Terza Prova - Storia dell'Arte

  • Materia: Terza Prova - Storia dell'Arte
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  • Data: 17/05/2012
  • Di: Redazione StudentVille.it

“Le muse inquietanti” di G. De Chirico: i principali aspetti iconografici dell’opera.

Descrivi sinteticamente l'opera di De Chirico

L’iconografia dell’opera Le muse inquietanti (1916), è ripresa  più volte nel corso della carriera artistica di Giorgio de Chirico. Definito un pittore enigmatico, i suoi quadri rappresentano ognuno un punto d’arrivo filosofico e non solo pittorico. Momento di straordinaria potenza evolutiva della sua arte, è il decennio che va dal 1909 al 1919. È il periodo della pittura cosiddetta metafisica, nella quale gli oggetti più comuni si presentano avvolti di un mistero, pieni di poesia e malinconia: sembrano giungere da lontano, da un passato di “preistoria”. Fonte ispiratrice delle sue opere, è la lettura di Nietzsche, per quella atmosfera enigmatica, col quale rappresenta le cose, insieme al sentimento estetico per l’architettura italiana dell’antichità (derivatogli da un viaggio  che lo porterà da Roma a Firenze). L’opera è alquanto bizzarra, evoca un’atmosfera remota ma, nello stesso tempo è attuale, per la presenza di oggetti, che non compaiono tipicamente nell’iconografia dell’arte classica. Anche le statue in primo piano, non sono iconograficamente inquadrabili, sono due manichini,  posizionati al centro di una piazza, su di un pavimento di legno in prospettiva, in fondo al quale  è rappresentato la mole del Castello Estense, simbolo di Ferrara. A sinistra si scorge una fabbrica con due ciminiere e una torre bianca. Le figure sono rappresentate con la stessa monumentalità delle statue antiche, corrose dal tempo, attorno alle quali, ci sono oggetti che ricordano l’infanzia: un bastoncino di zucchero colorato, scatole colorate, in cui solitamente i bambini ripongono i giochi, mentre un’altra figura, misteriosamente si scorge nella penombra prodotta dall’edificio. Sembrerebbe anch’essa una statua antica dai lineamenti poco percettibili, quasi un abbozzo.

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