Storia Contemporanea

  • Materia: Storia Contemporanea
  • Visto: 8572
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il Governo Centro Sinistra in Italia

Il governo di coalizione centro sinistra nell'Italia degli anni Sessanta.

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Con le elezioni politiche del maggio 1958 si ha un apertura a Sinistra. Essa fu favorita anche dalla morte di Pio VII e l’elezione di Giovanni XXIII, uomo di aperte vedute e non anticomunista come il suo predecessore.

Ci furono forze contrarie a quest’avventura a sinistra sostenute principalmente dai più importanti giornali d’opinione, grandi industriali, la media e grande proprietà terriera allarmati dal fatto che con i socialisti al governo si sarebbe attuata una politica riformatrice.

Fanfani, in questo periodo, venne eletto presidente del Consiglio, accumulando due cariche contemporaneamente poiché egli era già segretario della DC. Con lui i tempi di un’intesa con il PSI apparvero vicini. Gli oppositori interni della DC lo costrinsero a dimettersi da entrambe le cariche, così il nuovo segretario della DC venne eletto Aldo Moro, mentre Antonio Segni tornava alla guida del Governo.

Con grande capacità di mediazione, Moro, convinse le componenti moderate del partito del mantenimento della DC con un apertura al PSI per dare una maggiore stabilità politica al governo.
Con il congresso di Firenze della DC, seguito dalle dimissioni di Segni, sembrò possibile varare un governo tripartito con l’appoggio dei socialisti.

Vinsero però ancora una volta i timori degli ambienti cattolici e delle gerarchie vaticane contrarie ad un’apertura a Sinistra favorendo la formazione di un Governo di transizione guidato da Tambroni. Egli si dimise poco tempo dopo a causa dell’instabilità del Governo, anche se però continuò a governare sotto suggerimento di Gronchi.

Subito dopo si manifestò con violenza l’insoddisfazione della società italiana, particolarmente negli episodi del luglio 1960. In questi giorni infatti, si ebbe una vera e propria sommossa a Genova in cui Tambroni acconsentì alla riunione del congresso dell’MSI. La sommossa si ampliò in altre città del Settentrione causando molti danni e provocando le dimissioni di Tambroni.
Fanfani tornò nell’agosto dello stesso anno al governo sostenuto dalla Dc, Pdsi, Pri, Pli ma senza l’appoggio dei socialisti.

Nel congresso di Napoli (1962) della Dc, si decise che il partito socialista poteva partecipare al governo. Il primo governo formato con l’appoggio dei socialisti, aveva come primo problema la programmazione economica e alla nota aggiuntiva proposta da La Malfa. Nella nota aggiuntiva si affermava la necessità di partecipazione all’economia da parte del governo tramite “partecipazioni statali” che con la formazione di quel governo (Fanfani) portarono alla nazionalizzazione dell’energia elettrica. Importantissima fu anche l’estensione dell’obbligo scolastico fino all’età di 14 anni.
Dopo le elezioni politiche del 2 giugno 1963, che videro la perdita della Dc a favore dei liberali passati all’opposizione, nel XXXV Congresso del Partito Socialista, Pietro Nenni e Francesco De Martini, decisero la diretta partecipazione ad un nuovo governo di centro sinistra guidato dal democristiano Aldo Moro. Per la prima volta Dc e socialisti facevano parte di un governo di coalizione.

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