Temi Svolti per la Maturità

  • Materia: Temi Svolti per la Maturità
  • Visto: 7111
  • Data: 10/06/2013
  • Di: Redazione StudentVille.it

D'Annunzio, La pioggia nel pineto. Analisi del testo.

Analisi del testo svolta de La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio.

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ANALISI DEL TESTO SVOLTA: LA PIOGGIA NEL PINETO DI GABRIELE D'ANNUNZIO. Leggi l'analisi del testo svolta de La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio. La poesia è un grande esempio del virtuosismo dannunziano, metrico e verbale, presente in Alcyone.
Il tema è la pioggia estiva, mentre il poeta e la donna amata varcano le soglie della pineta e vi si inoltrano. La descrizione è minuziosa e sottile, e risalta la straordinaria capacità letteraria del poeta, capace di percepire, con l’acutezza dei sensi, e di riprodurre, con l’armonia delle parole, i suoni diversi che la pioggia suscita cadendo sulla vegetazione. Il poeta descrive la pioggia estiva nella pineta, cogliendola nei vari momenti e nella diversa orchestrazione dei suoni: quando all’inizio è rada, quando poi s’infittisce, quando diventa scrosciante. Con un piacere gioioso il poeta e la donna amata si abbandonano alla freschezza della pioggia, impregnandosi dello stesso spirito del bosco, fino a sentirsi trasformati in piante e frutti, in componenti della natura vegetale. La poesia ha una struttura musicale. Con i virtuosismi verbali D’Annunzio vuole trasformare la parola in musica. La partitura musicale della poesia inoltre traduce un’altra musica, quella della pioggia. Secondo la metafisica del Decadentismo la parola è collegata con la misteriosa essenza delle cose, ed è la formula segreta per svelarle. Le quattro strofe sono organizzate in modo da apparire come le diverse parti di una sinfonia. La prima strofa ha un breve preludio, che evidenzia il passaggio dai discorsi umani tra il poeta e la donna, alle nuove parole pronunciate dalla natura. Poi c’è la parte generale della sinfonia: la pioggia cade sui vari elementi della vegetazione, distinti con precisione (tamerici, mirti, pini). Qui le presenze umane iniziano a porsi sullo stesso livello delle altre componenti vegetali, in relazione al panismo dannunziano. Nella seconda strofa il poeta distingue i diversi suoni delle gocce in base alle foglie più o meno rade, che somigliano ai suoni prodotti dai diversi strumenti di un’orchestra. D’Annunzio spiega direttamente infatti che le fronde degli alberi sono “stromenti diversi sotto innumerevoli dita”. All’orchestra si aggiunge anche uno strumento solista, la voce della cicala. A conclusione di questa strofa vi è ancora il motivo panico: il poeta e la donna sono viventi “d’arborea vita”, il volto di Ermione è molle come una foglia bagnata, ed ella è una creatura nata dalla terra. Nella terza strofa la voce della cicala inizia a cedere, e inizia ad introdursi un nuovo suono di un altro strumento solista, la voce roca della rana. Il canto delle cicale intanto piano piano si spegne, mentre riprende l’orchestra distinta nei suoi vari timbri e s’impone il canto solista della rana. In chiusura di strofa abbiamo ancora il motivo panico, con le ciglia di Ermione che sono sullo stesso livello degli altri strumenti dell’orchestra naturale. Nell’ultima strofa il motivo panico si sviluppa pienamente attraverso una ricca serie di variazioni. Ermione ormai è quasi verde, sembra uscire dalla corteccia degli alberi. La strofa termina con l’identificazione delle due creature umane con la vita vegetale. La poesia termina con la ripresa del ritornello della strofa iniziale, con variazioni che ricordano la suggestione dei canti popolari. La metrica è estremamente libera. Si succedono versi brevi, senari, settenari, ottonari, novenari, ma anche trisillabi. Questa tecnica serve a riprodurre l’innumerevole pluralità di presenze e di voci della pineta sotto le gocce di pioggia. Un altro strumento del virtuosismo di D’Annunzio è la rima, molto libera senza alcuno schema fisso. Vi sono rime baciate, rime o consonanze all’interno di un verso. La modulazione fonica contribuisce anche alla musicalità della lirica: per esempio, vi è la variazione tra toni chiari delle “a” e i toni scuri delle “o”. Numerose sono le figure retoriche: l’anafora (piove); l’epifora (calando); allitterazioni (ciel cinerino); paronomasie (ombra/fronda).

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