Storia Moderna

  • Materia: Storia Moderna
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  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il crollo della Destra Storica

La fine della Destra Storica e l'ascesa della Sinistra in Italia.

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Dal 1861 al 1876 la Destra Storica portò a compimento l'unificazione nazionale. Ma a 15 anni dall'avvento al potere la Destra non riusciva più a rappresentare compiutamente gli interessi ed i bisogni del ceto industriale che, con la creazione del mercato nazionale, si era andato sviluppando. Fu così che nel marzo del 1876 la Presidenza del Consiglio fu assunta da Agostino Depretis, un imprenditore agricolo di Stradella che aveva guidato per tutti quegli anni l'opposizione cosiddetta di Sinistra.

Sul piano sociale, a quel tempo, gli esponenti della Sinistra si differenziavano di molto da quelli della Destra. Quest'ultima tendeva a rappresentare gli interessi degli agiati commercianti e dei grandi proprietari ed imprenditori agricoli centro-settentrionali, che si riconoscevano pienamente nella POLITICA LIBERISTICA voluta dal governo. Dopo il 1873 una grande crisi del capitalismo mondiale aveva spinto i Paesi industriali ad abbandonare il liberismo economico ed a ricorrere a politiche protezionistiche e così gli industriali italiani si rivelarono i più pronti a cogliere questo profondo mutamento dell'economia internazionale.

Il programma della Sinistra tentava perciò di esprimere questi nuovi orientamenti e queste spinte provenienti dai settori più dinamici delle classi dirigenti. Con l'avvento della Sinistra l'Italia definì meglio i suoi connotati di moderno Paese industriale.

Nel frattempo andarono scomparendo i maggiori protagonisti dell'Unità d'Italia: Mazzini, Vittorio Emanuele II (cui successe il figlio, UMBERTO I) e Garibaldi.

Le ragioni della crisi che agitò l'economia europea erano da ricollegarsi alla concorrenza del grano americano ed asiatico sul mercato europeo ed alla sovrapproduzione dei prodotti industriali rispetto alla possibilità di assorbimento del mercato.

Per fronteggiare questa drammatica situazione, agricoltori ed industriali di tutta Europa invocarono l'adozione di tariffe doganali protettive. In quest'ottica non è casuale che Depretis concedesse all'industria la protezione doganale cui aspirava; ogni Stato ora si doveva assumere il compito di regolare gli squilibri dello sviluppo industriale.

Data la struttura ancora prevalentemente agricola dell'economia italiana, la crisi economica assunse i connotati di una gravissima CRISI AGRARIA. Infatti, sui mercati europei si scaricarono milioni di tonnellate di grano americano a basso prezzo, per cui in Italia il prezzo del grano si dimezzò, trascinandosi dietro quelli di tutta la produzione agricola.

Si fecero strada perciò in tutti gli Stati europei, nuove linee di politica agraria protezionistica. La Sinistra varò così, nel 1887, una nuova politica doganale atta a difendere il grano ed ancor di più le industrie nostrane.

Attraverso un cauto riformismo la Sinistra si riprometteva di aprire varchi di consenso tra gli operai e gli artigiani delle città e tra le élites contadine. Abolì la TASSA sul MACINATO, sancì l'obbligatorietà e la gratuità della scuola primaria (Legge Coppino, 1877) ma, soprattutto, modificò la legge elettorale, aumentando la base elettorale a 2 milioni di unità. Tuttavia l'azione riformatrice si arenò quasi subito: l'obbligo scolastico restò inattuato, specie nelle campagne del Mezzogiorno; l'abolizione della tassa sul macinato, nel 1880, non alleggerì il carico fiscale sulla povera gente, perché furono introdotte nuove tasse sui consumi popolari; la stessa riforma elettorale del 1882, anche se quadruplicò il numero degli elettori, escludeva ancora dal voto gli analfabeti, i contadini e gli operai nullatenenti.

In certe zone l'allargamento del suffragio provocò, tuttavia, svolte radicali. Ad Imola, nel 1882, venne eletto deputato Andrea Costa, uno dei capi del PSI. Questo può essere considerato una spia significativa del nuovo ruolo che i lavoratori andavano assumendo nell'ambito della società italiana. Tra il 1884 ed il 1886 le campagne padane furono teatro di un vasto movimento di lotte di braccianti e contadini che chiedevano salari più elevati. Nel 1884, a Milano, venne fondato il PARTITO OPERAIO ITALIANO, mentre nel 1892 a Genova nasceva il primo PSI.

In ambito politico, molti deputati della Destra Storica andarono a confluire nel partito di Depretis, dando così avvio ad una fase detta di TRASFORMISMO che inquinò sia i programmi della Sinistra sia la vita parlamentare in senso clientelare.

Per quanto riguarda la politica estera, dopo il 1870 i legami tra Francia ed Italia si allentarono soprattutto per il fatto che quest'ultima aveva dato il via alla formazione di un proprio impero coloniale. Così nel 1881 la Francia giocò un tiro mancino all'Italia occupando la Tunisia. I governi della Sinistra conclusero, nel 1882, la TRIPLICE ALLEANZA con Austria e Germania e diedero così il via alla conquista coloniale dell'Abissinia. L'esercito italiano venne battuto dalle truppe abissine e nel 1887 il re affidò l'incarico di formare il nuovo governo a Francesco Crispi.

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