito dall’inizio della Conferenza democratica, e dal momento che l’organo centrale depenna dai miei articoli le denunce degli evidenti errori dei bolscevichi, come la disonorevole decisione di partecipare al preparlamento, l’attribuzione di un seggio ai menscevichi nel presidium dei Soviet, ecc. ecc., son costretto a vedere in ciò una “delicata” allusione al rifiuto da parte del Comitato centrale anche solo di discutere la questione, una delicata allusione al mio imbavagliamento e all’invito a ritirarmi.
Sono costretto a presentare la domanda di dimissioni dal Comitato centrale, cosa che faccio, riservandomi di fare propaganda, nei ranghi del partito e al congresso del partito.
Poiché la mia più profonda convinzione è che, se “aspettiamo” il congresso dei Soviet e ora ci lasciamo sfuggire l’occasione, facciamo la rovina della rivoluzione.

P.S. Tutta una serie di fatti stanno a dimostrare che perfino le truppe cosacche non marceranno contro il governo della pace!
Ma quante sono? Dove sono? E tutto l’esercito, non ci fornirà forse delle unità?
Lenin

FONTE: “Rabocii put’”, n° 30.

 


Documento 5:

CONSIGLIO DI UN ASSENTE

Scrivo queste righe l’8 ottobre, senza molta speranza che già il 9 siano nelle mani dei compagni di Pietrogrado. Può darsi che arrivino troppo tardi per il congresso dei Soviet della regione del Nord, fissato per il 10 ottobre. Cercherò comunque di dare questi “Consigli di un assente”, per il caso in cui la probabile azione degli operai e dei soldati di Pietrogrado e di tutti i “dintorni” si attui presto, ma per ora non si è ancora attuata.
È evidente che tutto il potere deve passare ai Soviet. È del pari indiscutibile per ogni bolscevico che il potere rivoluzionario proletario (o bolscevico, che attualmente è la stessa cosa) è garantito dalla massima simpatia e dall’appoggio senza riserve dei lavoratori e degli sfruttati di tutto il mondo, in particolare quelli dei paesi belligeranti e soprattutto dei contadini russi.
Non è il caso di insistere su delle verità da tutti ben conosciute e già da tempo provate.
Conviene fermarsi su un punto che forse non è del tutto chiaro per tutti i compagni, cioè che il passaggio del potere ai Soviet oggi in realtà significa l’insurrezione armata. Si direbbe una cosa evidente; ma non tutti hanno approfondito questo punto e tutt’ora non lo approfondiscono. Rinunziare all’insurrezione armata significherebbe rinunziare alla fondamentale parola d’ordine del bolscevismo (tutto il potere ai Soviet) ed all’internazionalismo rivoluzionario nel suo complesso.
Orbene, l’insurrezione armata è una forma particolare della lotta politica; essa è sottoposta a particolari leggi, che bisogna studiare attentamente. Questa verità Karl Marx l’ha messa in notevole risalto, scrivendo che “l’insurrezione armata, come la guerra, è un arte”.
Ecco le regole principali di quest’arte come le ha esposte Marx:
1. non scerzare mai con l’insurrezione, e quando le si dà inizio essere ben convinti dell’idea che bisogna portarla fino in fondo.
2. fare ogni sforzo per ammassare una gran superiorità di forze nel punto decisivo, nel momento decisivo, senza di che il nemico, in possesso di un migliore addestramento, e di una migliore organizzazione, annienterà gli insorti.
3. una volta cominciata l’insurrezione, bisogna agire con la massima decisione e passare ad ogni costo all’attacco. “la difesa è la morte dell’insurrezione armata”
4. bisogna cercare di colgiere il nemico di sorpresa, afferrare l’attimo in cui le sue truppe non sono ancora riunite
5. ogni giorno (se si tratta di una città, praticamente ogni ora) bisogna riportare successi, anche minimi, e mantenere ad ogni prezzo la “superiorità morale”
Marx faceva il bilancio delle lezioni di tutte le rivoluzioni, per quanto riguarda l’insurrezione armata, con le parole del massimo maestro della tattica rivoluzionaria della storia, Danton: “audacia, ancora audacia, sempre audacia”.
Questi principi applicati alla Russia e all’ottobre 1917, significano, offensiva simultanea, il più possibile improvvisa e rapida, su Pietrogrado, contemporaneamente dall’esterno, dall’interno, dai quartieri operai, dalla Finlandia, da Reval, da Kronstadt, offensiva di tutta la flotta, concentrazione di forze enormemente superiori ai 15 o 20 mila uomini (forse più) della nostra “guardia borghese” (gli allievi ufficiali), delle nostre “truppe di chouans” (unità cosacche) ecc.
Combinare le nostre tre forze principali: la flotta, gli operai e le unità dell’esercito, per impadronirsi e tenere, costi quel che costi, in primo luogo:
a) i telefoni
b) il telegrafo
c) le stazioni
d) i ponti

Scegliere gli elementi più decisi (le nostre “truppe d’assalto” e la gioventù operaia, insieme con i migliori tra i marinai) e suddividerli in piccoli distaccamenti che si impadroniscano di tutti i punti essenziali e che partecipino, dappertutto, a tutte le azioni importanti, per esempio:
• accerchiare Pietrogrado ed isolarla, impadronirsene con un attacco concentrico della flotta, degli operai e delle truppe, compito che esige grande abilità e audacia tripla
• costituire con i migliori operai dei distaccamenti che, armati di fucili e bome, attacchino ed accerchino i “centri” del nemico (scuole militari, telegrafo, telefoni, ecc.) e che abbiano come parola d’ordine: morire fino all’ultimo uomo ma non lasciar passare il nemico.
Speriamo che, nel caso in cui si decida l’insurrezione, i dirigenti applichino con successo i grandi precetti di Danton e di Marx.
Il successo della rivoluzione russa e della rivoluzione mondiale dipende da due o tre giorni di lotta.

Firmato: Un Assente (Lenin)

FONTE: “Pravda”, 10 ottobre 1917.


Documento 6:

IL CONGRESSO DEI SOVIET PROCLAMA LA CADUTA DEL GOVERNO PROVVISORIO

“IL GOVERNO PROVVISORIO E’ STATO DEPOSTO; la maggior parte dei suoi membri sono stati arrestati, il potere sovietico proporrà subito a tutte le nazioni una pace democratica. Esso procederà alla consegna ai comitati dontadini dei beni dei proprietari terrieri, della Corona e della Chiesa (…). Stabilirà il controllo operaio sulla produzione, garantirà la convocazione dell’Assemblea costituente per la data stabilita (…) garantirà a tutte le nazionalità che vivono in Russia il diritto assoluto di disporre di loro stesse.
Il Congresso decide che l’esercizio di tutto il potere nelle province sia trasferito ai Soviet dei deputati degli operai, dei contadini e dei soldati che dovranno garantire la perfetta disciplina rivoluzionaria. Il Congresso dei Soviet è sicuro che l’esercito rivoluzionario saprà difendere la rivoluzione contro gli attacchi imperialisti.

FONTE: dai giornali.

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