Tesine

  • Materia: Tesine
  • Visto: 4729
  • Data: 2008
  • Di: Redazione StudentVille.it

Tesina - la speranza di vivere di fronte alla mort

analisi del fenomeno della shoah e della speranza di vivere di chi l'ha vissuta

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Tesina: Umanistica[br] Di: Lisa S. [br] Tipo Scuola: Liceo Classico [br][br] [b]Abstract:[/b] [br]Negli ultimi anni il cinema ha iniziato, con maggiore frequenza rispetto al passato, a diffondere film, documentari e lungometraggi riguardanti la shoah. Queste testimonianze hanno risvegliato le coscienze e contribuito a mantenere viva la memoria della catastrofe che ha colpito l’Europa del XX secolo. L’azione del tempo ha consentito lo sviluppo di un processo di sedimentazione storica e sociale che ha favorito l’incremento d’idee e riflessione da parte dei registi, scrittori ed artisti i quali si sono confrontati con un evento che ha tragicamente cambiato il volto del mondo occidentale. Personalmente ho trovato molto originale e innovativo il modo in cui Benigni ha affrontato questo delicato tema nel suo capolavoro La vita è bella. Questo film ci offre un nuovo punto di vista sull’argomento: quello di un padre e quello del suo commovente tentativo di rendere meno dura agli occhi del figlio l’inaccettabile crudeltà del nazismo. Nello scenario della persecuzione agli Ebrei e dei campi di concentramento è narrata in forma semi-comica una storia vera: una storia d’amore, nella prima parte, tra il protagonista e colei che diventerà sua moglie per poi continuare nell’amore per il figlio. Già dalle prime scene ho colto la gioia che trasmette l’interprete, di essere vivo per qualcuno; Guido si sforza di non far capire la triste realtà al suo Giosuè, ha il duro compito di salvare il bambino dalla bufera della guerra: lo protegge, lo nasconde, gli “copre” gli orrori. Si costringe ad essere di buon umore, trasmettendogli fiducia e gioia. Non è un film che invita a mentire ai bambini per far loro credere che il mondo sia diverso da quello che realmente è, anzi, secondo me, racconta con particolare delicatezza il “dolore” dell’essere adulto e la “meraviglia” dell’infanzia. La trasformazione del reale da parte di Guido è volta unicamente alla salvaguardia della “libertà” dell’immaginario del bambino, che non merita di conoscere l’inaccettabile realtà del nazismo. Alla fine, senza bisogno di mentire, trionfa il reale trasformato in gioco: è “nell’essere bambini”, nel capovolgere la triste realtà che è possibile trovare una speranza, una via d’uscita. Un film che fa ridere nella stessa misura in cui fa piangere: Benigni ha messo in evidenza che anche nella disperazione si deve lottare per sopravvivere, che anche in situazioni difficili si deve continuare a lottare perché, alla fine, “la vita è bella”. Egli ha saputo unire dramma e commedia con grande armonia, proprio come avviene nella vita.

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