Storia Contemporanea

  • Materia: Storia Contemporanea
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  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

La Prima Guerra Mondiale

Tutti gli aspetti riguardanti la Prima Guerra Mondiale.

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Schieramenti

Chi

Germania
Austria-Ungheria
Impero Ottomano (dal 31 0ttobre 1914)
Bulgaria (dal 6 settembre 1915)
  

Contro chi 

Francia
Russia (fino al 1917)
Inghilterra
Belgio
Serbia
Montenegro
Giappone (dal 23 agosto 1914)
Italia (dal 24 maggio 1915)
Portogallo (dal 9 marzo 1916)
Romania (dal 27 agosto 1916)
Stati Uniti (dal 6 aprile 1917)
Grecia (dal 27 giugno 1917)
Cina (14 agosto 1917) 

Obiettivi

Austria 

La reazione austro-ungarica all’assassinio dell’arciduca fu sproporzionata al fatto in sé. E' più verosimile pensare che l'Austria-Ungheria mirasse a servirsi dell’incidente per risolvere una buona volta a suo favore la questione balcanica e liberarsi per sempre dell’ingombrante Serbia, ritenuta responsabile dell'instabilità della regione in quanto forza emergente nei Balcani. Il piano austro-ungarico, elaborato dal Conrad, prevedeva l'eliminazione rapida della Serbia e un attacco alla Russia dalla Galizia.

Germania 

La Germania mirava a ridisegnare la mappa della supremazia politica, dal momento che il suo peso politico era inferiore al peso industriale, commerciale e finanziario che aveva acquistato negli ultimi decenni. Il governo di Berlino non credeva nella solidità dell’Intesa (Inghilterra, Francia e Russia) e dava per scontata la neutralità dell’Inghilterra, troppo impegnata nel difficile problema irlandese. Riteneva pertanto che l’occasione fosse propizia per battere la Duplice franco–russa e porre su salde basi la propria potenza mondiale. Il piano, che il generale von Moltke aveva ereditato dal suo predecessore von Schlieffen, affidava alle deboli forze di von Prittwitz nella Prussia Orientale e agli Austro-Ungarici l'incarico di contenere i Russi, mentre lo sforzo principale sarebbe stato operato immediatamente verso la Francia.

Inghilterra 

Da secoli padrona indiscussa dei mari e dei commerci intercontinentali, l’Inghilterra era decisa a stroncare la crescente potenza imperiale tedesca.

Francia 

La Francia sognava la rivincita contro la Prussia che la aveva umiliata nel 1870 e ancora di più rivoleva i territori dell'Alsazia e Lorena persi nel 1871. Il piano francese prevedeva un'offensiva generale in Lorena, partendo dai due lati delle fortificazioni di Metz.

Italia 

L'Italia rimase neutrale durante il primo anno di guerra (si giustificò affermando che l’Austria e la Germania non erano state aggredite: le condizioni della Triplice Alleanza erano difensive e quindi non potevano essere applicate). Ma all'interno del Paese si formarono vasti schieramenti favorevoli alla guerra e il governo si convinse che quella fosse l'occasione per ottenere importanti vantaggi territoriali. Prima di effettuare la scelta di campo, il capo del governo Antonio Salandra aprì trattative e cercò di acquisire elementi di valutazione sulla consistenza dei due schieramenti.

Rifiutata l'offerta, austriaca, del Trentino in cambio della neutralità, l'Italia aprì trattative con Londra che si conclusero con la ratifica di un accordo segreto (25 aprile 1915). L’Intesa avrebbe finanziato con prestiti ingenti lo sforzo militare dell’Italia, dichiarandosi disponibile riconoscerle in caso di vittoria il Trentino, la Venezia Giulia, ma anche l’Alto Adige e la Dalmazia, l’egemonia sull’Adriatico e dunque una specifica influenza sull’Albania e sul Montenegro, oltre a eventuali concessioni coloniali in Turchia e in Africa a spese dell’Impero ottomano e della Germania.
  
Stati Uniti 

Woodrow Wilson giustificò l’intervento degli USA con il motivo che la democrazia era ormai in pericolo ovunque e che la Germania aveva annunciato un attacco sottomarino indiscriminato contro tutte le navi dirette ai porti nemici, violando i diritti dei paesi neutrali.  

Guerra

Il 28 giugno 1914 l’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, venne ucciso con un colpo di pistola dallo studente slavo Gavrilo Princip, durante un corteo nelle strade di Sarajevo. Questo attentato arrivò in un clima già carico di minacce e fece scoppiare apertamente il conflitto tra l’Austria e la Serbia. L’Austria ritenne, infatti, che gli attentatori, in lotta per l’indipendenza del loro popolo, fossero stati aiutati dalla Serbia, favorevole all’emancipazione slava.

La reazione austriaca all'attentato di Sarajevo del 28 giugno, mentre gli eserciti si mobilitavano e si incrociavano le iniziative diplomatiche, si concretizzò in un ultimatum presentato alla Serbia il 23 luglio successivo e incentrato sostanzialmente su tre richieste: immediata soppressione delle organizzazioni irredentistiche; divieto di ogni forma di propaganda antiaustriaca; apertura di un'inchiesta, relativa all'attentato, condotta da una commissioe mista serbo-austriaca.

Il tono particolarmente duro, la natura stessa delle richieste che chiaramente si configuravano quale ingerenza negli affari interni della Serbia e apparivano tese a ridurre quello stato in una posizione di umiliante subordinazione nei confronti delle autorità di Vienna, nonché i tempi ristretti della scadenza per una risposta da parte del governo di Belgrado, 48 ore, non lasciavano dubbi circa la volontà di aggressione dell'Austria.

Il governo di Vienna non intendeva certo scatenare un conflitto "mondiale", il suo obiettivo era piuttosto di eliminare la minaccia che veniva alla sua politica espansionista nei Balcani occupando la Serbia. Le cose andarono diversamente. Gli avvenimenti non colsero di sorpresa i governi delle grandi potenze, tant’è che gli alti comandi militari già da tempo avevano predisposto i loro piani strategici. In fondo tutti gli stati coinvolti nel conflitto avevano un buon motivo per volerlo, se mai si trattava di convincere l’opinione pubblica della sua ineluttabilità, e documenti recenti sollevano inquietanti interrogativi sulle stesse dinamiche dell’azione terroristica.

La Serbia, quasi certamente incoraggiata dalla Russia, respinse l'ultimatum e la situazione precipitò rapidamente:

28 luglio

L'Austria, sostenuta dalla Germania, rifiuta la proposta di mediazione avanzata dall'Inghilterra, così come la convocazione di una conferenza a quattro (Germania, Gran Bretagna, Francia e Russia) e dichiara guerra alla Serbia.   

30 luglio

La Russia proclama la mobilitazione generale (probabilmente nell'esclusivo intento di offrire il proprio sostegno alla Serbia ma senza arrivare alla guerra) che provocò l'immediata reazione della Germania che a sua volta dichiara la mobilitazione generale (secondo la maggioranza degli storici fu questo, in ultimo, l'avvenimento decisivo dello scatenamento del conflitto) e invia al governo di Mosca un ultimatum contenente la richiesta dell'immediata revoca della mobilitazione russa. 

1 agosto 

Non avendo ricevuto risposta all'ultimatum, la Germania dichiara guerra alla Russia.   

3 agosto 

La Germania dichiara guerra alla Francia, dopo aver lanciato al neutrale Belgio un ultimatum quanto mai provocatorio, anch'esso peraltro respinto, contenente la minaccia di guerra nel caso non avesse acconsentito al passaggio dell'esercito tedesco.   

4 agosto 

La violazione della neutralità del Belgio e del Lussemburgo da parte delle truppe tedesche vince le ultime esitazioni del governo inglese che dichiara guerra alla Germania.   

31 ottobre 

Mentre si consolidava il fronte occidentale e ad oriente la situazione si mostrava ancora fluida, la Turchia entra in guerra in appoggio degli imperi centrali. In questo modo veniva inferto un colpo non indifferente all'Intesa che vedeva compromessi i propri interessi in quella regione con la perdita del controllo degli stretti e l'apertura di nuovi fronti: quello russo-turco in Armenia e quelli anglo-turchi in Mesopotamia e in Egitto.
 

1914

FRONTE OCCIDENTALE

L'Austria, d'accordo con la Germania, attribuendo al governo serbo la responsabilità dell'eccidio, indirizzò a Belgrado il 23 luglio un ultimatum con richieste inaccettabili. La risposta serba all'ultimatum (25 luglio), conciliante ma accompagnata dalla mobilitazione generale, non accontentò l'Austria che il 28 luglio dichiarò guerra alla Serbia.

Dopo le mobilitazioni russa e austriaca, la Germania dichiarò guerra alla Russia (1° agosto alle ore 19,10) e alla Francia (3 agosto alle ore 18,45).

A sua volta la violazione della neutralità del Belgio e del Lussemburgo da parte delle truppe tedesche, vincendo le ultime esitazioni inglesi, provocò la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna alla Germania (4 agosto).

Sul fronte navale il primo scontro fra navi tedesche e inglesi si ebbe presso Helgoland il 28 agosto, e la battaglia si risolse a favore dell'ammiraglio inglese Beatty.

Prima battaglia della Marna (settembre): i francesi con l’aiuto di un contingente inglese, riescono a bloccare su questo piccolo fiume non lontano da Parigi l’avanzata tedesca.

FRONTE ORIENTALE

I Russi, forti della loro impressionante superiorità numerica, travolgono le linee austriache minacciando l’Ungheria e penetrando nella stessa Prussia. Sono però duramente battuti dai tedeschi: il generale von Hindenburg, succeduto a Prittwiz dal 22 agosto, annientò l'armata russa di Sams.

1915

FRONTE OCCIDENTALE

Offensiva tedesca e controffensiva francese nella regione della Champagne, ambedue senza alcun esito. Attacco aereo tedesco su Londra coi dirigibili Zeppellin.

FRONTE ORIENTALE

L'alleanza della Bulgaria con gli Imperi centrali compromise la situazione degli Alleati nei Balcani; negli ultimi mesi dell'anno si ebbe così il crollo della Serbia, attaccata da due lati dai Bulgari e dagli Imperi centrali (ottobre-novembre).

Dopo alcune esitazioni il Falkenhayn decise di portare un colpo decisivo sul fronte orientale. Dal maggio all'agosto (battaglia di Gorlice-Tarnáw) le forze di Hindenburg e di Mackensen, appoggiate a sud da quelle austro–ungariche, con una potente azione di sfondamento costrinsero i Russi a evacuare Leopoli, Lublino e l'intera Polonia (Varsavia cadde il 5 agosto).
Fallisce il tentativo dell’Intesa di violare lo stretto dei Dardanelli controllato dalla Turchia.

FRONTE ITALIANO

L'Italia iniziò a metà febbraio trattative segrete con le potenze dell'Intesa, che si conclusero con la firma del patto di Londra (26 aprile). Il 23 maggio (con effetto dal 24) dichiarò guerra all'Austria–Ungheria.
Quattro successive battaglie sull’Isonzo non modificano il fronte.

1916

FRONTE OCCIDENTALE

Il generale francese Joffre decise di portare una serie di attacchi potenti e metodici sulla Somme, ma fu preceduto dal Falkenhayn il quale decise di colpire prima che scendessero in campo nuove truppe britanniche; egli scelse come obiettivo Verdun, che attaccò il 21 febbraio. La battaglia di Verdun (febbraio–dicembre) si risolse in un insuccesso strategico tedesco, perché Joffre, anche se con ritardo sui piani iniziali, poté lanciare, alimentandola per quattro mesi, la sua offensiva sulla Somme, che impedì ai Tedeschi di impegnare a Verdun tutti i mezzi inizialmente previsti. Le due battaglie, di Verdun (febbraio-ottobre) e della Somme (luglio-settembre) terminarono in un bagno di sangue (1.800.000 morti) e senza alcun risultato.

La guerra che nelle previsioni sarebbe dovuta durare pochi mesi, continuava da più di due anni. Lo sforzo produttivo dei diversi stati diventava sempre più pesante. I prezzi degli alimenti crescevano e le condizioni di vita si fecero sempre più difficili per le popolazioni.

Gli imperi centrali, inoltre, non potevano procurarsi facilmente le materie prime perché gli Inglesi controllavano i mari. Per spezzare questo accerchiamento, la Germania affrontò la marina inglese nella battaglia dello Jutland nel mare del Nord (maggio 1916). Ma la battaglia non bastò a sottrarre agli Inglesi il dominio dei mari. Allora i Tedeschi intensificarono la guerra sottomarina contro tutte le navi sospettate di portare rifornimenti agli avversari. I sommergibili tedeschi iniziarono ad affondare le navi mercantili e perfino quelle per il trasporto dei passeggeri. Particolare scalpore destò l’affondamento del transatlantico Lusitania, che causò la morte di un migliaio di persone.

FRONTE ORIENTALE

Dopo iniziali successi una nuova offensiva russa viene fermata dai tedeschi.

FRONTE ITALIANO

Nel contesto di Verdun, nel tentativo di impegnare gli avversari su più fronti, gli Italiani ed i Russi vennero sollecitati dagli alleati inglesi e francesi ad intervenire più attivamente nel conflitto.
Gli Italiani si impegnarono in un ennesimo attacco sull'Isonzo (quinta battaglia dell'Isonzo) che non portò, come negli altri casi, a risultati apprezzabili e convinse gli Austriaci, comandati dal generale Conrad, della possibilità di colpirli a fondo.

Gli Austriaci lanciarono una controffensiva che si sviluppò su diu un fronte di 40 km, dalla Val Lagarina alla Valsugana. La controffensiva (maggio, luglio 1916), nota come Strafexpedition, ovverosia "spedizione punitiva" contro l'antico alleato traditore (gli Italiani la chiamarono "battaglia degli Altipiani"), ebbe come base operativa il Trentino e l'obiettivo di sfondare le linee italiane sull'altopiano di Asiago, così da puntare sulla Pianura Padana in direzione di Vicenza.
Nonostante i notevoli successi iniziali, tuttavia, gli Austriaci furono bloccati dalla strenua resistenza italiana che riuscì, pur arretrando, ad impedire che il nemico scardinasse completamente il suo sistema difensivo.

Nel frattempo, comunque, gli Austriaci erano impegnati anche sul fronte russo dove l'esercito dello zar era entrato in azione (4 giugno). Quest'ultima si era trasformata, inaspettatamente per gli Austriaci, in un clamoroso successo russo tanto che l'esercito asburgico aveva dovuto arretrare perdendo circa 400.000 uomini fatti prigionieri, e riuscendo a contenere l'avanzata dell'esercito dello zar solo grazie al rinforzo ricevuto dai Tedeschi.

Sul fronte italiano tutto ciò ebbe riflessi positivi, contribuendo in maniera decisiva al fallimento della spedizione punitiva, tanto che Cadorna, visti in difficoltà gli Austriaci, poteva sferrare una potente offensiva contro il saliente di Gorizia che fu conquistata il 9 agosto (6ª battaglia dell'Isonzo).

Nell'autunno (settembre-novembre) si ebbero sul Carso triestino tre sanguinose offensive (7ª, 8ª, 9ª dell'Isonzo) che si risolsero in battaglie di logoramento da entrambe le parti. Anche sul fronte italo-austriaco si ritornava alla guerra di trincea.

FRONTE MESOPOTAMICO

La rivolta araba contro i turchi, sostenuta dagli inglesi, è coronata da completo successo e lo sceicco Hussein è proclamato re d’Arabia (ottobre).

1917

FRONTE OCCIDENTALE

Nuova offensiva prima francese e poi inglese, con paurosi costi umani e senza apprezzabili risultati. La guerra sottomarina tocca il suo apice. Il primo febbraio i Tedeschi proclamano una guerra sottomarina totale: destinata a bloccare i rifornimenti ai paesi nemici e ad isolare economicamente l'Inghilterra, essa ebbe però l'effetto di provocare una sempre più risentita reazione degli Stati Uniti, i quali, duramente colpiti da questa misura nei loro commerci in rapida espansione per la forte richiesta proveniente dalle potenze dell'Intesa, dapprima ruppero le relazioni diplomatiche con la Germania (3 febbraio) e infine le dichiararono guerra (7 aprile).

FRONTE ORIENTALE

Nel marzo (febbraio secondo il calendario russo) il regime zarista russo viene rovesciato e sostituito da una repubblica il cui governo provvisorio, guidato dal socialrivoluzionario Kerenskij, decide di proseguire la guerra.

Questo avvenimento fu accolto con favore dalle forze dell'Intesa, che si attendevano dal nuovo governo, ristabilito il consenso popolare, risultati militari più brillanti. Tuttavia ciò non accadde e fu invece la Germania ad approfittarne, penetrando profondamente nel territorio russo.

I bolscevichi che assumono il potere in ottobre, mentre l'abbandono dal fronte da parte dei soldati russi diventava ormai un fenomeno di massa, firmano la pace con gli imperi centrali (Pace di Brest-Litovsk, 3 marzo 1918), che prevedeva da parte del governo rivoluzionario la cessione alla Germania della Polonia e dei paesi baltici, mentre l'Ucraina diventava indipendente.
La debolezza delle linee russe e poi la pace permisero dunque ad Austria e Germania di spostare truppe sul fronte occidentale e su quello italiano.

FRONTE ITALIANO

Il 24 ottobre gli Austriaci - ormai liberi dalla pressione russa e appoggiati dai Tedeschi - sfondano le linee di difesa italiane a Caporetto (ora in territorio sloveno). Le truppe italiane dovettero ripiegare, ma tale ripiegamento divenne in breve tempo un'autentica rotta, in cui gli avversari poterono facilmente penetrare il Italia per 150 Km, causando la perdita di circa 400.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri, con armi e materiali.

La sconfitta ebbe immediate ripercussioni politiche; venne formato un nuovo governo (ottobre 1917-giugno 1919) sotto la guida di Vittorio Emanuele Orlando (1861-1952); sul piano militare si procedette alla chiamata alle armi dei "ragazzi del '99" (i giovani che nel 1917 avevano 18 anni) e alla sostituzione del generale Cadorna col generale Armando Diaz (1861-1928).

Sotto il comando di Diaz venne approntata una nuova linea difensiva sul fiume Piave che riuscì a bloccare l'avanzata dei nemici (12 novembre).

1918

FRONTE OCCIDENTALE

La Germania avvertiva sempre più che il blocco economico le impediva di sostenere uno sforzo bellico troppo prolungato; da qui l'inevitabile esigenza di passare ancora una volta all'offensiva nella primavera del 1918. Il 21 marzo l'esercito tedesco lancia una nuova offensiva nelle Fiandre e nella Champagne (marzo-aprile) con largo impiego di gas nervini (l’yprite utilizzato per la prima volta nel maggio 1915 sul fronte di Ypres, in Belgio). Il maresciallo Ludendorff riuscì ad impedire la congiunzione dello schieramento inglese con quello francese. La quinta armata inglese fu travolta e, nel maggio, l’esercito tedesco raggiunse nuovamente la Marna dove tuttavia fu ancora volta fermato.

Dopo la seconda battaglia della Marna (15 luglio), gli alleati franco-inglesi, sostenuti dagli statunitensi, passarono al contrattacco battendo per la prima volta in modo clamoroso i Tedeschi nella battaglia di Amiens (8-11 agosto) e facendo esplodere anche in campo tedesco la rivolta contro una guerra così rovinosa.

In Germania ormai maturava la resa definitiva, dopo che il governo tedesco aveva sperato in una pace di compromesso. Per facilitare tale disegno Ludendorff (il quale deteneva il comando supremo dell'esercito assieme con Hindenburg) aveva invitato inutilmente l'imperatore Guglielmo II a dimettersi.

Il 9 novembre anche a Berlino veniva proclamata la repubblica, mentre il nuovo governo presieduto dal socialdemocratico Ebert, iniziava le trattative che portarono l'11 novembre alla firma dell'armistizio di Réthondes.

La prima guerra mondiale finiva: era costata 10.000.000 milioni di morti.

FRONTE ITALIANO

Contemporaneamente, l’esercito austriaco riprese la sua offensiva in Italia (15 giugno): fermato nella zona di Asiago e del Grappa, esso valicò il Piave, occupò il massiccio del Montello, ma non riuscì a mantenersi sulla riva opposta del fiume e, dopo dieci giorni di estenuanti battaglie, fu costretto a ritornare al di là del Piave.

Le truppe italiane passano all’attacco sul Grappa e sul Piave, superando a Vittorio Veneto gli austriaci in gravi difficoltà (ottobre).

FRONTE ORIENTALE

Ormai le possibilità di resistere per gli imperi centrali erano del tutto compromesse: la Bulgaria, loro alleata, il 29 settembre 1918, attaccata da un esercito franco-serbo era costretta alla resa; l'Austria era al suo interno in rapida dissoluzione, in seguito alla proclamazione della indipendenza da parte di Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia benché si fosse tentato inutilmente di arginare le rivendicazioni di autonomia con la trasfornazione della monarchia in una federazione di stati indipendenti (17 ottobre 1918).

Nel frattempo la Turchia subiva in Medio Oriente l’iniziativa degli inglesi e dei loro alleati arabi, mentre l’emergere di spinte nazionalistiche decretava la dissoluzione dell’Austria-Ungheria, accelerata dalla vittoriosa offensiva italiana di Vittorio-Veneto (24 ottobre 1914) diretta dal generale Diaz. L’8 novembre a Monaco di Baviera un’insurrezione operaia proclamava la repubblica; il 9 lo stesso accadeva a Berlino; fra il 9 e il 10 Guglielmo II fuggiva in Olanda; l’11 novembre 1918 , una delegazione tedesca firmava l’armistizio a Rethondes. Il 3 l’Austria si era arresa all’Italia (armistizio di Villa Giusti nei pressi di Padova); l’11 novembre, Carlo I d’Asburgo abdicava aprendo la via alla costituzione di nuovi stati nazionali. L’Austria diveniva una repubblica.

Gli armistizi e la pace

Bulgaria

Prima a deporre le armi fu la Bulgaria, il 29 settembre 1918: dovette evacuare immediatamente i territori serbi e greci ancora invasi, smobilitare e espellere tutti gli agenti tedeschi, ed infine consegnare all’esercito dell’Intesa alcuni centri strategici.   

Turchia

Il 30 ottobre fu la volta della Turchia, con l’armistizio di Mudros.   

Austria

L’Austria–Ungheria chiese l’armistizio all’Italia, che fu firmato il 3 novembre, a Villa Giusti a Padova.   

Germania

L’11 novembre i delegati tedeschi firmarono l’armistizio di Rethondes, per il quale la Germania si impegnava a evacuare tutti i territori finora occupati, a dichiarare nulli i trattati di Brest Litovsk e di Bucarest, a consegnare il materiale da guerra e la flotta.   

I 14 punti di Wilson

L'8 gennaio il presidente Wilson enumerò i quattordici punti ai quali si sarebbe ispirata la sua azione nella futura conferenza per la pace.   

La pace con la Germania

Il trattato di pace con la Germania, Versailles 28 giugno 1919, non fu negoziato ma imposto:
obbligo di rifondere alle potenze vincitrici tutti i danni subiti dai territori e dai cittadini in conseguenza della guerra: la cifra stabilita fu di 132 miliardi di marchi oro da estinguere in trent'anni (non fu applicato);

la restituzione alla Francia dell’Alsazia e della Lorena;

il distacco del bacino minerario della Saar, affidato per quindici anni all’amministrazione della Francia;
l’annessione dei distretti di Eupen e di Malmédy al Belgio;

la restituzione dello Schleswig settentrionale alla Danimarca;

la cessione alla Polonia del territorio chiamato il "corridoio polacco", che permetteva alla Polonia di avere uno sbocco al mare;

la città di Danzica era dichiarata città libera sotto il controllo internazionale;

la perdita di tutte le colonie, spartite tra Francia e Gran Bretagna, ad eccezione dell'Africa Sud Occidentale data all'Unione del Sudafrica e di alcuni territori in Estremo Oriente concessi al Giappone;

la riduzione del proprio esercito a 100.000 uomini;

la consegna della flotta all’Inghilterra;

la smilitarizzazione perpetua della Renania;

l'impegno a fornire materie prime ai paesi vincitori a condizioni vantaggiose con la concessione unilaterale di facilitazioni doganali;

l'annullamento del Trattato di Brest-Litovsk con la Russia, il che sottrasse alla Germania i territori baltici ed altri strappati alla Romania: nacquero in tal modo le repubbliche di Lituania, Estonia, Lettonia e Finlandia.
  
La pace con l'Austria

Il trattato di Saint–Germain en Laye del 10 settembre 1919 con l’Austria vera e propria e il trattato di Trianon il 4 giugno 1920 con l’Ungheria:

Nascita di nuovi stati: la repubblica d’Austria, il regno di Ungheria, la repubblica della Cecoslovacchia, il regno dei Serbi, Croati e Sloveni (Jugoslavia), la repubblica di Polonia, la repubblica di Lituania, la repubblica di Estonia, la repubblica di Lettonia, la repubblica di Finlandia;

La restituzione da parte dell’Ungheria alla Romania della Transilvania;

La Polonia riunì a sé le provincie polacche un tempo sotto l’Austria;

L’Italia ottenne le terre irredente, come era stabilito nel patto di Londra, cioè il Trentino e l’Alto Adige fino al Brennero, Trieste e l’Istria.   

La pace con l'Ungheria

Il trattato del Trianon del 4 giugno 1920 stabiliva la nascita dello stato indipendente ungherese che tuttavia dovette cedere terriotri alla Jugoslavia, alla Romania e alla Polonia.   

La pace con la Bulgaria

Il trattato di Neuilly del 27 settembre 1919 con la Bulgaria: essa dovette rinunciare allo sbocco sul mare Egeo e cedere la Macedonia alla Jugoslavia e alla Grecia.   

La pace con la Turchia

In base al trattato di Sèvres, 10 agosto del 1920, la Turchia:
perse l’Arabia, la Mesopotamia, la Siria (posta sotto mandato francese) e la Palestina (mandato inglese);

dovette cedere alla Grecia la Tracia e l’Anatolia meridionale con la zona di Smirne (mantenne sul suolo europeo la sola città di Istanbul);

l'Irak fu posto sotto il mandato inglese;

dovette accettare il controllo internazionale degli stretti.   

La Società delle Nazioni

La Società delle Nazioni, auspicata da Wilson, prese vita nell'aprile 1919 (approvazione dello Statuto). Nel gennaio 1920 ci fu a Ginevra la prima sessione. Gli Stati Uniti, tuttavia, dopo esserne stati i promotori con il presidente Wilson non entrarono a farne parte, per il voto contrario del Congresso.   

Conseguenze economiche

Dappertutto, tranne che negli Stati Uniti, l’economia era sconvolta: gli impianti produttivi erano completamente distrutti l’agricoltura era stata privata delle sue migliori forze lavorative i beni di necessità scarseggiavano soprattutto nelle grandi città i prezzi aumentavano mentre i salari erano bloccati per legge c’era il problema della riconversione industriale dalla produzione bellica a quella civile.

Dalla guerra l’Europa uscì in condizioni di grande instabilità politica ed economica. Le trasformazioni provocate dalla guerra, le gravi perdite di vite umane e di beni materiali avevano sconvolto non solo le potenze vinte ma anche quelle vincitrici.

La Germania era prostrata: le dure condizioni di pace che le erano state imposte avevano favorito una grave crisi economica, alimentando anche un forte desiderio di rivincita. Anche la Francia, l’Inghilterra e l’Italia erano in una situazione di grande debolezza economica e pesantemente indebitate con gli Stati Uniti, i quali erano ormai la principale potenza economica del mondo. Per alcuni anni l’economia dei paesi europei fu in seria difficoltà; la produzione era inferiore alla domanda, i prezzi aumentavano, il potere d’acquisto dei salari diminuiva, mentre cresceva il numero dei disoccupati: le industrie infatti, come anche le campagne, non erano in grado di assorbire tutta la manodopera costituita da coloro che erano tornati dal fronte.

Le gravi difficoltà economiche erano accentuate dal fatto che le industrie erano state trasformate in impianti in grado di produrre quasi esclusivamente materiale bellico; dopo la guerra fu perciò necessario riconvertire gli impianti per la produzione civile. Ciò tuttavia richiedeva tempo ed investimenti: per questo, alla fine della guerra, parecchie industrie fallirono, mentre altre riuscirono gradualmente a riconvertire la loro produzione. La difficile situazione portò a un aumento delle tensioni sociali: scioperi e agitazioni si verificarono un po’ dappertutto in Europa. Aumentarono i partiti dei lavoratori e le organizzazioni sindacali che a volte provocarono dei veri e propri tentativi di rivoluzione contro i governi.

Gli Stati Uniti erano i veri vincitori della guerra e in poco tempo diventarono la maggior potenza mondiale. Grazie al calo produttivo dell’Europa, i commerci statunitensi prosperarono in tutti i mercati mondiali; le esportazioni di prodotti industriali ed agricoli aumentarono notevolmente e ciò favorì un clima di fiducioso ottimismo in tutto il paese.

Conseguenze sociali

Al termine della guerra, ai quasi 10 milioni di vittime cadute sui campi di battaglia, ai militari, ai prigionieri, si aggiunsero i devastanti effetti delle malattie epidemiche, conseguenza delle privazioni alimentari e igieniche imposte dal conflitto tanto ai combattenti, quanto alla popolazione civile. Tra il 1918 e il 1920 si diffuse anche oltre i confini europei l’epidemia di "spagnola".

Durante la guerra la grande borghesia e gli affaristi avevano accumulato grandi ricchezze e ora si inaspriva l’avversione delle masse popolari nei confronti di queste classi e delle forze politiche, le cui riforme non avevano portato buon frutto.

La guerra aveva determinato profondi mutamenti nella società. Innanzitutto aveva sottolineato il decisivo contributo femminile alla vita del Paese nei settori più diversi: dalla produzione industriale all’assistenza sanitaria, dall’insegnamento all’impiego nella pubblica amministrazione e nella guida di migliaia di ditte agricole e artigianali. Dal fronte poi i soldati tornavano con una mentalità diversa, modificata dall’esperienza vissuta nella "città militare", dal confronto tra tradizioni e costumi diversi, dalla consuetudine alla discussione e alla solidarietà con gli altri compagni, dalla speranza ad una maggiore giustizia sociale. Del tutto al di fuori delle previsioni dei governi e dei diplomatici dell’anteguerra, queste grandi masse di cittadini irruppero sulla scena politica. Dopo essere stati inquadrati per tre, quattro anni nei reparti e nelle trincee, essi erano ora ben decisi a far sentire la loro voce nelle scelte politiche fondamentali.

Classe sociale e tendenza politica

Operai dell’industria, braccianti agricoli e salariati. Partiti socialisti e formazioni anarchiche.

Ceti intermedi: piccoli proprietari o piccoli borghesi. Associazioni che rivendicavano il superamento dei tradizionali ordinamenti istituzionali.

Grandi proprietari industriali e agrari, antica aristocrazia, gerarchie militari, quadri superiori delle burocrazie statali. Area della conservazione.

Conseguenze culturali

Lo stile di vita americano si impose come un modello trionfante di benessere e di progresso e influenzò notevolmente anche la società europea, che ne adottò molte mode ed abitudini: il ballo del charleston, la musica jazz, il whisky diventarono per la gioventù europea i simboli della modernità.

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