Storia Contemporanea

  • Materia: Storia Contemporanea
  • Visto: 8344
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Foibe

Il triste capitolo delle foibe nella storia d'Italia.

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Probabilmente a molti questa parola non dice niente, così come Basovizza e Opicina sono luoghi sconosciuti ai più, ma quella parola, quei luoghi rappresentano una delle pagine più tristi e drammatiche della storia d'Italia. Le foibe non sono solo delle profondissime voragini che si aprono sui monti del Carso, ma anche delle inguaribili ferite nella memoria e nella coscienza di molti italiani. In quei luoghi tra il 1943 ed il 1945 furono gettati migliaia di corpi: di uomini e donne, di civili e non, martoriati e seviziati dai partigiani comunisti agli ordini del maresciallo Tito. Nei libri di storia a scuola non troverete quest'argomento, poiché rappresenta un aspetto scandaloso e sconcertante della "intoccabile Resistenza". La ragione risiede, ovviamente, nei cinquant'anni del Dopoguerra, quando la cultura è stata solo quella dell'antifascismo facilmente traducibile in propaganda di sinistra. In Italia per cinquant'anni si è volutamente e vergognosamente taciuto su questi fatti. Si è taciuto sulle liste di proscrizione che i titini portarono con loro quando, nel 1943 e nel 1945, invasero Trieste e la Venezia Giulia; si è taciuto sulle migliaia di persone che scomparirono da quei luoghi deportati nei campi di concentramento di Borovnica, Maribor, Aidussina ed altre località della allora Jugoslavia. Da quei lager molti non tornarono mai indietro. Neppure le spoglie fecero ritorno, gettate nelle foibe dopo terrificanti esecuzioni di massa; talvolta persone ancora vive, dopo essere scampate ai mitra, venivano trascinate nel baratro dai corpi dei morti ai quali erano legati con filo di ferro.

Si è taciuto sull'immane esodo di 350.000 italiani costretti a scappare dalle proprie case, dalla propria cultura, dalla propria terra e dalla propria storia dopo che, nel 1947, Fiume, l'Istria e la Dalmazia furono cedute alla Jugoslavia. In mezzo secolo pochi coraggiosi hanno osato andare controcorrente cercando documenti, testimonianze e prove di quello sterminio dimenticato. I sopravvissuti ed i parenti delle vittime aspettano ancora giustizia. La stessa Italia attende ancora che sia scritto questo capitolo della sua storia; la pulizia etnica subita dalla comunità italiana è un fatto vergognoso, ma ancora più vergognosa è la viltà e la malafede con cui alcuni storici ed alcuni uomini politici hanno tentato di offuscare la memoria storica di quanto successo. Ancora oggi la comunità italiana di quelle terre subisce continue discriminazioni nella totale indifferenza del governo italiano che garantisce più diritti a croati e sloveni in Italia di quanti non ne pretenda da Slovenia e Croazia nei confronti della minoranza italiana.

Uccidere non bastava ai partigiani comunisti di Tito. Gli Italiani infobiati venivano prima torturati atrocemente e poi buttati ancora vivi nel fondo delle foibe. Questa conferenza si è tenuta a Tor Vergata dopo una grand'opera di sensibilizzazione fatta agli studenti attraverso rassegne stampa, volantinaggi e raccolte di firme. Ebbe un tale risalto tale da indurre anche la stampa a darne gran rilievo, come si può notare dall'articolo seguente, pubblicato da "Il Tempo" nella sesta pagina della cronaca nazionale dell'11 marzo 1998. Riportiamo, ora, alcuni tratti del suddetto articolo che reputiamo possano essere, anche, spunti per una riflessione sull'immane eccidio di ventimila italiani nelle fosse carsiche."Nei confronti degli autori della strage deve essere usata la stessa inflessibilità riservata a Priebke" disse un anno fa (1997, N.d.R.) il deputato di AN Roberto Menia, figlio di esuli. Una frase tanto più attuale all'indomani della conferma in appello dell'ergastolo per l'ex capitano nazista e il suo "collega" Hass. Ma quello che fecero i tedeschi alle Fosse Ardeatine (Š) è solo lontanamente paragonabile all'eccidio sistematico di nostri connazionali in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia. Non solo per la rozzezza e l'inumanità delle esecuzioni (un uomo fu lapidato con le stesse pietre che era stato costretto a trasportare, quindi decapitato per impossessarsi dei suoi due denti d'oro e infine la sua testa venne usata per giocare a pallone), ma per il progrom di 350.000 italiani che dovettero abbandonare per sempre la loro terra e le loro case e per le omissioni e le bugie stese come un velo gelido su tutta la vicenda. E ancora: "Fu proprio il professor Sinagra, nel giugno del '94, a far partire l'inchiesta sul massacro del PM romano Giuseppe Pititto. "Non sempre gli infoibatori sono stati slavi e non sempre comunisti - ha sottolineato il prof. Sinagra - E non sempre le vittime erano fascisti, anzi ce ne erano pochi perché la logica dell'eccidio non era quella della lotta politica. Si trattava di azioni programmate che dovevano far sparire le tracce e i ricordi di italianità in quelle regioni italianizzate." " Ed infine: " Menia ha ripercorso il dramma dell'esodo italiano, precisando che a titolo di risarcimento i Paesi dell'ex Jugoslavia hanno proposto di pagare 330 lire a metro quadro per i terreni espropriati, compresi i beni che vi sorgevano, e il governo italiano sembra intenzionato ad accettare".
Concludiamo affermando che con questa iniziativa culturale Azione Universitaria non pretende di riscrivere la storia, ma vuole solamente farla conoscere.

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