Temi e Saggi

  • Materia: Temi e Saggi
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  • Data: 01/01/2012
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il pessimismo leopardiano

Saggio breve su Leopardi e il pessimismo.

Per l’amore di evadere dalla realtà e di proiettarsi in un mondo più vasto, il poeta ritorna con la “ricordanza” ai giorni della sua giovinezza: amore, desiderio di gloria, bontà degli uomini e della natura sono tuttavia vagheggiate come “illusioni”, con l’addolorata e disperata certezza che il mondo è tutto vano, tranne il dolore.
Perciò dal piano individuale il poeta si eleva all’universale; le illusioni del poeta divengono le illusioni di ogni uomo e come la giovinezza del Leopardi e di ogni uomo è allietata dalle illusioni, così i popoli antichi, erano indotti dalla mitologia a credere nella bontà della natura.
L’umanità antica fu così grande e felice perché visse secondo le illusioni e credette nella realtà del piacere e della gloria; l’umanità moderna è invece mediocre ed infelice perché vive secondo ragioni ed ha coscienza della propria infelicità; e questo fatale decadere della realtà della condizione umana si rinnova nell’esperienza di ogni singolo individuo: l’adolescenza è l’età delle felici immaginazioni, la maturità rappresenta la scoperta dell’arido vero e dell’infelicità.
Il pessimismo leopardiano risulta comunque dal concorrere di diversi fattori essenziali: infermità fisica, rigidità familiare e limitatezza del gorgo natio; problematica filosofica, realtà storica, pessimismo turbato da impeti di ribellione ma attenuato dalla speranza nelle illusioni.
Le tappe fondamentali dell’esistenza e del pensiero di Leopardi furono quelle interiori: in lui avvennero mutamenti radicali, in ambito letterario, che lo videro passare da una cultura rivolta alla poesia all’ideologia liberale e democratica ripudiando con fermezza la rigida educazione religiosa avuta da fanciullo e aderendo alle idee materialistiche dell’illuminismo.
Di fronte ad una visione e ad una dimensione meccanicistica inevitabilmente l’uomo viene visto in completa balia di forze incontrollabili, in una situazione di gran totale sottomissione ad un qualcosa che inesorabilmente porta alla sofferenza, che viene alleviata soltanto dalla natura e dal sonno.
La vita della natura si attua secondo leggi eterne ed immutabili che non tengono conto della realtà dei singoli individui. È la natura stessa poi a determinare la tendenza umana al piacere senza poter però in alcun modo soddisfare tali bisogni.
Tale profonda sensazione di impotenza e di debolezza nei confronti dell’indifferente natura comporta un radicato pessimismo che assume nel poeta vari aspetti e che non trova e non troverà una completa risoluzione soprattutto a causa della solitudine, e di altri fattori negativi che hanno lasciato segni indelebili nell’animo del poeta; pessimismo che trova la sua più completa e ferma espressione nel cosiddetto  pessimismo cosmico, indispensabile tassello  della vita del poeta, ma soprattutto della sua poetica; periodo nel quale il Leopardi decide di affrontare la natura, crudele matrigna che ha creato il mondo per la sofferenza di chi è stato chiamato a vivere.
Il pessimismo leopardiano, non potendo non sfociare in forme di autolesionismo, se non addirittura di suicidio come soluzione unica, trova comunque una forza di reazione ad una via d’uscita nell’alleanza di tutti gli uomini, che, accomunati dallo stesso destino, hanno il dovere di porre rimedio agli spiacevoli eventi a cui sono sottoposti. È questo il messaggio del poeta filosofo Leopardi che egli affida a tutti gli uomini, riconoscendo nella ragione l’unico strumento per raggiungere la verità e la solidarietà tra gli stessi.