Tesine

  • Materia: Tesine
  • Visto: 22774
  • Data: 2008
  • Di: Redazione StudentVille.it

Tesina - Genio e follia: creatività e malattia

descrizione e analisi del rapporto tra creatività e malattia mentale in van gogh ed edgar allan poe attraverso due interpretazioni diametralmente opposte: jasper (interpretazione psichiatrica) e artaud (il punto di vista di un "genio folle")

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Tesina: Umanistica[br] Di: federica R. [br] Tipo Scuola: Liceo Scientifico [br][br] [b]Abstract:[/b] [br]Karl Jaspers, filosofo e psichiatra tedesco, analizzò in un saggio del 1922 “Genio e follia” il rapporto esistente tra la schizofrenia e la genialità. Egli si gettò dunque nell’esplorazione di un “abisso” servendosi di due preziose ancelle: la filosofia e la psichiatria “Le ricerche scientifiche –scrive Jaspers- diventano filosofiche quando si sospingono coscientemente fino ai limiti e alle origini della nostra esistenza”. Sebbene da buon medico conoscesse tutta la nomenclatura da buon filosofo si trattenne dall’impiegarla. La filosofia, infatti, non dispone di nomi e abitando da sempre nell’abisso ne conosce l’insondabilità. Psichiatria e filosofia trovano, in Jaspers, il loro accordo attorno ad una sola parola. La parola è “schizofrenia ” , la mente (phren) scissa (schizo) in due mondi, la dimensione frantumata dell’essere che, inaccessibile nella sua originaria unità, si concede all’uomo solo come lacerazione. Attraverso l’analisi della schizofrenia gli studi di Jaspers vogliono capire perché, nelle loro espressioni più alte, arte e follia coincidono, perché accadono insieme. La follia è comunemente conosciuta in due accezioni: come il contrario della ragione e come ciò che precede la stessa distinzione tra ragione e follia. C’è una follia, dunque, che non è deroga per la semplice ragione che viene prima delle regole e delle deroghe. Solamente la creazione artistica è in grado di conoscere questa follia in quanto non chiude l’abisso del caos, dell’irrazionalità, perché sa che è da quel mondo che vengono le parole che poi la ragione ordina in maniera non oracolare e non enigmatica. C’è chi si fa testimone di questa insensatezza per portarla alle sue espressioni più alte: gli artisti che attraverso il loro stesso sacrificio, con la loro catastrofe biografica, segnalano la condizione della vita come assenza di protezione, da cui noi ci difendiamo non oltrepassando il recinto chiuso della nostra ragione, che abbiamo inventato come rimedio all’angoscia. Nelle personalità artistiche di questo tipo il talento preesiste alla malattia, sebbene non abbia la stessa potenza, e la schizofrenia non è creativa in sé ma è la causa possibile perché si aprano queste profondità. La schizofrenia ,infatti, non può essere creativa senza una completa padronanza artistica che l’artista ha acquisito in numerosi anni di lavoro e la follia non porterà ad esso niente di “assolutamente” nuovo, ma sosterrà le forze già esistenti.

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