Storia Contemporanea

  • Materia: Storia Contemporanea
  • Visto: 6678
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

L'accordo De Gasperi - Gruber

Come avvenne e cosa prevedeva l'accordo tra De Gasperi e Gruber.

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Nel 1948 la costituente approva il primo Statuto di AUTONOMIA. Esso rappresenta l’attuazione dell’accordo De Gasperi-Gruber (5/9/1946), i cui punti principali erano:

• problemi della scuola

• problemi della lingua

• problema dell’ammissione dei cittadini tedeschi nei pubblici uffici

• problemi dell’autonomia


Infatti, a questo riguardo, l’accordo diceva: "..alle popolazione delle zone sopraddette sarà concesso l’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo nell’ambito delle zone stesse."

L’accordo De Gasperi-Gruber è stato frutto di lunghe trattative e notevoli contrasti tra i due ministri degli esteri rispettivamentedell’Italia e dell’Austria.

De Gasperi voleva garantire una forma di autonomia anche alla provincia di Trento, nella quale in quel periodo c’era l’A.S.A.R. (associazione studi autonomistici) che da un movimento di opinione era diventato un movimento politico.

Gruber sollecitato dai cittadini esponenti della Volkspartei, voleva che l’autonomia fosse riservata alla sola provincia di Bolzano.

Esaminiamo ora più in dettaglio le premesse che spinsero all’accordo.

Per la seconda volta nello stesso secolo, a distanza di ventisei anni una dall’altra, veniva posta la questione della assegnazione dell’Alto Adige all’Austria o all’Italia. Ma nel 1919, al termine del primo conflitto mondiale, la prima stava tra gli stati sconfitti e la seconda tra i vincitori, nel 1945 ambedue erano nella parte soccombente, con la differenza tuttavia che il Regno d’Italia si era autonomamente liberato dal fascismo e distaccato dal nazismo ancora nel ’43, aveva cessato la guerra contro Inghilterra - Francia - Russia - Stati Uniti d’America, e i suoi legittimi governi, quelli del Badoglio, scelto dal re, e quello di Bonomi designato dal Comitato di Liberazione Nazionale, erano scesi in guerra contro il Reich, mentre l’Austria in esso inglobata era stata volente o nolente con le armi naziste in pugno fino alla fine del conflitto.

Mentre nel 1919 l’Italia si era presentata alla Conferenza di pace chiedendo l’annessione dell’Alto Adige in forza di un patto già sottoscritto con i suoi alleati, nel 1945 non aveva alcun strumento diplomatico per rivendicare quel territorio nei confronti dei vincitori verso i quali si trovava in situazione di resa incondizionata, priva di qualsiasi diritto di negoziazione, e, come l’Austria, non poteva che attendere le decisioni dei Quattro Grandi che dettavano i trattati di pace. Roma, da una parte, e Vienna dall’altra svilupparono un intensa azione diplomatica e una costante pressione sulla Conferenza di pace per indurla a soluzioni favorevoli ai propri contrapposti desideri e interesi. Ma la decisione finale dei Quattro Grandi e della Conferenza fu assunta autonomamente e in essa più che la questione dell’Alto Adige in se stessa ebbero rilevanza considerazioni e valutazioni più ampi riguardanti l’intero quadro europeo e il futuro bilanciamento tra la sua parte orientale e quella occidentale, unite nella guerra al Reich ma già tanto contrapposte per ideologie e sistemi politici.

Il gruppo sudtirolese si pronunciò anche nel 1945-46, inequivocabilmente, per la riannessione all’Austria (come nel 1919). Venne allora tenuto conto del criterio dei confini naturali, che prevalse sui confini nazionali; ora invece, pur non restando ignorato il fattore militare e quello economico, prevalse il criterio delle ideologie politiche.

Rilievo ebbe anche il fattore economico. L’Alto Adige produttore in misura elevata di energia idroelettrica fu ritenuto un elemento principale ed indispensabile per una veloce e duratura ricostruzione dell’Italia postbellica, mentre altrettanto necessario non fu giudicato per i suoi prodotti agricoli all’economia austriaca. Grazie ad una serie di valide ragioni maturava la decisione di riassegnare l’Alto Adige all’Italia. All’Alto Adige, venne assegnato il diritto di autodecisione, che in via teorica e morale appariva il più logico e il più limpido. Ma nella realtà internazionale del dopoguerra condizionata dallo scontro tra istituzioni e ideologie politiche tanto opposte quali le democrazie occidentali e il totalitarismo staliniano non fu assunto come principio dalle Potenze vincitrici. In Alto Adige, per di più, pesavano le conseguenze delle vicende degli ultimi 25 anni: l’aumento dei cittadini italiani ivi viventi ormai a pieno titolo giuridico, e parte dei quali ivi nati; la rinuncia definitiva alla cittadinanza italiana della stragrande maggioranza dei sudtirolesi a seguito delle opzioni per il Reich, i quali se conservavano titolo morale per partecipare ad un pleibiscito non con altrettanta certezza detenevano ancora quello giuridico.

Il gruppo sudtirolese, comprensibilmente, appena finita la guerra, puntò le sue carte sul diritto di autodecisione per la riannessione all'Austria. Già l'8 maggio 1945 era stato costituito a Bolzano il Partito Popolare Sudtirolese (Súdtiroler Volkspartei S.V.P.) che poneva al terzo punto dei suo programma l'esercizio dei diritto di autodecisione; il 4 settembre ad Innsbruck una folla valutata in centomila persone manifestò clamorosamente allo stesso scopo; Il settembre il Governo provvisorio di Vienna guidato dal socialdemocratico KarlRenner ripeteva alla Commissione alleata di controllo la richiesta di restituzione del Sudtirolo attraverso il plebiscito.

A questa soluzione della questione altoatesina erano inizialmente favorevoli Francia, Inghilterra e Stati Uniti d'America.

Con l'adesione anche dell' U.R.S.S. il Consiglio dei Ministri degli Esteri delle Quattro Potenze, cui spettava di predisporre il progetto di trattato di pace, riunito a Londra, il 14 settembre 1945 adottava in conseguenza, questa decisione:

"La frontiera con l'Austria resterà immutata, subordínatamente alle decisioni che il Consíglio prenderà su richieste per minori rettifiche in suo favore che l'Austria possa presentare".

La causa dei sudtirolesi e dell’Austria aveva trovato consensi nell’opinione pubblica di molti paesi, ma dopo un approfondimento sulla questione si giunse alla decisione finale che fu contraria allo smembramento del Sudtirolo, parte all’Italia, parte all’Austria. Ad esso non aveva dato il suo consenso neppure la Sudtiroler Volkspartei, che era riuscita a bloccare l’estremo tentativo del ministro degli esteri Gruber per giungere ad una soluzione territoriale di compromesso.

Dopo la risoluzione del problema territoriale, c’era il problema degli uomini, del gruppo minoritario sudtirolese, ai quali si doveva dare una soluzione corrispondente ai principi morali e politici della democrazia e delle speranze dell’Europa appena uscita dalla guerra e liberata dal nazifascismo.

L’8 maggio 1945 era stata costituita la Sudtiroler Volkspartei, che si basava sulla concezione ideologica che il fascismo e il nazismo dovevano essere superati fondamentalmente e del tutto, e ricordati erano anche i 25 anni di oppressione da parte del fascismo e del nazionalsocialismo dopo i quali si doveva ottenere il rispetto sulla base dei principi democratici dei diritti culturali linguistici ed economici dei sudtirolesi.

I sudtirolesi avevano alle spalle l’esperienza della prima annessione all’Italia, quando si strinsero nel Deutscher-Verband (1919-1922). Ma quella era una federazione di partiti, questo del 1945 nacque invece come partito unitario. La posizione assunta era però la stessa in entrambi i periodi storici e persisteva la speranza che i trattati di pace mantenessero allora o ricostruissero ora l’unità del Sudtirolo col Tirolo e quindi con l’Austria.

Il 24 giugno 1946 la questione del trasferimento territoriale dell’Alto Adige dall’Italia all’Austria dovette considerarsi chiusa. Restava aperta quella dello status giuridico da garantirsi alla minoranza sudtirolese perché potesse conservarsi e svilupparsi culturalmente ed economicamente in italia nella piena uguaglianza di diritti e con istituzioni speciali di tutela.

Il governo italiano, nello stesso anno, espose che intendeva assumere di sua iniziativa la tutela delle minoranze, e il 22 gennaio 1946 De Gasperi comunicò che era già in atto l’instaurazione di un autogoverno di autonomia locale. Si procedette quindi a redigere uno schema di autonomia regionale. Sia l’Austria che il Nordtirolo che la Volkspartei non coltivarono allora più speranze e si aprì la via a un negoziato bilaterale Austria-Italia sul futuro della minoranza sudtirolese.

Il 21 agosto 1946 Karl Gruber si espresse per la ricerca di una soluzione alla quale gli stessi sudtirolesi potessero dare un adesione libera e sincera.

Nacque quindi la disponibilità delle due parti, e dopo una serie di incontri, venne formulato un testo contenente l’accordo, che fu poi firmato da De Gasperi e Gruber, dai quali prese il nome, il 5 settembre 1946.

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