Temi Svolti per la Maturità

  • Materia: Temi Svolti per la Maturità
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  • Data: 29/01/2012
  • Di: Redazione StudentVille.it

Tipologia B - saggio breve, ambito artistico-letterario. Naturalismo e Verismo come nuova scienza. Fedeli alla realtà ma con sentimento.

Saggio breve di letteratura su Naturalismo e Verismo: confronto fra le due correnti letterarie e i loro principi fondanti.

Saggio Breve su Naturalismo e Verismo

Negli ultimi decenni del XIX secolo, parte dell’Europa è investita dalla nascita e dalla diffusione di un nuovo movimento culturale: capitale del sapere è Parigi, in Francia, dove per la prima volta si parla di “Naturalismo”.
Dal punto di vista teorico, il termine “Naturalismo” indica la concezione secondo la quale bisogna studiare il mondo degli uomini e la storia applicando le stesse leggi meccanicistiche che regolano la natura. In ambito letterario, invece, la parola “Naturalismo” viene inaugurata nel 1858 dal filosofo e storico positivista Hyppolite-Adolphe Taine, in un saggio critico su Honoré de Balzac, pubblicato su il “Journal des Débats”. In questo articolo, Taine elogia sia la capacità del romanziere di rappresentare oggettivamente la realtà sia la scelta di conferire grande importanza ai rapporti che intercorrono tra i vari personaggi delle sue opere. Echi della neonata corrente giungono, quasi sul finir del secolo, in Germania, dove il Naturalismo trova la sua massima espressione nel teatro, e in Scandinavia; in Russia, dove gli scrittori Tolstoj e Čechov rifiutano i principi filosofici del movimento, in Italia, dove ha i suoi natali il Verismo e in Inghilterra, dove si parla di Realismo inglese e di Charles Dickens, suo maggiore rappresentante.

Il retroterra culturale e filosofico del Naturalismo è costituito dal Positivismo, atteggiamento che nasce in Francia, in un periodo di forte sviluppo industriale; con Auguste Comte, questa corrente filosofica intende sottolineare la validità dei dati positivi, ossia dei dati concreti ed indagabili dalla scienza. In questo periodo si rifiuta ogni concezione di tipo metafisico e si pratica un vero e proprio culto della scienza, della tecnica e del progresso. La “venerazione” della scienza, in campo letterario, è visibile, soprattutto ne “Le roman expérimental”, raccolta di saggi teorici, scritti e pubblicati da ́Emile Zola nel 1880. Nell’opera il francese definisce il romanziere naturalista uno scienziato, poiché, seguendo il metodo sperimentale induttivo, ideato nel Seicento da Galileo Galilei e Francesco Bacone, analizza e rappresenta non solo la realtà, ma anche i personaggi. Il narratore formula, infatti, delle ipotesi su come possono agire i personaggi in situazioni concrete e verifica tali ipotesi nello sviluppo dell’intreccio. Per Zola, in definitiva, l’opera d’arte è paragonabile ad un documento.
I naturalisti possono essere considerati dei “letterati-filosofi-scienziati”; al contrario, nel momento in cui nel 1875 circa, nasce in Italia il Verismo, i suoi rappresentanti, cioè Verga dal punto di vista letterario e Capuana dal punto di vista teorico, avvertono il metodo scientifico soprattutto come un’esigenza di rinnovamento della letteratura, di assoluta obiettività della rappresentazione, mentre l’oggetto di principale interesse resta la scienza del cuore e dell’immaginazione. In “La Prefazione a I Malavoglia”, Verga sostiene che “solo l’osservatore ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall’onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d’oggi, affrettati anch’essi d’arrivare e che saranno sorpassati domani”, manifestando una visione ciclica della storia. Inoltre, secondo lo scrittore siciliano, l’autore deve “eclissarsi”, cioè non deve comparire nel narrato con le sue reazioni soggettive, le sue riflessioni, le sue spiegazione, come nella narrativa tradizionale. L’opera deve sembrare “essersi fatta da sé” e nessuno ha il dovere di spiegare al lettore gli antefatti o di tracciare un profilo dei personaggi, del loro carattere e della loro storia: sono gli “attori”, attraverso le loro azioni e le loro parole, a svelare se stessi. Solo così si può creare l’illusione completa della realtà. Il narratore, dunque, si mimetizza ne personaggi stessi, adottando il loro modo di pensare e di sentire.

Secondo Verga, tutti, a qualsiasi livello, sono vinti nel tentativo di migliorare la propia condizione e quest’aspetto richiama lo scienziato Charles Darwin, che nel 1859 pubblica l’opera “The origino f species by means of natural selection” (“L’origine della specie attraverso la selezione naturale”), in cui argomenta i principi cardini dell’evoluzionismo: la selezione naturale e la lotta per l’esistenza. Darwin afferma che la scarsità di risorse disponibili scatena la lotta per l’esistenza e sopravvivono solo gli individui più adatti all’ambiente. Lo scienziato costituisce un punto di riferimento per Verga che nei romanzi del “Ciclo dei Vinti” dimostra come la continua evoluzione produce il miglioramento della specie nel suo insieme ma nello stesso tempo causa l’inevitabile sconfitta del singolo individuo. Verga, dunque, applica la teoria dell’evoluzione non ai caratteri fisionomici-somatici dei uoi personaggi, ma al loro comportamento. D’altronde, lo stesso Darwin dice di “non vedere alcun limite al potere di adattare lentamente e magnificamente ciascuna forma alle complesse relazioni della vita.” L’inglese è un modello anche per i naturalisti che applicano la sua concezione alle relazioni umane e sociali.
È dunque corretto parlare di Naturalismo come nuova scienza, in quanto, lo stesso Taine definisce, in maniera rigorosa, l’opera d’arte come il prodotto naturale di tre fattori: “race” (“razza”), ossia il complesso dei caratteri sul piano del temperamento di uno scrittore ereditati dai suoi predecessori, “milieu” (“ambiente”), cioè il contesto sociale in cui l’autore è collocato e “moment” (“momento storico”), ossia il periodo storico in cui lo scrittore si trova a vivere. Facendo riferimento al mondo della biologia, Taine paragona l’opera ad un organismo, conferendo ad essa autonomia dal suo autore. Al contrario, discutere sulla produzione verista, definendola come una “nuova scienza” è inesatto: è empirica la rappresentazione obiettiva della realtà, è quasi fotografico il metodo con cui si racconta della difficile condizione dei contadini e dei minatori del sud, ma non si può dire “scientifica” la sottesa attenzione e l’impercettibile sensibilità rivolta ai sentimenti dei personaggi: ne è un esempio Rosso Malpelo, protagonista dell’omonima novella del Verga che manifesta tutta la sua aggressività, il suo odio nei confronti della vita, con il solo utilizzo della vita.
Il Verismo, poi, si estende anche nel mondo della musica, grazie a Pietro Mascagni che nel 1889, in “Cavalleria rusticana”, musica un racconto di Giovanni Verga e in campo artistico, grazie al movimento dei Macchiaioli che si sviluppa fra il 1855 e il 1867. A questi appartiene Giovanni Fattori, che tramite l’utilizzo di macchie di colore, rappresenta la realtà, come nella tela “La marcatura dei torelli”, dipinta nel 1889, in cui dipinge una scena di vita contadina.
Le opere naturaliste e veriste possono, infine, dirsi dei dagherrotipi, ossia degli antenati della fotografia.

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