Storia Moderna

  • Materia: Storia Moderna
  • Visto: 5799
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

La crisi della rivoluzione in Europa

I segnali di cedimento delle conquiste ottenute con le rivoluzioni europee del 1800.

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Già dalla seconda metà del 1848 la rivoluzione cominciò ad entrare in una spirale di crisi:

- in Francia l'alleanza fra borghesia e proletariato si infranse e prese corpo una soluzione conservatrice legata all'affermazione di un nuovo leader, Luigi Bonaparte, nipote di Napoleone, che prese il nome di NAPOLEONE III;

- in Germania i contrasti tra moderati e democratici non riuscirono a comporsi e le monarchie prussiana ed austriaca s'imposero di nuovo;

- in Italia, sotto la pressione dei democratici, riprese il conflitto austro-piemontese, sospeso dall'armistizio di Salasco. La guerra fu subito sfavorevole alle truppe piemontesi, perché l'Austria era in netta ripresa sul piano politico e militare; essa durò appena 80 ore ed il 23 marzo, a Novara, le truppe sabaude subirono una gravissima sconfitta che costrinse Carlo Alberto ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Questi, a Vignale, firmò un armistizio particolarmente gravoso per il Piemonte, in base al quale l'Austria avrebbe occupato il novarese ed avrebbe avuta una guarnigione ad Alessandria.

L'esito della guerra diede nuove possibilità d'iniziativa ai conservatori. In Toscana i grandi proprietari ed il clero, grazie all'intervento armato dell'Austria, riuscirono ad abbattere il governo democratico, richiamando dall'esilio il Granduca. Solo Venezia e Roma rimanevano come focolai di rivoluzione; ma la vittoria di Luigi Bonaparte in Francia accelerò la fine della Repubblica Romana, mentre l'Austria stringeva d'assedio Venezia, già prostrata dal colera e dalla fame. Per guadagnarsi l'appoggio dei moderati cattolici e del clero francese, Luigi Bonaparte intervenne con un corpo di spedizione; sbarcato a Civitavecchia, costrinse la Repubblica Romana, nonostante l'accanita resistenza delle truppe comandate da Giuseppe Garibaldi, alla resa ed al reinsediamento con la forza di Pio IX. Anche Venezia, stremata dall'assedio, dalla fame e dal colera, avviò le trattative per la resa che avvenne, con l'onore delle armi, il 02 agosto 1849, esattamente un mese dopo il crollo della Repubblica Romana.

A Milano, a Vienna, a Praga, a Budapest, a Roma ed a Venezia la vittoria della controrivoluzione fu seguita da una reazione sanguinaria e barbara che lasciò sconcertata l'opinione pubblica liberale europea. Tutte le Costituzioni furono annullate, mentre quella francese si adattò a legalizzare la dittatura di Luigi Bonaparte. Solo nel Piemonte di Vittorio Emanuele II rimase in vigore lo Statuto Albertino.

Alla fine del 1849, accanto al Regno Sardo-Piemontese, l'unico Stato europeo retto da un regime liberale fu l'Inghilterra, che rimase indenne dalla scossa rivoluzionaria del 1848, perché questo Paese aveva attraversato una fase rivoluzionaria diversi anni prima, nel 1839, quando si era sviluppato il MOVIMENTO CARTISTA. Nel 1842 e di nuovo nel 1848 il Cartismo tornò alla carica, senza avere migliore fortuna di quella che ebbe ai suoi albori. L'Inghilterra, comunque, non conobbe gli sconvolgimenti del 1848, non perché non vi fossero motivi di tensione sociale, ma perché le strutture politiche inglesi dimostrarono una straordinaria capacità di mediazione e di scelta. Il Paese aveva il sistema industriale e la classe operaia più forti d'Europa; nel corso degli anni '40 si moltiplicarono le leggi sociali sul lavoro, fino a quella del 1847 che riduceva a 10 ore l'orario di fabbrica. Esisteva un sistema di dazi doganali che accrescevano di molto il prezzo dei grani importati e consentivano ai produttori interni di avere alti profitti. I liberali inglesi combatterono a lungo contro questo sistema doganale e nel 1846, a causa del cattivo raccolto, fu addirittura un governo conservatore ad abolire i dazi sul grano. Erano scelte politiche che favorivano gli imprenditori industriali rispetto ai proprietari agrari, ma esse contribuirono anche ad allentare il malessere della classe operaia. Il sistema politico inglese dimostrava così una capacità di adattamento sconosciuta ad altri paesi europei e fu questo a consentire al Paese di evitare le violente lacerazioni del 1848.

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