Storia Medievale

  • Materia: Storia Medievale
  • Visto: 28354
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

La crisi del 1300

La crisi economica e demografica che colpi l'Europa nel 1300.

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La crescita demografica europea comincia ad arrestarsi, insieme ai dissodamenti ed alle fondazioni di nuove città, nel corso dei primi decenni del 1300. Con una tecnologia che non aveva più compiuto progressi, l'Europa si trova sovrappopolata ed esposta ai rischi di cattivi raccolti. Una grande carestia colpisce le regioni settentrionali nel 1315/1318, mentre nei successivi anni i raccolti sono segnati dalle condizioni climatiche sfavorevoli.

Alla carestia nel settore agricolo si accompagna la crisi nell'economia manifatturiera e commerciale, ulteriormente colpite dai fallimenti dei maggiori banchieri fiorentini (Bardi e Peruzzi). Nel 1339, infine, cominciava tra Francia ed Inghilterra un conflitto destinato a protrarsi molto a lungo: 100 anni fra paci e guerre (da cui il nome di Guerra dei Cento Anni).

Nel 1347 l'Europa è investita da un'ondata di peste che provoca la morte di almeno ¼ della popolazione europea: per tutto il XIV e XV secolo non ci sarà un recupero demografico. Tutto ciò provoca un'ondata di panico collettivo e di gravi disordini economici e sociali: i prezzi subiscono forti oscillazioni per poi stagnare per un lungo periodo. La carenza di manodopera crea gli spazi per richieste di aumenti salariali, pertanto aumentano le ragioni di conflitto fra contadini e proprietari terrieri, fra mercanti, maestri artigiani e salariati dell'industria. La crisi del '300 ha conseguenze pesanti sull'agricoltura europea: ampi territori vengono abbandonati, ridiventando paludi o boschi.

In Spagna ed in alcune zone dell'Italia alla decadenza della cereagricoltura corrisponde lo sviluppo dell'allevamento, mentre nella Pianura Padana si risponde con la modernizzazione dell'agricoltura, con forti investimenti, opere di bonifica ed equilibrio fra cereagricoltura ed allevamento.

Anche il settore manifatturiero, quello dei tessuti di lana, attraversa una grave crisi. La caduta dell'esportazioni, una causa della crisi, è dovuta al crollo demografico e alla contrazione produttiva. Ma già dal 1380 la produzione tessile inglese entra di nuovo in una fase di sviluppo, soprattutto nell'esportazione. A ciò corrisponde una diminuzione dell'esportazione inglese di lana grezza; pertanto l'industria tessile europea attinse soprattutto dalle lane spagnole. Nel XV secolo la produzione di panni di buona qualità avveniva anche nei villaggi agricoli mentre nei grossi centri si producevano tessuti di lusso. Firenze, che era stata, prima della peste, il maggior centro laniero europeo, riconvertì gran parte delle sue risorse alla produzione serica.

La crisi (l'inizio) della seconda metà del '300 venne a coincidere con la decadenza delle vie commerciali che collegavano il Mar Nero all'Oriente. Esse, dopo la fine della pax mongolica, che coincide con il frazionamento dei regni mongolici e con l'affermarsi in Cina della dinastia dei Ming, erano insicure e battute da avventurieri d'ogni genere. Contemporaneamente i Turchi Ottomani s'imposero nell'area balcanica, determinando una situazione di crisi e d'insicurezza nelle vie commerciali centro-asiatiche. Perciò i mercanti dovettero cercarne altre: i veneziani tornarono a frequentare i porti dell'Egitto e della Siria. I genovesi si proiettarono verso il Mar del Nord. La diffusione dei nuovi prodotti come lo zucchero ed il perfezionamento delle tecniche commerciali con la lettera di cambio (un uomo d'affari ordinava per iscritto al suo banchiere residente in un paese straniero di pagare una certe cifra ad una certa persona, anche con una moneta diversa da quella del paese d'origine) consentirono agli italiani di mantenere il predominio sui mercati europei.

Uno degli stati maggiormente colpiti dalla peste fu la Francia che, prostrata dalle gravi sconfitte subite nella prima fase della guerra contro gli inglesi, dovette affrontare un tentativo rivoluzionario promosso dai borghesi di Parigi, guidati da Etienne Marcel e soprattutto un grande sollevamento contadino. Le rivolte contadine aumentarono con il proseguimento della Guerra dei Cento Anni che aveva determinato una forte imposizione fiscale. Queste passarono alla storia col nome di «Jacqueries», perché il contadino francese veniva denominato dispregiativamente «Jacques bon homme».

Anche fuori di questi paesi in guerra le difficoltà economiche provocarono sollevazioni ispirate da idee democratiche e radicali; ciò accade nelle città fiamminghe e soprattutto a Firenze: è il tumulto dei Ciompi del 1378, anno in cui si era costituito il più avanzato potere popolare della penisola. Gli artigiani delle Arti Minori e quelli dei Tintori e Cardatori si allearono e con un'insurrezione rovesciarono il governo dell'oligarchia mercantile. Tre nuove Arti furono costituite dagli insorti ma l'alleanza fra i Ciompi e gli altri artigiani si esaurì: i Ciompi furono sconfitti e la loro Arte soppressa. Quattro anni dopo la stessa sorte toccò alle altre due nuove Arti; mentre le Arti Minori vennero estromesse dal potere.

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