Tesine

  • Materia: Tesine
  • Visto: 76840
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Tesina su cultura-turismo-società tra 800 e 900

La tesina si sofferma sui motivi che hanno favorito la nascita del turismo e dei servizi alberghieri.

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E’ con grande impegno ed interesse che porto avanti, da circa due mesi, questo lavoro ormai completato. L’intento del mio lavoro è stato quello di capire quali sono stati i motivi che hanno favorito la nascita del turismo e dei servizi alberghieri. Questo desiderio di conoscere le cause possibili, è nato nel momento in cui ho studiato i primi movimenti turistici e la loro evoluzione fino ai nostri giorni. In questo interessante lavoro di ricerca e di studio ho ritenuto opportuno svolgere un lavoro interdisciplinare che abbracciasse le materie più inerenti alla tematica, del resto il turismo interessa non pochi settori. Ma, devo ammettere che, nel far ciò, ho riscontrato non pochi problemi. 1.0 Giovanni Pascoli Pascoli nasce a S. Mauro di Romagna il 31 Dicembre 1855. Dopo gli studi elementari, frequenta il ginnasio e inizia il liceo a Urbino, nel collegio dei padri Scolopi. Il 10 agosto 1867, giorno di S. Lorenzo, il padre viene ucciso da sconosciuti sicari, mentre torna dalla fiera di Savignano. L’episodio lascia una traccia indelebile nella sensibilità del poeta. L’incancellabile macchia di sangue dell’ucciso solleciterà una desolata visione dei rapporti sociali e la convinzione che la morte incombe sugli uomini e su tutto. Una catena di sventure familiari sembra avvalorare questa pessimistica visione. Dopo la morte del padre muore la sorella maggiore del poeta, Margherita; seguono le morti dell’amata madre, del prediletto fratello Luigi nel 1871, e dell’altro fratello, Giacomo, nel 1876. Pascoli intanto, terminati a Firenze gli studi liceali, s’iscrive alla facoltà di lettere a Bologna, dove insegna Carducci. Gli anni universitari segnano il momento del suo impegno sociale: il sentimento dell’ingiustizia sociale lo spinge a aderire al movimento rivoluzionario di Andrea Costa. Per avere partecipato ad una dimostrazione filoanarchica, Pascoli è arrestato e incarcerato. Dopo quasi quattro mesi riprende gli studi universitari interrotti, laureandosi brillantemente. Nel 1883 comincia una lunga carriera d’insegnamento in qualità di docente di latino e greco nei licei, sono gli anni in cui scrive le prime liriche di Myricae e in cui comincia la propria attività di poeta in latino. Man mano cresce la fama letteraria pur rimanendo un semplice professore liceale, Pascoli è chiamato a collaborare alle più prestigiose riviste. Nel 1895 Pascoli prende in affitto e successivamente acquista una casa in Toscana. Sempre nel 1895 viene chiamato all’insegnamento universitario di grammatica e letteratura latina e poi di letteratura italiana, ancora a Bologna. La crescente fama impone al poeta anche momenti celebrativi, in qualità di oratore ufficiale; nascono così alcuni discorsi, tra cui il celebre La grande proletaria si è mossa, che esalta in senso nazionalistico l’impresa coloniale della guerra di Libia. Pascoli muore a Bologna nel 1912. La vita di Pascoli è povera di elementi esteriori, si riduce a un incessante scavo su di sé. E’ un’esistenza che si svolge tra pochi luoghi: la campagna romagnola dell’infanzia, le diverse sedi d’insegnamento, infine la casa di Castelvecchio. La sua tendenza a star chiuso nel nido domestico si spiega con la fondamentale paura nei confronti del vivere, un sentimento che gli impedì tra l’altro un normale rapporto con le donne e l’amore. Da qui la sua «disperazione» per il fidanzamento della sorella Ida. A quel tradimento del nido, Pascoli e l’altra sorella Mariù, risposero ritirandosi a Castelvecchio. Assieme a Mariù, Pascoli visse come un tenace custode delle memorie della famiglia «Ho vissuto senza mare – così scrisse alle sorelle – non per incapacità d’amare ma perché mi dovevo dedicare solo a voi». Con questi sentimenti dedicò le Myricae alla memoria del padre, i Canti di Castelvecchio a quella della madre e i Poemetti alla sorella Maria. Il confronto tra Pascoli e D’Annunzio, porta a conclusioni decisamente diverse. L’uno vive isolato mentre, l’altro è un brillante uomo di società, l’uno è fedele a pochi luoghi, l’altro un avventuriero senza fissa dimora. Se la biografia di Pascoli è fatta di eventi soprattutto interiori, la vita di D’Annunzio è invece piena di colpi di scena. Eppure questa diversità denuncia la frattura che si è ormai stabilita tra il poeta e la società: una solitudine che oppone la massa a chi invece è dotato di un’accesa e individualissima sensibilità, la quale si esprime con esistenza separata e linguaggio poetico. Pascoli georgico Il Pascoli maggiore e più conosciuto è quello “georgico”che canta la campagna e la vita semplice dei contadini. A questa cornice s’ispirano le Myricae, la sua prima raccolta, i Poemetti e i Canti di Castelvecchio. Le Myricae si ambientano nella natìa campagna romagnola di S. Mauro; invece gli altri due libri hanno come sfondo la campagna toscana nella casa di Castelvecchio. Nei Poemetti il poeta elenca lungo le stagioni di un anno le opere e i giorni di una famiglia contadina della Garfagnana: la storia d’amore del cacciatore Rigo e della contadina Rosa. La vera protagonista rimane la natura e anche le figure umane sono trattate come da “esseri di natura”, nel senso che appaiono perfettamente fusi con la campagna circostante. Come la natura, che si prepara per la nuova semina, Rosa diviene gravida alla fine dell’estate e il ciclo ricomincia. Invece nella Myricae e nella maggior parte dei Canti di Castelvecchio abbiamo frammenti legati alle impressioni e percezioni immediate suscitate dalla campagna nell’animo del poeta “fanciullo”. Un’altra fondamentale differenza è data dal fatto che i Poemetti cercano di avvalorare un idillio, cioè di costruire il romanzo della campagna felice, non turbata, in grado di dare da solo riparo e cibo ai suoi abitatori. La vita della famiglia contadina scorre povera e faticosa, nei Poemetti, ma quasi sempre serena. Sono assenti morte, dolore, miseria; Rosa perde il primo figlio ma rimane nuovamente incinta subito dopo. La campagna garfagnina pare cioè una nuova Arcadia, la terra felice dei mitici pastori se al di fuori del recinto georgico c’è il mondo della città, della vita moderna, dentro il cerchio magico scorre un’esistenza placida, ritmata sull’avvicendarsi delle stagioni, coi suoi riti pacificatori. Le Myricae e i Canti di Castelvecchio sono libri colmi di inquietudini di dolorosi presentimenti; l’idillio vi appare completamente turbato, sempre sul punto di spezzarsi. In Myricae, sono raccolti in prevalenza componimenti molto brevi, che all’apparenza si presentano come quadretti di vita campestre, ritratti con gusto impressionistico, con rapide notazioni che colgono un particolare, una linea, un suono. Myricae segnalò immediatamente la grande novità di una poesia che scaturiva da un modo diverso di guardare la realtà, specie quella dei campi. Il mondo campestre era lo scenario sul quale proiettare inquietudini, smarrimenti. I paesaggi, gli attrezzi da lavoro si caricano di significati e simboli. I versi comunicano il senso di un mistero nascosto che si rileva attraverso segreti messaggi. La forma poetica è fatta di pause, di echi, di corrispondenze tra le parole. L’uso di un linguaggio fonosimbolico, che esprime le sue sensazioni, arricchisce la poe (segue nel file da scaricare)

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