Storia Moderna

  • Materia: Storia Moderna
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  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Caratteri Socio-Economici del 1800

Gli aspetti sociali ed economici del 1800.

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L’Ottocento fu il secolo in cui la borghesia realizzò in Europa il proprio integrale predominio su vari aspetti, da quello politico a quello economico e culturale. L’importanza storica della borghesia è legata a due fattori che caratterizzano la storia dell’800: lo sviluppo della produzione industriale e il definitivo passaggio da un’economia di sussistenza ad un’economia di mercato. L’agricoltura, che per millenni aveva dominato la vita economica, cedette il primato alle attività industriali e manifatturiere. I progressi dell’industrializzazione furono dovuti a molteplici fattori:

• la realizzazione e la diffusione delle innovazioni tecnologiche,

• la concentrazione delle attività produttive in unità di sempre maggiori dimensioni e la loro distribuzione sul territorio,

• la diffusione delle ferrovie e della navigazione a vapore che produssero una crescente integrazione economica tra le diverse aree dell’Europa e del mondo.

Le trasformazioni agricole, industriali e lo sviluppo commerciale comportarono un’estensione notevole negli scambi. Il mercato assunse così dimensioni mondiali e la legge del profitto e della concorrenza investì ogni logica economica.

L’espansione produttiva e commerciale e la meccanizzazione provocarono fenomeni molto diversi fra di loro: si ebbe un aumento della popolazione europea e s’incrementò l’urbanizzazione.
Nel XIX sec. lo sviluppo demografico fu il risultato della permanenza di alti tassi di natalità e del progressivo abbassamento della mortalità infantile.

L’aumento della popolazione europea sarebbe stato ancora superiore se non fosse stato compensato da fenomeni migratori.
All’aumento della popolazione si accompagnò la sua distribuzione territoriale, con una crescita senza precedenti delle città, in termini sia d’abitanti, col cosiddetto fenomeno dell’urbanizzazione, sia di superficie.

La concentrazione delle industrie nelle grandi città provocò trasformazioni profonde. Le città cessarono di essere la sede in cui i nobili e proprietari terrieri vivevano la loro vita lussuosa e divennero sempre più spazi in cui l’attiva borghesia industriale realizzava la produzione e organizzava la distribuzione e la vendita di merci e capitali.

La concentrazione delle fabbriche richiese una forte presenza di manodopera; si formò così il cosiddetto proletariato urbano, il quale cominciò gradualmente ad organizzarsi per ottenere migliori condizioni di lavoro e riforme sociali e previdenziali. Attraverso le lotte il proletariato arriverà, nelle nazioni più progredite, ad ottenere il diritto all’istruzione, la diminuzione dell’orario lavorativo, l’aumento del tempo libero.

Il paesaggio delle città industriali cambia radicalmente. Il centro della città, dove risiede la grande borghesia, diviene il cervello dell’organizzazione politica ed economica. Qui la grande borghesia dirige le sue imprese, cerca di influenzare a proprio favore i parlamenti, lega ai propri interessi la stampa e la pubblicità; ma nella città vive anche la media e piccola borghesia impiegata nell’amministrazione statale e nelle professioni liberali: magistrati, avvocati, notai, giornalisti, ecc…

La grande massa di proletariato inurbato andrà a collocarsi nelle periferie dove mancano servizi essenziali, organizzazioni sociali e sanitarie e dove si evidenziano le più grandi patologie urbane (prostituzione, alcolismo, criminalità, malattie infettive).

L’avvento dell’industria aveva creato il presupposto di una sempre più diffusa corsa alle materie prime. In un periodo caratterizzato da una forte espansione industriale e da un diffuso nazionalismo l’esplorazione assunse un ruolo di notevole importanza nell’apertura di nuove conoscenze territoriali e nell’accrescimento del prestigio nazionale. D’altronde i colonialisti ritenevano spesso di agire in base a un principio nobile e disinteressato: quello di portare il progresso presso genti meno sviluppate, specie nel campo tecnologico e sanitario.

Nato da una necessità economica e da un pregiudizio razziale, il colonialismo si venne propagando, come una missione di civiltà, e sotto questa veste offrì agli europei un comodo alibi per procedere alla sistematica spartizione del mondo ancora disponibile. Il viaggiatore-esploratore venne perciò dipinto, presso l’opinione pubblica, come un eroe: il suo ardimento era la più elevata manifestazione dell’aspirazione umana al conoscere e nel suo sacrificio si riconosceva il doloroso tributo al progresso.

L’esploratore assunse così una notorietà di cui mai prima avrebbe potuto godere. Solo con la belle époque le spedizioni cessarono di essere esplorative in senso lato per assumere sempre più concretamente l’aspetto specialistico della ricerca paleontologica, della rilevazione cartografica, della missione botanica, faunistica, etnologica, sociologica, archeologica.

L’evento economicamente più importante del primo Ottocento fu la rivoluzione dei trasporti. Il rivoluzionamento delle tecniche di trasporto incentivò e accelerò gli scambi economici, permise la rapida penetrazione di nuovi mercati e determinò un radicale cambiamento dei costumi distruggendo secolari barriere d’isolamento tra paese e paese, tra città e campagna.
Strade più scorrevoli e sicure, navi a motore, treni e ferrovie modificarono il volto dell’Europa. I viaggi, sia quelli effettuati per motivi produttivi, economico-finanziari, politici e culturali, come quelli finalizzati allo svago e al riposo, s’ intensificarono.

L’avvento dell’industria aveva reso indispensabile una rete di collegamenti più ampia e più veloce, fu perciò necessario adeguare alle nuove esigenze la rete stradale.
Nell’Ottocento tutti gli stati riconobbero l’importanza di un buon sistema di strade, per finalità sia economiche che politico-militari.

Il sistema di costruzione delle strade, fino ai primi dell’800, era stato quello di sovrapporre diversi strati di pietre, fino ad uno spessore che fosse capace di reggere al transito di carri sempre più pesanti, ma adesso il sistema di costruzione si rivoluzionò, si utilizzarono strati sottili di pietrisco pressati con rulli compressori, così da dare al corpo stradale una certa elasticità, che veniva conservata grazie ad una copertura impermeabile. Le strade a macadam, progenitrici delle odierne strade asfaltate, s’imposero rapidamente in tutti i paesi più progrediti.

Il grosso problema rappresentato dalla necessità di superare gli ostacoli naturali, fiumi, valli, montagne potè essere risolto solo con la costruzione di ponti e l’apertura di trafori. Questi ultimi cominciarono ad essere costruiti verso la fine del secolo, in seguito allo sviluppo delle ferrovie.
Il risveglio dell’interesse per le tecniche di costruzione, la necessità di disporre di un’efficiente viabilità, la costituzione di imprese costruttrici e di corpi amministrativi che si occupassero delle strade e dei trasporti rese possibile, una graduale trasformazione del sistema stradale.
Al miglioramento delle tecniche di costruzione di strade e manufatti corrisponde l’adeguamento dei mezzi di trasporto.

La necessità di disporre di mezzi sempre più veloci favorì i progetti di ricerca tecnologica.
Sulle strade continuavano comunque a transitare carri e carrozze, come nei secoli precedenti.
A soppiantare la carrozza, fra questi mezzi di trasporto terrestri, fu inizialmente il treno e, solo all’inizio del XX secolo, l’automobile.

Il primo Ottocento fu soprattutto l’età delle ferrovie. La ferrovia fu il risultato di un graduale processo di incontro e di adattamento reciproco tra binari e locomotiva.
Nessuno degli elementi fondamentali del treno fu una novità. I binari erano da tempo impiegati nelle miniere e per il collegamento delle stesse con i corsi d’acqua, nonché per lo spostamento dei carri trainati dagli uomini e dagli animali. Anche l’impiego della macchina a vapore era noto da tanto tempo. L’idea iniziale fu dunque quella di montare la macchina a vapore su un veicolo azionato dall’energia meccanica a vapore: era il principio della locomotiva. Le prime locomotive furono impiegate su strada, ma non si tardò a comprendere che il loro rendimento sarebbe stato molto superiore se fossero state usate le rotaie. La preistoria delle ferrovie era davvero finita.

Le ferrovie costituirono un mercato per i prodotti industriali, esse portarono, parallelamente, alla scomparsa o alla riconversione di piccole imprese che lavoravano in precedenza per ristretti mercati locali. Le ferrovie modificarono il paesaggio naturale e urbano, nonché i modi di percepire lo spazio e le distanze da parte delle popolazioni, che ora potevano spostarsi con una celerità e una comodità mai prima sperimentate.

Il treno divenne il simbolo inarrestabile del progresso. Lo sviluppo delle ferrovie impose la realizzazione di grandiose opere d’ingegneria, specie per i tracciati montani e i collegamenti con l’estero.
L’Italia, separata dal resto d’Europa dall’arco alpino, era indubbiamente il paese che maggiormente sentiva la necessità di collegare le sue linee ferroviarie con quelle dei paesi confinanti, rischiando, in caso contrario, di rimanere isolata dal punto di vista
economico e commerciale.
Le ferrovie seppero immediatamente attrezzarsi per rispondere alle nuove e più numerose richieste. Intorno al 1860 furono costruite ferrovie speciali che permisero di valorizzare particolari località turistiche. Alcuni di questi erano divisi in tre o quattro classi.
Per rendere i viaggi più confortevoli sui lunghi tragitti furono istituite carrozze con letti e carrozze con ristorante. Così i treni diventarono veri e propri alberghi-ristoranti viaggianti, inoltre nel 1886 furono messi in servizio i primi vagoni con toilette. L’organizzazione ferroviaria favorì non poco il turismo, il treno infatti permetteva l’incontro delle persone e dava l’opportunità di osservare paesaggi attraversati.

Sulle vie marittime, per buona parte dell’Ottocento, dominarono ancora i velieri.
Le forme delle navi, in effetti, mutarono lentamente; ma alla metà del secolo i velieri assunsero una forma slanciata a prua e a poppa allungando sia il ponte che la chiglia mentre i vapori si sbarazzarono delle vele solo dopo il 1870.
La nave a vapore divenne sempre più confortevole per i passeggeri, più veloci e più sicure.
Importanti cambiamenti riguardano anche le navi passeggeri che vennero sempre più costruite in funzione della comodità del passeggero.
I transatlantici furono indubbiamente protagonisti del costume e della vita nell’ultima parte dell’Ottocento.

A segnarne in qualche modo la storia e lo sviluppo fu l’introduzione della turbina a vapore per la propulsione, in sostituzione del motore a vapore. La comodità e il lusso degli alloggi dei passeggeri, considerati tra le maggiori attrattive dei viaggi oceanici, raggiunsero l’apice in tutti i grandi transatlantici di questo periodo.

Oltre al lusso delle cabine e dei saloni, gli chefs di cucina preparavano piatti che non avevano nulla da invidiare a quelli serviti nei migliori hotel e ristoranti del mondo, e c’era inoltre un piccolo esercito di camerieri di bordo a occuparsi delle comodità dei passeggeri. Ogni transatlantico aveva un’orchestra che allietava i pranzi e le serate. Praticamente non esisteva limite al lusso e neanche al numero dei passeggeri che volevano attraversare gli oceani. Era l’epoca d’oro dei viaggi oceanici, e in un certo qual modo, l’avvio del turismo del mare.

Queste grandi navi di linea, dovunque prestassero servizio, erano veramente le regine del traffico passeggeri, navi maestosi progettate per trasportare un gran numero di persone attraverso gli oceani, a grandi velocità e con il massimo confort. Risplendenti nei colori della loro società, navigavano orgogliosamente sui mari, simboli mobili di grazia e di potenza. Nei primi decenni del XX secolo, comunque, viaggiare in mare divenne più comodo per tutti, e solo da allora si può parlare di turismo di crociera. La nave si adattò completamente alle esigenze dei passeggeri: la parte riservata ai passeggeri facoltosi diventò la prima classe; saloni e sale da pranzo si arricchirono di quadri, tappeti e fastosi arredi; per i passeggeri che non disponevano di grandi mezzi, ma che tuttavia non erano emigranti, nascevano la seconda e la terza classe, molto meno lussuose ma confortevoli. Anche i dormitori vennero arredati convenientemente; si ridusse il numero delle cuccette e i pasti vennero serviti al tavolo in tutte le classi.

Su questi stessi transatlantici gli emigrati venivano stipati in grandi dormitori, che contenevano fino a cento persone, mangiavano pasti serviti da una povera mensa comune, si accomodavano dove meglio potevano e vivevano in condizioni igieniche assai precarie.
Per evitare ai signori delle classi superiori lo “spettacolo” della miseria, gli emigrati erano spesso tenuti a rimanere nei cosiddetti interponti, fuori dalla vista dei ricchi.
I transatlantici, oltre ad un ruolo turistico, ricoprirono anche un importante ruolo commerciale e sociale.

L’Ottocento si preparò anche all’avvento dell’aereo e dell’automobile. In effetti, nel corso del secolo, l’interesse della ricerca tecnologica  riguardò soprattutto i trasporti ferroviari e marittimi. Il trasporto aereo e il volo furono prevalentemente utilizzati in campo militare. La situazione andava comunque mutando e dal quel momento i progressi nella storia del volo si succedettero a ritmo velocissimo.

L’automobile rimase allo stato sperimentale ma allo scadere del secolo, nel 1899, dopo varie difficoltà uscì la prima automobile di fabbricazione italiana, realizzata negli stabilimenti di Torino dalla Fiat. Intorno al 1909 iniziò la costruzione delle macchine in serie, specialmente ad opera delle fabbriche americane e tra queste, in particolare la Ford. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale l’industria automobilistica europea dovette convertirsi alle esigenze belliche, per cui fra il 1914 e il 1918 diminuì notevolmente la fabbricazione di auto ad uso civile. Ma ormai questo mezzo era entrato nel costume e nelle aspirazioni della gente. L’avvento delle automobili segnò, in sostanza, la seconda vera rivoluzione turistica nel campo dei trasporti, dopo la comparsa della ferrovia, perché fu in grado di soddisfare l’esigenza   di spostamento sia individuale che collettivo.

La rivoluzione delle tecniche e delle modalità di trasporto, la possibilità di compiere viaggi sempre più lunghi e comodi e a prezzi accessibili, l’interesse allo spostamento favorirono lo sviluppo dei viaggi in genere e quello a scopo turistico in particolare. L’esigenza di riposo e di fuga dalla vita caotica degli agglomerati urbani incentivò anch’essa il desiderio di viaggiare. Non vanno inoltre sottovalutati gli stimoli culturali che indubbiamente contribuirono a porre le basi del prossimo sviluppo del turismo.

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