Storia Contemporanea

  • Materia: Storia Contemporanea
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  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

La Guerra Fredda

Le vicende che si susseguirono durante la Guerra Fredda.

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Introduzione alla Guerra Fredda

- URSS

- USA

- NATO

- La questione tedesca

"La guerra fredda viene generalmente descritta come un gioco a vincita zero nel quale il punteggio di un giocatore è pari alle perdite dell’altro […]. Appellarsi alla presunta minaccia di un potente nemico globale ha dimostrato essere un utile strumento a questo scopo […]. Quando gli USA si muovono per rovesciare il governo dell’Iran o del Guatemala o del Cile […] lo fanno con il nobile scopo di difendere i popoli liberi dall’imminente minaccia russa .Nello stesso modo l’URSS manda i suoi carri armati a Berlino est , in Ungheria , a Praga […] per il più puro dei motivi: difendere il socialismo e la libertà dalle macchinazioni dell’imperialismo americano e delle sue coorti" . 

Le battaglie combattute furono molteplici: economiche, politiche e militari, ma soprattutto tecnologiche. In un mondo dove un solo missile dotato di razzi vettori e testate nucleari avrebbe potuto spazzar via il nemico, conoscenza, studio e spionaggio erano (e sono) all'ordine del giorno. Questa concorrenza spietata e spesso brutale fra le superpotenze ha dato origine non solo alla famigerata "Guerra Fredda", ma ha anche dato il via all'esplorazione macroscopica spaziale ed a quella microscopica del nucleare.

Il 1945, anno della fine della II guerra mondiale, ha segnato l’inizio di un’epoca definita l’età delle super potenze, dominata dalla presenza e dalla concorrenza di due grandi blocchi politico - economico - militari, entrambi in grado di distruggere l’avversario, anche a costo di una probabile autodistruzione. Fortunatamente lo scontro politico e ideologico non degenerò mai in un conflitto militare aperto: per questo il dopoguerra viene generalmente denominato come il periodo della guerra fredda .
Quest’anni furono segnati da una tensione continua, da guerre locali definite "guerre per delega", in quanto combattute dagli alleati degli USA e dell’URSS, e dalla corsa agli armamenti e dalla ricerca del cosiddetto "equilibrio del terrore".

L’inizio viene fatto risalire alla conferenza di Yalta, dove i "tre grandi", Churchill, Roosevelt e Stalin, decisero le sorti del mondo che usciva dalla guerra. In termini brutali, ci fu una vera e propria spartizione del mondo tra USA e URSS.

URSS

Uscì dalla II guerra mondiale notevolmente provata: 18 milioni di morti, molte città distrutte e tutte le sue regioni europee invase dalla Germania. Riuscì comunque ad affermarsi a livello mondiale grazie alla forza del suo grande esercito ("l’armata rossa"), grazie alla ferrea disciplina imposta da Stalin e grazie allo sfruttamento dei territori occupati.

Fin dal 1945, infatti, l’URSS avviò una politica di sfruttamento sistematico dei paesi occupati, volta a ricostruire e accelerare lo sviluppo del sistema industriale sovietico.
Il suo potere derivò inoltre dal grande appoggio di tutti i partiti comunisti del mondo e dalle speranze di indipendenza che essa alimentava in tutti i paesi ancora soggetti al regime coloniale.
In Europa orientale, la massiccia presenza dell’armata rossa anche dopo la fine del conflitto, determinò l’imposizione russa di governi comunisti filo-sovietici (e di conseguenza l’allontanamento forzato dei dirigenti non comunisti) e la conseguente collettivizzazione dell’economia.
Nel 1947 così si insediarono governi filo-sovietici in Polonia, Bulgaria,  Ungheria e Romania, uniti tutti alla "madre Russia" mediante organizzazioni politiche (COMINFORM) , economiche (COMECON) e militari (Patto di Varsavia).

Il COMINFORM  aveva come scopo quello di coordinare l’ azione di tutti i partiti comunisti europei
Grazie al COMECON, l’URSS si assicurò il controllo delle economie dei paesi da lei occupati. Attraverso il "consiglio di mutua assistenza economica", infatti, l‘URSS poté scegliere i processi di produzione dei paesi satelliti in modo tale che questi risultassero complementari a quelli russi.
Il Patto di Varsavia fu invece la risposta sovietica all’ingresso nella Nato della Germania Federale. Esso si configurò come organizzazione militare dei paesi comunisti dell’Europa orientale e conferì alla Russia il comando di tutte le forze militari dei paesi contraenti il trattato. Il patto di Varsavia si sciolse soltanto nel 1991 in seguito al crollo dei regimi comunisti nell’Europa orientale.

USA

Uscirono dalla II guerra mondiale addirittura rafforzati; essi non avevano, infatti, conosciuto né occupazione straniera, né bombardamenti (ad eccezione di Pearl Harbour) e la loro capacità produttiva era notevolmente aumentata dato lo sforzo fatto per rifornire di armi e di ogni altra merce i propri soldati in guerra e i paesi alleati. Alla fine della guerra gli USA si ritrovarono con la più potente marina e aviazione militare del mondo e la sua supremazia militare era garantita dal possesso della bomba atomica.

Vennero inoltre create due nuove istituzioni economiche internazionali: la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale con lo scopo di agevolare con prestiti lo sviluppo dei paesi più arretrati. Queste istituzioni, nate per essere "super partes", dipendono però principalmente dai finanziamenti USA e sono quindi largamente influenzati dalla politica di Washington .

Agli occhi degli americani, il fallimento delle democrazie europee, la nascita dei regimi fascisti, dei vari nazionalismi e della stessa catastrofe bellica erano il frutto della mancata risoluzione dei problemi finanziari creati dalla I guerra mondiale . Solo l’affermazione della libertà di commercio su scala mondiale e lo sviluppo della cooperazione internazionale avrebbero potuto assicurare la pace e la democrazia. Gli USA si proclamarono allora promotori di quest‘ideale e lo dimostrarono attuando il cosiddetto Piano Marshall.

Il Piano Marshall consisteva nella concessione agli stati europei di prestiti a basso interesse o a fondo perduto, nella fornitura di massicci aiuti in beni alimentari e materie prime e soprattutto nel rinnovamento tecnico delle imprese europee attraverso l’introduzione di macchinari, tecnologie e tecniche di produzione più moderne. All’inizio piuttosto vago, in seguito assunse ben presto dimensioni considerevoli. Esso permise agli USA di influenzare la condotta economico-finanziaria dei paesi assistiti e di favorire gli investimenti esteri americani all'estero. Inoltre, creando un forte legame tra USA e Europa occidentale, si poneva come forte baluardo contro le mire espansionistiche sovietiche in Europa . Fu per questo dunque che, quando gli americani offrirono i loro aiuti anche a Cecoslovacchia e Polonia, fu lo stesso Stalin ad intervenire e ad imporre ai governi di Varsavia e di Praga di rifiutare l’offerta americana.

La solidarietà politica tra Usa ed Europa si riaffermò poi nel 1949 con l’alleanza politico-militare del Patto Atlantico, che ebbe il suo strumento bellico nella NATO (North Atlantic Treaty Organization), cui aderirono 12 paesi .

Nato

La Nato è una alleanza con dichiarato carattere difensivo, ma il suo sorgere confermò comunque una netta divisione dell’Europa occidentale da quella orientale. Questa divisione fu confermata nel 1955 quando i paesi del blocco comunista opposero alla NATO una loro alleanza militare, Il Patto di Varsavia, che istituiva a Mosca il comando supremo delle forze armate di tutti i paesi a lei alleati. Era dunque calata quella "cortina di ferro" di cui Churchill aveva parlato già nel 1946.
Nel 1955 inoltre, a Bandung, ci fu una conferenza tra i vari paesi afro - asiatici non allineati (non aderenti né alla NATO né al Patto di Varsavia), i quali proclamarono la volontà di essere ormai soggetti attivi e non più oggetti di azioni politiche e la possibilità di una pacifica convivenza tra sistemi politici e sociali diversi.

Di matrice soprattutto americana, fu anche l’ispirazione di base dell’organizzazione delle nazioni unite - ONU -, creata nella conferenza di S. Francisco in sostituzione della screditata Società delle Nazioni, con l’obbiettivo di salvare le generazioni future dal "flagello della guerra" e di impiegare "strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli".
Con l’evolversi del processo di contrapposizione dei due blocchi, l’ONU restò schiacciata dallo scontro tra USA e URSS ed il suo potere venne notevolmente ridimensionato. In molte delle più spinose questioni internazionali, l’ONU venne sistematicamente scavalcata dalle decisioni delle grandi potenze.

Nel 1945 il primato atomico americano finì. Fu proprio questo infatti, l’anno in cui l’URSS riuscì a costruire la sua prima bomba atomica.
La fine del monopolio atomico americano colse di sorpresa i governi occidentali e mutò radicalmente le prospettive delle relazioni internazionali.
Improvvisamente lo scontro ideologico e politico sembrò potersi trasformare in un aperto conflitto nucleare.

Tutti gli uomini e le donne a Ovest come ad Est avevano la sensazione di una imminente catastrofe e ciò rendeva ancora più difficile i rapporti tra i due blocchi.
Le tecnologie cui si era arrivati da ambo le parti, infatti, erano tali da potersi annientare istantaneamente a vicenda.
Paradossalmente però, la consapevolezza dell’enormità del potenziale distruttivo delle armi accumulate da ambo le parti, impedì di fatto lo scoppio di un conflitto nucleare aperto. Tale fenomeno prese il nome di politica della " deterrenza ".

Nessuno dei due paesi aveva però interesse a combattere una guerra nucleare sul proprio territorio e perciò un eventuale scontro diretto si sarebbe potuto svolgere soltanto in Europa, vista la sua posizione strategica e viste le ancora insufficienti tecnologie per il trasporto delle bombe di cui disponevano i due blocchi. Conseguenza di questo fu il fatto che i paesi europei membri della NATO affidarono a Washington ogni decisione sulla loro difesa.
La corsa agli armamenti era ormai cominciata.

Sia USA che URSS cominciarono a investire gran parte dei loro capitali nella ricerca e nella costruzione di armi sempre più nuove e più potenti.
Gli USA, comunque, mantennero sempre una certa superiorità tecnologica, superiorità che venne seriamente minacciata nel 1957 con la messa in orbita da parte dei sovietici dello "Sputnik".
Lo Sputnik era il primo satellite artificiale in orbita attorno alla terra, ma la sua importanza, agli occhi degli occidentali, consisteva soprattutto nel fatto che ora i sovietici avrebbero potuto disporre di propulsori in grado di lanciare missili dal suolo russo direttamente sul territorio americano.
In risposta allo Sputnik gli USA lanciarono nel 1958 il loro primo satellite orbitale: l’ Explorer.
Intanto ad est come ad ovest, la propaganda politica anticomunista da una parte, dall’altra la condanna del capitalismo di cui si prevedeva il prossimo declino, assunse una posizione di grande rilievo. All'interno delle superpotenze e dei paesi "fedeli" ad una o all'altra iniziò così una vera e propria "caccia alle streghe" volta a scovare, perseguitare e punire spie ed oppositori politici (o meglio, presunte spie ed oppositori) utilizzando ogni mezzo: boicottaggi, sabotaggi, violenza e controspionaggio.

Il fenomeno della "deterrenza" ebbe come conseguenza lo spostamento in zone periferiche della conflittualità che esisteva tra i due blocchi.
Iniziò così, alla fine degli anni ’40, una serie interminabile di conflitti locali dietro i quali si collocavano più o meno visibilmente le due superpotenze, tra cui "spiccano" la guerra in Corea e la crisi di Cuba.

La questione tedesca

Ora, dopo aver trattato della Guerra Fredda in generale, mi sembra doveroso dedicare un' ultima parte alla Germania del dopoguerra.
Quando la II guerra mondiale finì, la Germania era ridotta a un enorme campo di macerie. I tedeschi erano come paralizzati dall’incubo del passato e dalle insicurezze del futuro, sarebbero stati i vincitori della guerra a decidere il loro futuro.

La volontà delle potenze vincitrici era di impedire alla Germania, una volta per sempre, di diventare nuovamente una forza politica ed economica che potesse trascinare il mondo in un'altra guerra mondiale. Il primo compromesso cui esse arrivarono, fu perciò di dividere la Germania in quattro zone occupate ed amministrate da americani, russi, inglesi e francesi.
L’URSS cominciò immediatamente a ricostruire la Germania secondo i suoi piani di "riparazione".

Gli americani, invece, cominciarono ad organizzare aiuti per la Germania secondo il piano Marshall, affinché questa potesse diventare l’avamposto USA contro l’Unione Sovietica.
Anche la Germania diventò quindi oggetto della guerra fredda e non ebbe né la forza né la possibilità di sottrarsi alla dominazione e alla concorrenza delle due superpotenze. La vita quotidiana dei tedeschi era dominata dalla fame e dalla miseria, i soldi avevano perso qualsiasi valore ed i prezzi non si calcolavano più in marchi ma in sigarette americane. Per rafforzare economicamente i territori tedeschi da loro controllati, americani, inglesi e francesi decisero di sorpresa di introdurvi una nuova moneta: il nuovo Marco. Le potenze occidentali però non si erano accordate con l’amministrazione russa riguardo alla nuova valuta tedesca. In risposta a ciò, i russi bloccarono ogni accesso alla parte occidentale di Berlino controllata dagli ex alleati.
Per dieci mesi gli occidentali organizzarono allora un ponte aereo per rifornire Berlino ovest di viveri e beni di prima necessità.

Alla fine i sovietici si arresero, ma avevano perso più di una battaglia: gli USA ora erano diventati i garanti della sicurezza mondiale, mentre i sovietici cominciarono a perdere le simpatie internazionali nei loro confronti.

Il blocco di Berlino fu il colpo di grazia per chi sperava ancora nell’unità della Germania. Pochi mesi dopo la fine del blocco, furono creati due stati tedeschi: la Repubblica Federale (RFT) ad ovest e la Repubblica Democratica (DDR) ad est. La divisione era il prezzo che la Germania doveva pagare per aver scatenato la più grande guerra che l’umanità avesse mai visto.
Nel corso degli anni ’50 la Germania Ovest conobbe un fortissimo boom economico, mentre la parte orientale faceva molta fatica a riprendersi. Per tutti gli anni ’50, quindi, centinaia di migliaia di persone, specialmente giovani tecnici e laureati, fuggirono dall’Est all’Ovest, aumentando così le difficoltà economiche della DDR. Nelle prime ore del 13 agosto del ’61, le unità armate della DDR interruppero tutti i collegamenti tra le due Berlino e costruirono un muro insuperabile che attraversava tutta la città. Non solo a Berlino, ma in tutta la Germania, il confine diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti quelli che cercavano di attraversare il confine.

Negli anni a venire quest’ultimo venne attrezzato con macchinari sempre più terrificanti: mine antiuomo, filo spinato con corrente ad alta tensione ed addirittura impianti che sparavano automaticamente su tutto ciò che si muoveva attorno a loro. La costruzione del muro, che diventò ben presto il simbolo della guerra fredda, destò grande scalpore ovunque, ma le reazioni del mondo politico tedesco ed internazionale furono diverse. La costruzione del muro dopotutto era vista come una "soluzione" negativa, ma tutto sommato accettabile, vista la situazione creatasi a Berlino, che negli anni precedenti era diventata sempre più instabile e pericolosa.
Praga, Varsavia e Budapest diventarono le città più amate da molta gente della DDR, non per la bellezza dei loro monumenti, ma poiché qualcuno aveva capito che le ambasciate della Germania Federale in queste città, erano il territorio occidentale più facilmente accessibile. 
L’ Ungheria, che era forse il paese più avanzato per quanto riguarda le riforme democratiche, fece un passo che doveva portare in soli due mesi alla caduta del muro di Berlino.

Il 10 settembre aprì i suoi confini con l’Austria.
Decine di migliaia di tedeschi dell’est erano già affluiti in Ungheria nei giorni precedenti in attesa di questo evento, e le immagini della gente che, ancora incredula e piangente, assisteva alla rimozione del filo spinato tra Ungheria e Austria, fecero il giro del mondo. Il governo della DDR aveva disperatamente cercato di impedire questa decisione, ma la prospettiva di una migliore collaborazione con l’ovest, era per gli ungheresi  più importante della solidarietà ideologica con la DDR. 

Nell’ottobre del 1989 gli eventi nella DDR precipitarono. Sotto la pressione delle manifestazioni di massa e del flusso sempre crescente di persone che lasciavano il paese, molte amministrazioni comunali si sciolsero e furono sostituite da organi ai quali partecipavano per la prima volta anche gruppi di opposizione. Quando la sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all’estero, la gente di Berlino est la interpretò a modo suo: il muro doveva sparire. Migliaia di persone stavano all’est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano aspettando anche dall’altra parte del muro, all’ovest, con ansia e preoccupazione. Nell’incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, aveva dato l’ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall’est e dall’ovest, scavalcando il muro, si incontravano per la prima volta dopo quarant’anni. Il muro era caduto ma esistevano ancora due stati tedeschi, due stati con sistemi economici e politici completamente diversi. Tutta l’organizzazione della vita pubblica era diversa. Dopo le prime elezioni nel marzo 1990 la DDR aveva finalmente un governo democraticamente legittimato, ma la fiducia nel proprio stato stava scendendo vertiginosamente. Si diffondeva uno stato di quasi anarchia e l’economia stava crollando. Dopo pochi mesi la riunificazione non era più una possibilità, ma una necessità, era diventata l’unico modo per fermare il degrado dell’est. Ma riunire due stati non è così facile e nel caso della Germania si doveva considerare anche il fatto che la DDR faceva ancora parte di un sistema di sicurezza militare e di un’alleanza con l’Unione Sovietica e che anche la Germania Federale a questo riguardo non poteva agire senza il consenso degli ex-alleati della Seconda Guerra Mondiale. Questo rendeva la riunificazione un problema non solo nazionale, ma internazionale, e solo dopo trattative non facili tra USA, URSS, Francia e Gran Bretagna e dopo il "sì" definitivo di Gorbaciov, la strada per la riunificazione era libera. Il 3 ottobre del 1990, i due stati non furono riuniti, ma uno dei due stati, cioè la DDR, si auto scioglieva e le regioni della DDR furono annesse in blocco alla Repubblica Federale.

Nessun politico dell’ovest può reclamare alcun merito concreto per quanto riguarda gli eventi che portarono alla riunificazione. Gli unici politici che in un certo modo hanno contribuito a iniziare o ad accelerare il processo della riunificazione della Germania erano Gorbaciov, che con la sua politica ha reso possibile tutto quello che successe, e il governo dell’Ungheria, che nell’agosto dell’89 prese la coraggiosa decisione di aprire i confini con l’Austria e con ciò diede inizio a una valanga inarrestabile che portò in pochissimo tempo alla caduta del muro di Berlino.

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