Temi e Saggi

  • Materia: Temi e Saggi
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  • Data: 27/11/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

L’amore cortese nella letteratura

Tema svolto sull'amor cortese in letteratura, una traccia svolta cui ispirarsi per svolgere al meglio il proprio elaborato citando autori e correnti artistiche.

SAGGIO BREVE SULL'AMORE CORTESE NELLA LETTERATURA

Nell’Alto Medioevo si viveva nell’angoscia di incorrere nel peccato e si viveva il forte contrasto tra anima e corpo, fra terra e cielo. Da un lato c’erano  gli angeli, la vita ultraterrena e l’anima, dall’altro il corpo e la natura umana. In particolare la donna veniva vista come un simbolo del male, causa del peccato e perciò non si faceva mai riferimento a lei né in letteratura e neppure nelle varie arti figurative. La sua bellezza non era da lodare ma solo da condannare in quanto impedimento per l’uomo di innalzarsi a Dio.
Col passare del tempo però, tale concezione pessimistica cominciava ad attenuarsi. Dal XII secolo, si sviluppa una concezione laica del mondo e anche l’amore non viene più visto come peccato, la donna non è più rappresentata come un demone ma come creatura sublime che innalza l’uomo a Dio. È questa la concezione dell’amore cortese e Andrea Cappellano nel suo trattato “de amore”, fissa le regole dell’amor cortese incentrato sulla cavalleria d’amore (generosità, lealtà, devozione). In particolare l’amore viene visto come un rapporto di vassallaggio tra amante e amata. Si fa una netta distinzione tra matrimonio, che viene visto come un contratto, e amore, che può verificarsi solo al di fuori di tale contratto; vi è uno stretto rapporto tra amore e gentilezza, perché quest’ultima non viene più paragonata alla nobiltà di sangue ma alla nobiltà d’animo. Inoltre nell’amore cortese l’amante è impossibilitato a soddisfare il suo desiderio che non è platonico ma è desiderio carnale. Tale desiderio non è mai realizzato in quanto la donna amata viene vista come irraggiungibile. Da quel momento la figura femminile va incontro ad una evoluzione attraverso l’interpretazione che ne hanno data provenzali, siciliani, toscani e stilnovisti. Diversi modelli di figure femminili vengono create dalle varie scuole poetiche prima di Dante.
In particolare nella scuola siciliana la donna viene vista come un essere superiore agli altri; descritto come un oggetto astratto per la sua straordinaria felicità e viene inserita in un contesto feudale. Con i poeti stilnovisti la donna diviene una vera e propria personificazione dell’amore, che può essere amata e lodata solo da uomini nobili. La donna è l’angelo che mobilita il cuore e innalza l’animo.
Anche Dante parte dal modello stilnovista per poi approdare a una figura più spirituale e rarefatta. Beatrice è una creatura divina, uno strumento della Provvidenza che permette a Dante di innalzarsi a Dio. La donna è simbolo della Teologia per cui amore per la donna e amore per Dio possono  identificarsi. Nella Vita Nuova si assiste al viaggio di Dante, o meglio al viaggio della sua anima sino a Dio, sotto la guida di Beatrice. La donna poi trova la sua perfetta collocazione nell’Empireo, da dove interverrà per salvare Dante. Quindi Beatrice diviene guida spirituale che, attraverso la sua lode, fa da mediatrice per la salvezza del poeta. Dante, nel V canto si distacca dall’amore cortese per descrivere l’amore inteso come sentimento carnale tra Paolo e Francesca. I due amanti sono indotti al peccato dalla lettura del romanzo cavalleresco di Lancillotto.
Laura, la donna amata dal Petrarca, sebbene abbia sembianze divine è, però, una creatura terrena interamente soggetta al trascorrere degli anni e ai colpi della vecchiaia. L’amore di Petrarca è sensuale e crea un dissidio interiore nell’animo del poeta che da un lato non riesce a staccarsi dalla catena d’amore, dall’altro lato tende ad elevarsi a Dio. Ne consegue una oscillazione di Petrarca tra il dissidio amoroso e i sensi di colpa.
Questi ultimi non compaiono invece, nel Decameron, di Boccaccio, dove si assiste a una celebrazione del corpo, dell’amore e del sesso visti come bisogni necessari per l’equilibrio dell’uomo. La concezione naturalistica dell’amore proprio di Boccaccio preannuncia quella che trionferà alla fine del ‘300 con l’umanesimo, fino al ‘500 con il rinascimento. Infatti si ha una visione della bellezza basata sull’armonia classica tra anima e corpo. Il neoplatonismo permette di superare il conflitto tra l’amore e Dio. Il corpo oltre ad essere inteso come specchio dell’anima viene visto come oggetto di osservazione (Leonardo da Vinci), non è più inteso come una prigione per l’anima, come la vecchia concezione cristiana. Si ritorna allo studio dei classici attraverso la psicologia che non vengono visti per trovare verità trascendenti ma con oggettività storica. E, quindi, anche l’amore non è più inteso come nei vecchi pensieri medievali. Ne è prova l’opera di Boiardo che, attraverso l’Orlando innamorato, parte dalla corte di Ferrara, esalta l’eroismo e la cavalleria non sotto lo sfondo dell’arte della guerra ma dell’amore. Infatti attraverso la descrizione delle imprese eroiche compiute per Angelica, la donna amata dal protagonista Orlando, mette in luce l’enorme potere che ha l’amore che vince su ogni cosa e che nessuno, neanche un guerriero più valoroso, riesce a dominare.
Lorenzo il Magnifico, invece, invita tutti, soprattutto i giovani, a non sottrarsi ai sentimenti, all’amore, alle gioie e ai piaceri della vita e tenendo presente anche il carpe diem di Orazio, esorta dicendo: “quant’è bella giovinezza, chi vuol essere lieto sia, del doman non c’è certezza”. Tanto questa frase può essere riportata al nostro tempo che sembra essere stata scritta da un autore contemporaneo. È strano, ma allo stesso tempo è proprio così, la parola amore risuona in ogni epoca, in molti libri, film, pubblicità e programmi televisivi. La stessa creazione di ogni piccolo essere umano è data da questo sentimento. È come se fosse una costante nella vita di ogni uomo, una costante, però, non indecifrabile. L’amore ci avvolge come la bufera che ha avvolto Paolo e Francesca, ci dà angoscia come quella di Cavalcanti, ci lacera dentro come l’amore di Petrarca e allo stesso tempo ci fa provare piacere come l’amore di Boccaccio e ci rende felici come se stessimo “tre metri sopra il cielo”, per citare un romanzo moderno.

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