Temi Svolti per la Maturità

  • Materia: Temi Svolti per la Maturità
  • Visto: 50646
  • Data: 20/06/2012
  • Di: Redazione StudentVille.it

Tema sulla disoccupazione giovanile

Tema svolto di attualità sulla disoccupazione giovanile: traccia svolta ideale cui ispirarsi per la prima prova di Maturità o per un compito di italiano.

TEMA SVOLTO DI ATTUALITÀ SULLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: TRACCIA

Con la crisi internazionale degli ultimi tempi, un problema ha assunto rilevanza:  la disoccupazione giovanile.
La questione è drammatica soprattutto in Italia,  particolarmente grave nel Mezzogiorno. Spiega come sia stato possibile arrivare a  questo punto,  e illustra alcune soluzioni possibili, avanzando considerazioni  personali.

 

TEMA SVOLTO DI ATTUALITÀ SULLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: SVOLGIMENTO

Negli ultimi tempi il tema all’ordine del giorno è la disoccupazione. Il problema più inquietante riguarda la disoccupazione giovanile, e se il fenomeno è esteso a livello internazionale, tuttavia è in Italia che la situazione versa in condizioni disastrose. Un giovane italiano su tre è senza lavoro, per non parlare dei coetanei spagnoli e greci, dei quali uno su due è disoccupato. In base a questi dati, cosa possiamo aspettarci dal futuro che ne deriva? La situazione attuale influenzerà negativamente una serie di fattori, come le condizioni sociali, la crescita economica, i consumi, e inevitabilmente crescerà il numero dei delinquenti.
Un fenomeno abbastanza grave è lo stipendio veramente misero di chi riesce a trovare un’occupazione, e l’alta probabilità di perdere il lavoro. Diversi fattori sono stati presi in considerazione come causa di questa situazione. Alcuni pensano che il motivo sia la troppa istruzione: i giovano non vogliono svolgere gli umili lavori di un tempo e pretendono troppo. Qualcosa di reale c’è sicuramente in questa spiegazione, ma non del tutto, perché in Italia negli ultimi anni il livello d’istruzione si è sollevato di pochissimo. In problema risiede essenzialmente nel sistema produttivo italiano, che è arretrato. Le imprese che in passato hanno contribuito alla nostra crescita economica, oggi sono in declino. Infatti, esse si basano più sul costo della forza lavoro che sull’innovazione e la ricerca.
Vi è pochissima predisposizione ad assumere, non esistono risorse da destinare alle assunzioni, i contratti di lavoro sono irregolari e parecchi consistono in stage, collaborazioni occasionali e contratti a tempo determinato rinnovati continuamente. Di conseguenza, la crescita è pari a zero e la richiesta di personale qualificato è scarsa. L’immenso capitale umano di giovani istruiti viene sprecato e la crescita si arresta, ed essi sono costretti ad intraprendere mestieri sotto qualificati o andare all’estero, contribuendo alla crescita economica di altri Paesi. Si parte già sconfitti se si pensa di poter competere a livello mondiale senza investire nella ricerca e senza innovarsi. Altre cause possono essere collegate all’inefficiente mercato del lavoro, alla rigidità dei salari di chi ha la fortuna di avere un buon posto, allo sfruttamento lavorativo, che non offre una formazione né la possibilità di un impiego stabile. Inoltre manca una burocrazia in grado di creare nuovi posti di lavoro, e a causa delle tasse alte molti rinunciano a creare nuove aziende che potrebbero incrementare i posti.
Esiste poi un esile collegamento tra scuola e lavoro. Il nostro sistema formativo obbliga a stare anni e anni all’università, per frequentare poi corsi di specializzazione e master inutili, in quanto sarebbe più efficace l’esperienza lavorativa diretta. Di conseguenza l’ingresso nel mercato ritarda e diventa sempre più difficile. Nessuno ha pensato di programmare bene la formazione dei futuri lavoratori, di analizzare indirizzi, aggiornare competenze, di effettuare un valido orientamento, ovvero, una volta individuato qual è il settore di maggior crescita economica, pianificare lo sviluppo preparando strutture adeguate alla formazione dei giovani,e che diano le giuste competenze. Questo metodo deve coinvolgere tutte le attività formative, dalla scuola alle aziende. Un altro modo per sconfiggere la disoccupazione è riuscire ad aprire una propria attività e cercare di proporre nuove idee che stuzzichino la curiosità della gente. Purtroppo in Italia non è facile realizzare un progetto del genere, per motivi legislativi e fiscali, e mettersi in proprio significa rimetterci di tasca propria e non guadagnare niente.
Dunque, per rimediare a questa situazione, occorrerebbe innanzitutto diminuire gli anni di università e i tempi dei corsi post laurea. Tra laurea triennale e specialistica, con circa cinquanta esami e la stesura di due tesi, se tutto va bene il ciclo si completa dopo sei o sette anni. Ma poi in un concorso qualunque viene scelto chi ha più titoli o chi ha esperienza, dunque ci si indirizza verso un dottorato, un corso di specializzazione, un master. Nel frattempo passano due anni e ci si accorge he si è trascorsa tutta la vita a studiare, per un desiderio che probabilmente non si realizzerà.
Chi si stanca di lottare, inizia a propendere verso concorsi in un qualsiasi ente pubblico. Una volta avuto il posto, questo viene utilizzato per sopravvivere e non per esprimere le proprie potenzialità. Magari quel posto lo avrebbe desiderato un’altra persona con meno titoli, e lo avrebbe svolto più volentieri e con più passione. Invece, ritroviamo persone insoddisfatte del proprio lavoro, che oltretutto svolgono male, e la crescita del Paese si arresta.

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