Umanesimo

  • Materia: Umanesimo
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Vita e filosofia di Bracciolini

Vita e pensiero del filosofo Bracciolini.

Nella cultura rinascimentale la connessione tra studi letterari e impegno politico non ò l'unico ambito di "interdisciplinarità ". Infatti, i molteplici aspetti dell'umanesimo non rappresentano "correnti" di pensiero giustapposte, ma sono espressioni di esigenze culturali condivise indifferentemente da tutti gli studiosi. Non è pertanto possibile collocare i singoli esponenti della cultura rinascimentale all' interno di attività  specifiche, che si differenzino da quelle svolte da altri intellettuali. La stessa ricerca filologica, che costituisce la componente principale del Rinascimento, non si esaurisce nello studio dei codici e nella ricostruzione dei testi antichi, ma coinvolge l' interesse per altre dimensioni della cultura umanistica. Ne è appunto buon esempio l' opera di Poggio Bracciolini (1380 - 1459). Dalle biblioteche monastiche italiane e tedesche, attraverso una lunga serie di viaggi, egli riporta alla luce le opere di aurori quali Quintiliano, Vitruvio, Lucrezio, Stazio Ammiano Marcellino, nonchò molti testi ciceroniani. Inoltre, con il costante confronto tra differenti redazioni, attraverso tecniche filologiche raffinate, i testi vengono ricostruiti e restituiti alla loro forma originaria. Bracciolini, tuttavia rivela anche buone doti di letterato. I suoi viaggi e le sue scoperte sono infatti vivacemente descritti nelle lettere, nelle quali l'esaltazione dei classici si congiunge all'esaltazione delle virtù umane dell'impegno civile. Il suo epistolario costituisce una delle migliori produzioni della letteratura latina del Quattrocento: del resto l'"epistola", sempre richiamandosi a un modello classico, acquisisce nuovamente la dignità  di genere letterario, venendo spesso concepita e composta in vista della pubblicazione. Pur dedicando buona parte della propria vita alle ricerche nelle biblioteche, Bracciolini non ha come ideale la figura dell'erudito che si isola in mezzo ai libri. Al contrario, egli celebra le virtù umane che si rafforzano nel rapporto costante tra uomo e uomo e sottolinea con forza la dimensione sociale dell'individuo. Modernissima ò inoltre, nel suo dialogo De avaritia (1429), la valorizzazione del denaro come fondamento della società : se ciascuno si rinchiudesse in un'economia rivolta esclusivamente al soddisfacimento dei bisogni individuali, la società  si disgregherebbe; viceversa, l'accumulazione di denaro fornisce linfa vitale allo Stato, cosicchò "l'avarizia" può essere considerata il fondamento delle istituzioni politiche. Esaminiamo ora le opere principali di Bracciolini: " La liberazione dei classici dagli ergastoli dei Germani ", ossia l' epistola scritta all' amico Guarino Veronese il 16 dicembre 1416, è forse l' epistola più celebre di tutto il Quattrocento, che ci permette di cogliere dal vivo l' entusiasmo che fu proprio degli umanisti nella loro opera di disseppellimento del mondo antico, di scoperta dei testi, dei documenti, delle opere d' arte; quella febbre da cui furono presi gli uomini colti d' Italia, che condusse alla restaurazione di innumerevoli aspetti della civiltà  antica, alla scoperta di opere che avevano avuto un' importanza fondamentale nella storia degli uomini. La scoperta di un testo, smarrito per secoli sotto la polvere, nei sotterranei di un' abbazia gotica, pareva ad essi non solo la conquista di un' opera nuova per il mondo della cultura, ma " un atto di liberazione umana ". Bracciolini fu senz' altro uno dei più grandi scopritori di opere, e quella di cui parla nell' epistola a Guarino Veronese riguarda la riscoperta delle " Istituzioni oratorie " di Quintiliano. Dalla lettera traspare una notevole commozione di Bracciolini: " qual cosa infatti potrebbe essere, in nome di Dio, più lieta, più gradita, più accetta a te e agli uomini dottissimi, quanto la conoscenza di quelle opere, con l' uso delle quali noi diventiamo più dotti e, ciò che è considerato un bene anche maggiore, più eleganti? "; traspare anche la concezione tipicamente umanistica, giunta fino a noi, di come la forma possa essere addirittura più importante del contenuto stesso. Tuttavia è innegabile, accanto alla commozione, una eccessiva compostezza e cura formale, un amore dell' eloquio ornato, una costruzione sin troppo sapiente nella struttura dell' epistola: lascia nei lettori un senso indefinito di disagio, l' impressione che lasciano i prodotti sin troppo lavorati e composti. Bracciolini ci parla di un Quintiliano ingiustamente prigioniero in " questi ergastoli barbari ", di un Quintiliano " triste, in abito luttuoso, come solevano essere i condannati a morte ". Dal punto di vista filosofico, ancora più apprezzabile risulta il trattato " De avaricia ", ossia l' elogio dell' avidità , nel quale possiamo scorgere quello che fu forse il primo elogio vero e proprio del capitalismo. E' assurdo disprezzare l' avidità , perchò " puoi indagare su qualunque attività , intellettuale o manuale, e niente troverai che sia immune da una notevole avidità  ": il denaro stesso, come già  aveva sostenuto Aristotele, non va disprezzato, perchò senza di lui non potrebbero aver luogo i commerci e gli scambi tra gli uomini. Disprezzare l' avidità  è poi assurdo perchò in essa si può riconoscere la molla essenziale delle azioni umane, per non dire il fondamento stesso sul quale si regge il consorzio degli uomini. Ma in fin dei conti che cosa è l' avidità ? E' desiderare più del necessario, secondo Agostino, e quindi, secondo Bracciolini, tutti siamo avidi per natura: non si troverà  mai nessuno che non voglia più del necessario. Se poi tutti smettessero di fare ciò che oltrepassa le loro necessità , allora si sarebbe costretti, secondo Bracciolini, a coltivare tutti quanti la terra perchò infatti nessuno produrrebbe più di quanto potesse bastare a lui e alla sua famiglia. La carità  stessa, uno dei principali valori cristiani, verrebbe meno: nessuno potrebbe più essere liberale e generoso, perchò non sarebbe possibile dare agli altri non avendo nulla in più. Se bisognasse bandire dalle città  tutti gli avidi, conclude Bracciolini, allora esse rimarrebbero deserte.