Temi Svolti per la Maturità

  • Materia: Temi Svolti per la Maturità
  • Visto: 4771
  • Data: 30/03/2012
  • Di: Redazione StudentVille.it

I conflitti nel Mediterraneo

I Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo sono da sempre in conflitto tra di loro. Le ragioni di queste tensioni sono le più svariate, a partire dai motivi economici, le diverse fedi religiose, le differenti culture e di conseguenza l’intolleranza. Da questo sintetico quadro è chiaro che poco accomuna questi stati. Illustra la situazione ed esprimi le tue considerazioni a riguardo.

Si rivolgono tutti sullo stesso mare, è vero, ma i Paesi del Mediterraneo hanno veramente poco in comune. Da moltissimo tempo in Europa si parla e si discutono proposte per trovare una soluzione e rendere migliori i rapporti tra questi Stati, ma tutte queste iniziative sono servite a ben poco. Persino tentare di definire confini geografici predefiniti è un'impresa impossibile, e coloro che si sono cimentati in questo sono arrivati a risultati diversi e discordanti. Ma se è complicato definire il Mediterraneo per quanto riguarda le frontiere, è senz'altro sicura la funzione di crocevia che il nostro mare ha avuto nel corso dei millenni. Il Mediterraneo è stato infatti scenario di rapporti commerciali, scambi e contatti tra tutte le civiltà che hanno abitato le sue coste. Ed è proprio questo dettaglio che fa sì che questa zona sia ancora viva e particolareggiata.
Una parte importante nel corso dei secoli è stata interpretata dalle continue migrazioni, che hanno dato vita ad esiti diversi a seconda dei periodi storici. Intorno al periodo del secondo dopoguerra, poiché gli scambi economici e commerciali di questi Paesi versavano in una situazione critica, un gran numero di persone decise di spostarsi verso i Paesi europei. E mentre nelle epoche precedenti l’Italia e la Spagna erano luoghi da cui si emigrava, in questo periodo invece questi Paesi divennero la meta favorita di queste popolazioni: da qui la conseguente crescita demografica, in particolare nelle coste meridionali e orientali. Inoltre, i popoli dei Balcani si spostavano verso l’Europa centro-settentrionale, soprattutto dopo la divisione della Jugoslavia, mentre i Turchi emigravano verso la Germania.
Oltre aelle migrazioni ci fu anche movimento in economia. Infatti Paesi come Turchia, Tunisia o Algeria cominciarono ad esportare prodotti verso i Paesi europei, mentre riguardo il turismo le mete preferite divennero, oltre alle già ambite Spagna, Italia e Francia, anche Cipro, Tunisia, Marocco, Egitto.
Notati questi estesi movimenti, l’Unione Europea ha considerato necessario l’inserimento di progetti relativi a rendere meno difficoltosi gli spostamenti via mare, e a costruire o migliorare porti che potessero essere inseriti meglio in queste rotte. Sono state progettate le rotte per il sud-ovest Europa e quelle verso il sud-est. Anche il nostro Paese ha partecipato a queste iniziative, attraverso una serie di leggi, per migliorare i nostri porti, in modo da partecipare attivamente e facilmente a questi scambi commerciali. 
Negli ultimi decenni però le relazioni tra i Paesi mediterranei sono diventate astiose, e sono divenuti abbastanza continui conflitti di natura religiosa e culturale.In seguito ha fatto la sua comparsa il terrorismo, e attualmente gli equilibri politici vanno ridefiniti a causa delle tensioni provocate dalla Primavera araba. Queste sommosse sono in continuo fermento nel Mediterraneo, a causa soprattutto della mancanza di una situazione politica globale in grado di fronteggiare in modo efficace questi stati d’emergenza. I Paesi dell’Unione Europea hanno cercato di mettere fine a queste tensioni, ma invano. Per esempio, una Conferenza tenuta a Barcellona nel 1995 aveva tentato di stabilire i rapporti tra Paesi mediterranei ed europei nell’ambito di diversi settori, come i contatti tra le diverse culture, la sicurezza, una politica appropriata, la creazione di un’area economica di libero scambio. Ma i risultati non sono stati quelli sperati: i Paesi europei hanno continuato a privilegiare i rapporti tradizionali, come per esempio l’Italia con la Libia e la Francia con la Tunisia. Inoltre era evidente una forte differenza tra l’organizzazione stabile dei Paesi europei, l’Unione Europea, e i Paesi del Mediterraneo meridionale che non riuscivano ad avere una compagine politica comunitaria. Inoltre i Paesi mediterranei non europei percepivano questo programma come una sorta di subordinazione alla cultura liberal-democratica dei Paesi europei.
La situazione si è aggravata nel momento in cui i rapporti internazionali, insieme ai dubbi dell’Unione europea e alle tensioni interne di alcuni Paesi mediterranei, non sono stati in grado di trovare una soluzione a tutti i problemi di questa zona, che non riesce ancora oggi neanche a definire i propri confini.
A causa di questa natura complicata, il dibattito economico e politico all’interno dell’Unione europea sta abbandonando il problema del Mediterraneo, anche se sono fitti gli interscambi di merci e gli spostamenti delle persone. Ed è una storia che va avanti da millenni: il Mediterraneo è sede di scambi e movimenti, effettuati da popoli che non avranno mai né una politica, né una cultura comune.