Temi e Saggi

  • Materia: Temi e Saggi
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  • Data: 17/11/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

La fugacità delle cose terrene e le contraddizioni per Petrarca

Tema svolto su Petrarca.

La vanità e la fugacità delle cose terrene è un tema molto ricorrente in Petrarca, autore del 300, il quale pur sapendo che i beni terreni erano vani, aveva come ideali più importanti i valori mondani. Petrarca con la sua personalità piena di contraddizioni si trova a desiderare i beni terreni, in quanto in grado di permettergli un’esistenza agiata, ma al contempo li rifiuta perché essendo valori mondani sono destinati a svanire nel tempo. Egli considera vani e frugali beni come la gloria, la virtù, la vanità, il denaro e  l’amore inteso come contatto fisico, ma rimane affascinato da essi.
Petrarca considera la gloria come una speranza ingannevole destinata prima o poi a svanire.
Nella lettera tratta dalle “Familiares” dedicata alla descrizione dell’ascesa al monte Ventoso, Petrarca, dopo aver letto il libro decimo delle Confessioni di Sant’Agostino, giunge ad una conclusione nella quale  si rimprovera e resta adirato con se stesso perché è rimasto affascinato dalle cose terrene ammirandole, anche quando avrebbe già dovuto sapere che in niente di tutto ciò che ci circonda è degno di ammirazione se non la nostra anima, il principio vitale di ogni essere vivente, per la quale ogni ammirazione è sempre troppo piccola.
Proprio questa consapevolezza degli errori commessi è un atteggiamento positivo nei confronti di ciò che è stato sbagliato, sviando la mente da tutto ciò che è bene terreno e ricchezza.
Per Petrarca il vaneggiare è motivo di vergogna e di pentimento, come si può notare dai versi tratti dal Canzoniere: il vaneggiare è un comportamento contrario alla ragione e alla morale; pentirsi del vaneggiare lo porta a scoprire e conoscere chiaramente che tutto ciò che piace al mondo, ciò che affascina l’essere umano, è un breve sogno, destinato a svanire, del quale non resta più nulla.
Petrarca, poi, chiede a Dio di aiutarlo a ritornare sulla via giusta, illuminato dalla sua luce, dopo aver speso molte notti a sperare e a desiderare un valore mondano, quale l’amore per Laura. Petrarca si sente ossessionato dalla fugacità del tempo e dalla vita stessa, e dall’incalzare della morte, e proprio nel sonetto “La vita fugge e non s’arresta un’ora” racconta tutte le sue paure e preoccupazioni, dovute al passato (il rimpianto per non aver fatto qualcosa), al presente (lasciare troppo spazio ai ricordi non riuscendo a godersi ogni singolo momento) e al futuro (preoccupazione per ciò che la vita gli riserva).
Petrarca non si limita ad accusare se stesso, anzi accusa tutte le personalità più forti della sua epoca. Nella canzone “Italia mia” si rivolge in primis ai grandi signori di tutta Italia, poi al popolo italiano e infine a Dio.
Petrarca era innamorato di Laura, una donna avignonese già sposata, alla quale dedica molte delle sue opere: questo sentimento è un tipico valore mondano, che per quanto si cerchi di elevare resta comunque un peccato. Un cambiamento radicale si ha nelle opere “In morte di Laura” nelle quali il poeta cerca di elevare la donna, di vederla come un angelo, un dono del cielo.
Il tema dell’amore in Petrarca è sempre affiancato al tema della fugacità del tempo e della verità dei valori terreni. Nel 1341 Petrarca viene incoronato poeta a Roma: questo fatto gli procurò molta gloria. È definito inoltre il padre dell’Umanesimo, in quanto riutilizzò il latino nella maggior parte delle sue opere e in quanto appassionato della cultura classica scelse come modelli Cicerone e Virgilio. Petrarca fece molti viaggi per cercare nelle biblioteche i classici dai quali prendere spunto. Era molto geloso della sua autonomia come intellettuale e per questa ragione rifiutò molti incarichi che gli vennero proposti.
Petrarca ammirò la scelta esistenziale del fratello Gherardo di entrare in monastero, in quanto da quel momento in poi avrebbe vissuto una vita pura, lontana da tutto ciò che è terreno e quindi peccaminoso.
Questo evento segnò l’inizio di una crisi spirituale dovuta anche alle contraddizioni che tormentavano il suo animo.