Temi e Saggi

  • Materia: Temi e Saggi
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  • Data: 27/11/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

La storia di Gertrude: il rapporti tra genitori e figli

Tema svolto sul confronto tra la storia di Gertrude e il rapporto tra genitori e figli.

I giovani, soprattutto nel periodo adolescenziale, si sentono invincibili e liberi. In realtà non è così, anzi è proprio questo il periodo in cui sono più influenzabili.
Amici e genitori tendono a “consigliare” e molte volte a imporre, più o meno inconsapevolmente, il proprio punto di vista, finendo per influire non poco sulle decisioni più importanti dei ragazzi.
È questo il caso di Gertrude, la monaca di Monza, che Manzoni descrive al suo pubblico di lettori, in maniera minuziosa e completa.

Gertrude appare un personaggio cinicamente sottoposto ad un’autentica tortura psicologica.
È costretta a vivere in un monastero, dal principe-padre, il quale, forte della propria autorità sui figli, costringe questi a vivere secondo l’interesse familiare.
Nella ricca famiglia di Gertrude è in atto la legge del maggiorascato, per cui il primogenito è l’unico a poter ereditare l’intero patrimonio del padre.
La monaca di Monza è descritta da Manzoni cercando di giustificarne le caratteristiche attraverso il racconto della vita della donna: volto cupo, fronte raggrinzita, bellezza sfiorita, in quanto tormentata psicologicamente, senza opportunità di reagire; scomposta perché incapace di relazionarsi appieno con il mondo esterno, in quanto cresciuta in un ambiente altrettanto chiuso quanto il suo carattere.

Nel volto della donna emerge il netto contrasto tra bianco e nero; ogni traccia di colore appare invece sbiadita, come il rosa delle labbra e quello delle guance quando arrossiscono, non per vergogna, ma solo per la rabbia che prova quando viene contraddetta.
Gertrude è un personaggio dal carattere debole, perché incapace di contrapporsi agli occhi autoritari e severi del padre, è una donna dal carattere contraddittorio e per certi versi trasgressivo (indossa una tunica stretta in vita, per far risaltare le curve femminili, e ha una ciocca di capelli fuori dalla bianca benda che le ricopre la fronte).

Ma come avrebbe potuto la giovane rifiutare la scelta del padre?
Avrebbe perso l’amore, l’affetto dei familiari, le sarebbe stata vietata l’infanzia, l’adolescenza. Gertrude voleva una vita di feste, di matrimoni, di brulichii di persone.
Ma dopo aver tentato di opporsi la prima volta al volere dei familiari, decide di scegliere il male minore: mentire al vicario dicendo che la sua vocazione era spontanea, mentire alle converse e alla badessa, la quale in verità era a conoscenza dell’obbligo paterno, ma cadeva nella complicità evitando di opporsi ad una ricca famiglia ed evitando di perdere la figura importante che Gertrude veniva ad essere nel monastero.

Riportando la storia di Gertrude all’attualità: i casi di infanzia negata sono presenti non soltanto nei paesi poveri, dove i bambini vengono sfruttati, maltrattati per costruire i palloni che vediamo rimbalzare negli stadi di tutto il mondo, scarpe, che tutti indossiamo, indumenti contraddistinti da un simbolo per il quale è lecito un tale sfruttamento. Ma esiste un altro tipo di negazione dell’infanzia. Mi riferisco a quei genitori che vedono nel figlio una macchina da poter utilizzare a proprio piacimento, riducendo i piccoli a non avere un po’ di tempo libero per il gioco e lo svago. Sono quei genitori che rendono il bambino stressato da troppe attività, o quei genitori che, non essendo riusciti a realizzarsi da giovani impongono delle particolari attività ai propri figli.
In questo modo non si rendono conto di fare il male di chi, in realtà, si dovrebbe amare più di ogni altra cosa al mondo.