Storia dell'arte

  • Materia: Storia dell'arte
  • Visto: 241
  • Data: 03/05/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Scultura romanica di Wiligelmo e Antelami

Le caratteristiche della scultura romanica di Wiligelmo e Antelami. Riassunto di storia dell'arte.

SCULTURA ROMANICA DI WILIGELMO E ANTELAMI. Nell’età romanica la scultura assume un ruolo preminente, in tutta l’Europa, con funzione didattica. Come nel tempio greco le decorazione dei frontoni o delle mètope, attraverso il mito, ossia attraverso la narrazione di fatti leggendari, si proponeva di educare, di ammonire, di richiamare alla volontà degli dei, così, nella cattedrale romanica, l’ornamentazione scultorea dei portali, dei capitelli, dei pulpiti, si pone il fine di far comprendere alle masse dei fedeli le verità divine attraverso l’immagine. Spesso si tratta di figurazioni escatologiche, atte a mostrare i fini ultimi dell’umanità, come nei Giudizi Universali; altre volte sono storie del Vecchio e del Nuovo Testamento,dalle quali, come dalla narrazione di parabole, si possano trarre insegnamenti utili, oppure è tutta una ricca serie di animali, reali o fantastici o mostruosi, ai quali si attribuisce un significato simbolico.
La scultura romanica nella valle padana è dominata da due grandi personalità: Wiligelmo e Benedetto Antèlami.

SCULTURA ROMANICA: WILIGELMO. Il nome di Wiligelmo (XI – XII secolo) è legato a quello di Lanfranco, architetto della Cattedrale di Modena. Fra i più noti rilievi di Wiligelmo sono quelli con Storie della Genesi, oggi inseriti nella facciata del Duomo di Modena, ma ordinariamente costituenti il prospetto del pontile della chiesa. Da essi emergono le qualità fondamentali dell’autore: aderenza al tema trattato, immediatezza espressiva, forza della sintesi. Come in un mistero, Wiligelmo espone i fatti narrati con una sceneggiatura sommaria, evocando per cenni, non descrivendo gli ambienti, concentrando l’attenzione degli spettatori sui personaggi fondamentali, sulle loro azioni, esaltandone l’esistenza, quali il peso corporeo, mediante lo stacco fra il risalto dei piani emergenti e il piano liscio del fondo.
Egli non si limita a conoscere ciò che si va facendo in altre parti d’Europa: confluiscono in lui anche quelle correnti classicheggianti che permangono vive durante tutto il medioevo. Il classicismo wiligelmico è molto più profondo: è misura, è equilibrio, è senso della sintesi. Wiligelmo lavora nel Duomo di Modena insieme a vari collaboratori di differente livello artistico ed estende la sua influenza in altri centri padani, come a Nonantola, a Cremona, a Ferrara.

SCULTURA ROMANICA: ANTELAMI. Benedetto Antèlami (XII- XIII secolo), è il maggior scultore italiano della seconda metà del XII secolo. Queste influenze, insieme a quelle classiche e bizantine, comuni a tutta l’epoca, e presenti anche in Atèlami devono essere interpretate correttamente. La parola “influenza”, non deve essere intesa nel senso esteriore, come qualcosa che condiziona la volontà dell’artista, ma come componente della sua formazione culturale.

  • La più antica fra le opere dell’Antèlami giunta a noi, la Deposizione del Duomo di Parma, dimostra la sua cultura, aggiornata, moderna e, al tempo stesso, antica, ma dimostra anche la sua inconfondibile personalità. La base della lastra di marmo, costituita da tre elementi, le rosette attorcigliate che ornano il bordo superiore, le personificazioni del sole e della luna sono elementi di origine classica. Le cornici, superiore e inferiore, determinano un incasso che ci induce a concentrarci sull’evento che si svolge nel suo interno, conferendogli il ruolo di protagonista. Dal fondo si staccano le figure, isolate, coscienti del dramma che si sta concludendo, ma animate interamente mediante molteplici linee. Tutto è bilanciato, è questo il significato più profondo del “classicismo” dell’Antèlami. Di ciascun personaggio è interpretata la reazione psicologica; ogni atteggiamento, ogni gesto esprimono la partecipazione affettiva all’evento memorabile destinato a mutare le sorti dell’umanità; mai si scende alla teatralità, alla retorica, al grido disperato.

Alla drammaticità rovente della scultura provenzale e borgognona, Benedetto Antèlami oppone la calma, la sovranità, la profonda e cosciente accettazione di un fatto voluto da Dio stesso per la salvazione del mondo: il dolore non esiste, ma è contenuto, interiorizzato.