Temi Svolti per la Maturità

  • Materia: Temi Svolti per la Maturità
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  • Data: 22/01/2012
  • Di: Redazione StudentVille.it

Tipologia D tema di ordine generale. L'industrializzazione ha distrutto il villaggio

«L’industrializzazione ha distrutto il villaggio, e l’uomo, che viveva in comunità, è diventato folla solitaria nelle megalopoli. La televisione ha ricostruito il «villaggio globale», ma non c’è il dialogo corale al quale tutti partecipavano nel borgo attorno al castello o alla pieve. Ed è cosa molto diversa guardare i fatti del mondo passivamente, o partecipare ai fatti della comunità.» G. TAMBURRANO, Il cittadino e il potere, in “In nome del Padre”, Bari, 1983. Discuti l’affermazione citata, precisando se, a tuo avviso, in essa possa ravvisarsi un senso di “nostalgia” per il passato o l’esigenza, nella società contemporanea, di intessere un dialogo meno formale con la comunità circostante.

“… Là dove c’era l’erba ora c’è una città, e quella casa in mezzo al verde dove sarà...se andiamo avanti così chissà come si farà …”. Così cantava Celentano negli anni Sessanta, quando ancora fuori dalle grandi città come Milano si respirava aria pura e i rapporti umani erano semplici e sinceri. Non c’erano i grandi centri commerciali provvisti di scale mobili e tutte le ultime comodità, ma c’era il panificio, la drogheria, il fruttivendolo, “u verichinaru” che in Calabria vendeva detersivi. Fare la spesa richiedeva sicuramente molto più tempo rispetto ai giorni nostri, ma di certo tra venditore e cliente si instaurava una confidenza che non può essere minimamente paragonata al freddo bip del bancomat. Dopo il pranzo, le donne, sbrigate le faccende di casa, potevano tranquillamente prendere il caffè e chiacchierare con la vicina, mentre i bambini giocavano all’aperto e imparavano a interagire e comunicare fra di loro. Sviluppavano la fantasia, non c’erano molti giochi costruiti in fabbrica da poter utilizzare. Imparavano a conoscere la natura, gli animali, rinforzavano le difese immunitarie. Oggi invece la situazione è molto diversa: le signore che abitano nello stesso condominio si conoscono solo per nome, e se una di loro vuole chiacchierare chiama l’amica sul cellulare. I bambini e i ragazzi pochi anni fa stavano perennemente davanti alla televisione, ma questa adesso è diventata solo un sottofondo ai giochi della playstation, nintendo wii e internet. Mentre prima uscendo si incrociavano sguardi e sorrisi della gente, ora qualcuno ha la testa china sul cellulare, intento a mandare un messaggio, un altro, mentre aspetta alla fermata dell’autobus, ascolta musica dal suo Ipod, un altro ancora chatta dal suo Iphone con persone che probabilmente non ha mai visto in vita sua.
L’industrializzazione e il progresso di certo hanno i loro vantaggi. Più gente ha la possibilità di lavorare, Paesi che prima sembravano irraggiungibili adesso sono diventate mete per il fine settimana, se una persona è lontana possiamo vederla e parlarci attraverso una videochiamata. Non dimentichiamo le conquiste importanti: sono state trovate le cure per malattie prima mortali, e i disabili possono condurre una vita abbastanza normale. Attraverso la televisione molta gente che prima era analfabeta ha iniziato ad acquisire almeno conoscenze minime, l’informazione ora viaggia più velocemente e possiamo recepirla in tempo reale. Attraverso macchinari e rivoluzioni nel campo dell’agricoltura e allevamento, è aumentata la produzione di cibo e di conseguenza è diminuita la mortalità. Mentre prima la donna era schiava delle faccende di casa, doveva lavare i piatti e i panni a mano, strofinare in ginocchio il pavimento, adesso con lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere e vaporella tutto risulta più facile.
Ma se le condizioni di vita sono migliorate, i rapporti interpersonali hanno perso l’intensità caratteristica di un tempo. Innanzitutto il problema principale è la perdita del dialogo, riscontrabile soprattutto fra i giovanissimi. I mezzi di comunicazione più diffusi sono gli sms, le chat, i social network. Il risultato è una generazione che non sa parlare, che non sa comunicare se non tramite parole abbreviate e grammaticalmente scorrette. Inoltre un messaggio scritto è freddo, non provoca
l’emozione di una parola detta guardandosi negli occhi. Non si sa se la persona dall’altro lato dello schermo sia sincera, se abbia scritto per rabbia, per scherzo, o stia dicendo un mare di bugie. Una lettera scritta con la propria calligrafia produce una sensazione diversa, più profonda, in chi legge rispetto a un’email in “Times New Roman”, uguale a migliaia di altre.
Quanto poi erano più spontanee le fotografie di una volta, sviluppate dal rullino? Non c’era la possibilità di rifare una foto anche cento volte per raggiungere l’effetto desiderato, ma le fotografie erano poche e significative. Quanto è rilassante leggere un libro vero, sfogliando le pagine immersi nel profumo dei fogli stampati, invece di accecarsi di fronte a un Ipad?
Dall’affermazione di Tamburrano sono passati quasi trent’anni, e se già a quei tempi l’uomo era spettatore passivo dei fatti che guardava alla televisione, oggi lo è ancora di più. Certo, ora tutto è più facile e più comodo, ed è giusto che si vada avanti col progresso. Ma bisognerebbe non farsi troppo travolgere dalla tecnologia e non dipendere dagli oggetti elettronici, a discapito dei sentimenti e delle emozioni.